Il tracollo dell’olio:
4mila quintali in meno
Mosche e funghi micidiali

IL DANNO - Si teme l'invasione del surrogato del Nord Africa. Aziende preoccupate. Le prime stime della Coldiretti parlano di un crollo della produzione del 45%, con picchi fino a 80%. Le larve hanno avuto vita facile grazie ad un inverno mite e un'estate umida. Intanto la domanda aumenta e cresce il rischio di importazioni con prodotti di qualità scadente. Gli olivicoltori:«Maggiori controlli nei supermercati. Alcune offerte sono una presa in giro a chi lavora seriamente»
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mosca olearia

Le drupe colpite dalla Mosca Olearia

di Claudio Ricci

Quattromila quintali di olio d’oliva in meno sulle tavole dei maceratesi. Un quantitativo pari a 400mila bottiglie da un litro. Non è filato liscio il raccolto per gli olivicoltori della provincia, vittime anche loro come i coltivatori di tutta Italia, di una terribile mosca. E non solo. A creare problemi ci si è messa anche l’umidità che ha favorito il proliferare di due funghi che hanno aggredito gli acini. Si tratta di due tipologie note come “Lebbra” e “Occhio di pavone”. «Le spore si sono sviluppate già a fine maggio – spiega Francesco Fucili, presidente provinciale della Coldiretti – per l’eccessiva umidità. Inutili i trattamenti che generalmente vengono fatti per prevenire questi funghi perché vengono disposti solo a metà giugno».

Francesco Fucili, presidente Coldiretti Macerata

Francesco Fucili, presidente Coldiretti Macerata

Il 2014 passerà dunque alla storia come un anno tristemente memorabile e funesto per una serie di sfortunati eventi che hanno inciso in maniera devastante su raccolta delle olive e produzione di olio. L’attacco massivo dell’insetto oleario e le abbondanti piogge del periodo estivo hanno dimezzato la quantità rispetto al 2013. Stime Coldiretti, ormai definitive, parlano di un collasso che si attesta intorno al 45%, con picchi di 80% della produzione in meno per le aziende più colpite.

Un duro colpo per le 6.500 aziende olivicole della provincia che provvedono in condizioni normali ad una produzione media di 9 – 10 mila quintali, corrispondenti a circa un quarto dell’intero raccolto regionale. «Anche se non si può parlare di zone più colpite di altre – continua Fucili – diciamo che la zona litoranea è stata quella che ha sofferto di più a causa di inverni troppo miti ed estati troppo umide, condizioni che favoriscono lo sviluppo sul terreno delle larve della mosca. Nelle zone collinari e pedemontane invece la situazione è un pò diversa. Sia per la resistenza di specie autoctone come la Regia, l’Orbetana, Fargano, Rosciola, sia perché qui l’inverno è stato più rigido ostacolando il proliferare delle larve».

Le conseguenze immediate si registrano sull’andamento del mercato. Il primo fabbisogno da soddisfare per le aziende provinciali è proprio quello interno.

L'uliveto della tenuta Piccinini ad Urbisaglia

Uno scorcio della tenuta Piccinini ad Urbisaglia

 

 

«Le famiglie maceratesi infatti preferiscono acquistare l’olio direttamente al frantoio – spiega Fucili – ma una notevole fetta di mercato è rappresentata oggi anche dai clienti che arrivano dal Nord Europa con la maggior parte delle richieste da Svezia, Finlandia, Olanda e Belgio».

Disastrose le conseguenze per chi fa della produzione olivicola una fonte di reddito, meno per i cosiddetti hobbisti che provvedono alla raccolta solo per l’auto-sostentamento domestico.

«Occorre rendere più professionali le aziende che hanno piccole uliveti – commenta Corrado Corradini, titolare dell’omonimo frantoio di Mogliano – E’ necessario informarsi sui bollettini settimanali diffusi da Assam e centro agroalimentare provinciale per sapere quando e come prevenire le infestazioni. Siamo stati avvertiti dell’attacco massivo della mosca e chi ha intensificato i trattamenti, operando in maniera mirata, è riuscito a salvaguardare buona parte dei raccolti. Molti dei nostri 600 olivicoltori sono però scarsamente informati e quest’anno siamo passati da 5.000 quintali di olio prodotto a 600 quintali. Un calo drastico a cui dovremmo sopperire con un approvvigionamento fuori regione da frantoi di Abruzzo e Puglia».

Corrado Corradini espone i prodotti del suo frantoio di Mogliano

Corrado Corradini espone i prodotti del suo frantoio di Mogliano

 

Quando si compra olio a scatola chiusa, bisogna stare però attenti soprattutto alla qualità e alla tracciabilità del prodotto. «Uno degli effetti immediati di questa scarsità dei raccolti è stata il notevole aumento dei prezzi del nostro olio giunto fino al 30% in più – riferisce Claudio Staffolani, del frantoio Piccinini di Urbisaglia – Noi ci riforniamo da clienti fidati in Puglia ma occorre essere vigili sulla qualità soprattutto con l’incremento delle importazioni dalla Tunisia e dal Marocco.

Purtroppo fino a quando i grandi produttori la faranno da padroni non sarà possibile regolamentare in maniera rigorosa le etichettature che oggi consentono ancora la dicitura ambigua: “Miscela di olii dei paesi mediterranei».

Altro effetto collaterale della carestia olivicola potrebbe essere un danno all’immagine dell’olio di casa nostra in attesa che la normativa europea provveda ad una maggiore forma di  tutela. Intanto in Parlamento stanno valutando la legge comunitaria sulla differenziazione dell’etichettatura degli oli prodotti con qualità provenienti da stati esteri così da tutelare il consumatore finale.

Elisabetta e Gabriella Gabrielloni nei loro uliveti a Recanati

Elisabetta e Gabriella Gabrielloni nei loro uliveti a Recanati

«Sono necessari Maggiori controlli su quello che troviamo nei supermercati – sottolinea Elisabetta Gabrielloni, dell’omonimo pluripremiato oleificio di Recanati – Oggi mi è capitato di buttare l’occhio su un’offerta che proponeva una bottiglia da 0,75 l a 1,95 euro. E’ una presa in giro per i produttori che operano con serietà cercando di salvaguardare anche il buon nome dell’olio locale. Noi per esempio abbiamo lavorato su quantità che si aggirano tra il 10 e il 15% della nostra produzione media, avendo dovuto selezionare le drupe (l’acino d’oliva), molte delle quali colpite anche dalla lebbra, una ad una. Per l’anno prossimo ci auguriamo un inverno rigido che ripristini l’ordine naturale delle cose».



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