Morrovalle-Sanremo e ritorno
L’avventura di Piero Romitelli

L'INTERVISTA - L'autore marchigiano scrittore del pezzo dei Dear Jack "Il mondo esplode tranne noi" racconta tutte le sue emozioni al cospetto del festival più famoso d'Italia. «Sono entrato per sbaglio alle prove di Ed Sheeran, l'ospite internazionale. Erano top secret. Mi sono seduto con Carlo Conti»
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Selfie d’autore: Piero Romitelli e i Dear Jack

di Marco Ribechi

Sipario sull’Ariston, Piero Romitelli, giovane autore della canzone dei Dear Jack “Il mondo esplode tranne noi” (leggi l’articolo), torna a casa e racconta le emozioni provate durante l’avventura Sanremese.

Piero può raccontarci quali sono le emozioni di chi aspetta il festival da protagonista?

«Sanremo è sempre una grande emozione. Questa volta non dovevo cantare, quindi ero molto più tranquillo e ho potuto godermi il festival quasi da spettatore. Certamente avevo un po’ la paura che la canzone non arrivasse al pubblico. Ci aspettavamo una forte stroncatura da parte della critica perchè i Dear Jack uscivano da un talent, sono seguiti soprattutto da un pubblico molto giovane quindi scoprono facilmente il fianco a chi vuole attaccare. Purtroppo spesso “gli esperti” non conoscono il percorso artistico di chi esce da un talent, non sanno che i ragazzi hanno fatto la gavetta calcando quasi gratis i palchi di bar e pub per tre anni».

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Un altro selfie Sanremese

Come ha passato i giorni del Festival, c’era qualcuno con lei a sostenerla?

«E’ stato fantastico, sono arrivato a Sanremo mercoledì e mi sono sistemato insieme a tutti gli altri autori e artisti della Sony in un albergo predisposto per noi.  Poi venerdì è arrivato a sostenermi mio padre. Glielo avevo promesso che l’avrei riportato all’Ariston, purtroppo non è potuto entrare in teatro perché i biglietti erano finiti. In televisione il teatro sembra immenso ma da vicino non è poi così grande. Giovedì l’emozione è stata forte, sono andato nell’Ariston per seguire le prove delle cover, è stato bellissimo rientrare in un’alrta veste».

Come è andato il suo rapporto con i Dear Jack, come valuta le loro performance?

«All’inizio è stato difficile parlare con loro anche per me, gli artisti a Sanremo devono rilasciare interviste dalle 7 del mattino alle 2 di notte. Ci siamo sentiti soprattutto per messaggi e gli ho dato qualche consiglio emotivo, tanto sul palco è l’emotività che fa da padrona. Purtroppo durante la prima serata c’è stato un problema tecnico con una delle chitarre, eravamo dispiaciuti perché non era colpa di nessuno ma ne aveva fatto le spese la canzone, e tra l’altro la critica ci ha massacrato. Dopo è andato tutto liscio, siamo molto soddisfatti».

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Le prove del giovedì

Soddisfatti anche del piazzamento?

«Certo. La sera della finale siamo stati sempre ai vertici dei tabulati, significa che se fosse stato per il pubblico del televoto saremmo arrivati ai primi posti. Da autore preferisco questo riconoscimento, scrivo per la gente, è importante suonare e riempire i palazzetti. Poi la canzone va benissimo in radio. Ho scritto altri cinque brani presenti nell’album della band quindi mi ritengo in parte responsabile anche di quelle che saranno le vendite».

E tra gli altri artisti chi ha apprezzato maggiormente?

«Senza dubbi Nek, secondo me è lui il vero vincitore del festival. Ha presentato un pezzo moderno dal testo accattivante, ha cantato benissimo, ha la mia ammirazione. Invece tra le nuove proposte ho apprezzato Caccamo e Amara. Secondo me anche Enrico Nigiotti ha un pezzo molto radiofonico».

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Tutti insieme a brindare

Cosa dice dei festeggiamenti, ha un aneddoto da raccontarci?

«Festeggiamenti per me che non cantavo tutte le sere. Siamo più o meno tutti giovani, si cena insieme, è normale fare un po’ di casino. L’aneddoto invece riguarda il pomeriggio della serata finale, pioveva e grandinava tantissimo e io non sapevo dove ripararmi. Dopo essere entrato in tre bar e aver bevuto tre caffè ho pensato: quasi quasi vado all’Ariston. Praticamente sono entrato per sbaglio alle prove di Ed Sheeran, l’ospite internazionale. Le sue prove erano top secret, c’erano al massimo dieci persone, mi sono seduto con Carlo Conti».

Come vedi il panorama locale, c’è spazio per i giovani autori?

«Fare canzoni dalle Marche non è semplice, Sanremo mi è servito anche per allacciare contatti diversi, qui non è come vivere a Milano. A questo proposito vorrei sottolineare che una delle canzoni dei Dear Jack, “Le strade del mio tempo” l’ho scritta con la stretta collaborazione di Emilio Munda, un grande amico di Sforzacosta con cui mi trovo ogni settimana. E’ importante far capire che comunque esiste un movimento musicale anche nelle piccole realtà».

 



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