Condannato imprenditore marchigiano per insulti razzisti

La sentenza della Corte di Cassazione
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Roma_2011_08_07_Palazzo_di_GiustiziaConfermata, dalla Cassazione, la condanna a carico di uno imprenditore marchigiano colpevole di ingiuria e lesioni aggravate dall’odio etnico per aver dato un pugno a uno straniero e averlo apostrofato, tra l’altro, come “negro, perditempo”. Senza successo l’imputato si è difeso davanti alla Suprema Corte sostenendo che quelle parole non erano razziste e che, lui, non discriminava nessuno, tanto è vero che si serviva di “una forza di lavoro multietnica”.  Per quanto riguarda le parole rivolte ala vittima, la Cassazione ha bocciato come “infondata” la tesi difensiva dell’imprenditore in base alla quale non sarebbero da considerare come insulti razzisti e, come tali, da punire con l’aggravante della legge Mancino. I supremi giudici ricordano di aver già affermato che “integra gli estremi della aggravante della finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, l’espressione ‘sporco negro’, in quanto idonea a coinvolgere un giudizio di disvalore sulla razza della persona offesa”. E lo stesso discorso vale anche per le espressioni usate in questo caso. Quanto all’ accenno all’utilizzo di personale straniero, la Suprema Corte ha replicato che tale circostanza non ha “alcun rilievo” nel tentativo di escludere la “qualificazione dell’episodio” come connotato da razzismo.



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