La mamma di Davide Brutti
al procuratore: “Faccia giustizia”

CIVITANOVA - Annamaria Buttafoco, scrive a Giovanni Giorgio: "Chi era con mio figlio lo ha abbandonato senza un segno di pietà. Ricerchi la verità come se si trattasse di suo figlio"
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Davide Brutti, morto il 14 settembre, a 36 anni, per una overdose

Davide Brutti, morto il 14 settembre, a 36 anni, per una overdose

Morte di Davide Brutti, la madre scrive al procuratore di Macerata, Giovanni Giorgio e chiede giustizia per suo figlio.

La mamma di Davide Brutti, il 36enne di Cupra Marittima, morto il 14 settembre a causa di una overdose (il giovane aveva avuto un malore l’8 settembre, a Civitanova) ha deciso di rivolgersi direttamente al procuratore Giovanni Giorgio che ieri aveva rivolto un appello agli amici che si trovavano con il 36enne quando aveva avuto un malore e che poi lo avevano abbandonato (leggi l’articolo). La mamma di Davide, Annamaria Buttafoco, inizia la sua lettera proprio dal fatto degli “amici (così li definisce la stampa), tutti e tre vivi e vegeti e irreperibili, ai quali lei (il procuratore, ndr) ha gentilmente rivolto l’invito a presentarsi in procura o in commissariato per senso di responsabilità. Ma come si fa a chiamare amici dei soggetti che ti scaricano per strada, come non si fa neppure con gli animali e ti abbandonano morente, senza un segno di pietà? E da questi soggetti dovremmo aspettarci senso di responsabilità?”. Poi Annamaria Buttafoco sottolinea che dietro alla triste vicenda accaduta al figlio c’è una famiglia “che non ha mai perso la sua dignità, che lo ha sempre amato, curato, difeso come si fa con ogni figlio. Per la nostra famiglia solo fango, titoli dai caratteri cubitali e neppure un po’ di rispetto, tanto che deve apprendere dai giornali e non dagli organi preposti, l’esito dell’autopsia: overdose. Da quale sostanza? A questo punto signor procuratore le chiedo di usare nei confronti di Davide, per il rispetto che si deve alla morte, alla sua morte, gli stessi criteri che userebbe se si trattasse di un suo figlio: forse indagherebbe nel silenzio, forse cercherebbe ovunque i suoi presunti assassini e non si darebbe pace finché non li avesse trovati e puniti in maniera esemplare. Perché i figli sono tutti uguali, meritano attenzione e amore, sempre, e soprattutto verità e giustizia, quella che chiedo a chi come lei la rappresenta. Ma se la giustizia usasse come metodo d’indagine l’invito, sarebbe una gravissima sconfitta e un’offesa per tutti coloro ci credono”. Il procuratore, nel suo appello, aveva comunque chiarito che chi era con Davide al momento della sua morte, al di là che si presenti a dire quello che sa, verrà comunque individuato attraverso le indagini che sono in corso da parte della polizia del commissariato di Civitanova.



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