Uffici postali verso la chiusura
Sindacati in fermento

Il nuovo piano organizzativo dell'azienda taglia Villa San Filippo e Villa Moscosi, Riduzioni a Colleferraio (Matelica), Crispiero, Monte San Martino, Pian di Pieca, Acquacanina e Cesi. Liberati della Cgil: "Colpita zona già penalizzata per carenza di servizi"
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postedi Marco Ricci

Verso la chiusura altri due uffici postali in provincia di Macerata e un ridimensionamento dei servizi in altre sei paesi paesi dell’entroterra. A lanciare l’allarme, in modo unitario, le associazioni sindacali che operano nel comparto delle comunicazioni le quali sono state poste a conoscenza del nuovo piano organizzativo di Poste Italiane. Vanno così verso la chiusura gli uffici postali di Villa San Filippo e di Villa Moscosi, dopo i tagli di un’altra manciata di uffici negli anni scorsi. A fare le spese delle nuove razionalizzazioni l’ufficio postale di Colleferraio (Matelica) che passerebbe da due a un giorno di apertura, quello di Crispiero (Castelraimondo), quello di Monte San Martino, che passerà dagli attuali sei a quattro giorni di servizio, oltre agli uffici di Pian di Pieca, Acquacanina e Cesi. Queste ultime tre sedi dovrebbero vedere il servizio attivo rispettivamente uno, due e un giorno a settimana.

La principale preoccupazioni dei sindacati non riguardano al momento i possibili impatti occupazionali in Provincia, quanto la riduzione dell’apertura degli uffici postali in zone dell’entroterra già provate dalla mancanza di servizi e la cui popolazione residente è molto spesso fatta di anziani. Il piano, da quanto riportano i sindacati, non sarebbe in discussione da parte dell’azienda, mentre i lavoratori vorrebbero che quei criteri di razionalizzazione, definiti come calati dall’alto, fossero armonizzati con la realtà territoriale del maceratese.

Foto di repertorio

Foto di repertorio

“La prima preoccupazione è per il territorio – ci ha spiegato Biagio Liberati della Cgil – è soprattutto per la zona montana, già penalizzata da una grande scarsità di servizi. La nostra provincia – ha proseguito Liberati – ha le proprie peculiarietà e la riorganizzazione andrebbe armonizzata in modo diverso, discutendo non solo su quei parametri imposti da Roma ma sull’effettiva capillarità del servizio. Da un punto di vista occupazionale – ha concluso Liberati – non dovrebbero esserci particolari ripercussioni anche se Poste Italiane, negli anni, ha ridotto di molto anche il numero di quei contratti stagionali che per molti ragazzi non rappresentavano, come oggi, una porta chiusa.”

“Continuando su questa strada – si legge in un comunicato diramato oggi dalle segreterie regionali di Slp-Cisl, Slc-Cgil, Uilposte, Failp-Cisal e Confsal – in barba alla evidente funzione sociale e pubblica che caratterizza buona parte dei servizi offerti dal Gruppo Poste, il presidio del territorio sbandierato da Poste oggi presente nell’87% dei comuni con meno di 1000 abitanti è destinato a scendere vertiginosamente. Magari raggiungendo nei prossimi anni il livello di copertura del servizio bancario che oggi si attesta sul 23% dei comuni coperti. Sempre più le esigenze di bilancio sembrano essere l’unico riferimento destinato a dettare le regole anche per quanto riguarda il livello del servizio postale. Siamo decisamente contrari al piano – si chiude il comunicato prima di chiedere un intervento delle istituzioni e dell’Anci – un piano che qualora venisse attuato produrrebbe drastiche riduzioni del servizio in 28 comuni. Non è cosa da poco: circa 16.000 cittadini (oltre 6.000 famiglie) resterebbero senza ufficio postale; mentre altri 22.000 cittadini (9,000 famiglie) dovranno accontentarsi delle poche giornate di apertura che Poste ancora per poco tempo, possiamo pensare, ha ritenuto di mantenere.”



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