“Io, trans a Civitanova
Sono perseguitata”

Il mondo della prostituzione raccontato attraverso l'esperienza personale di una brasiliana che da anni vive in Italia

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di Laura Boccanera

E’ partita nel 2007 dal Brasile per trovare un impiego nel settore della moda. Aveva 27 anni Tamara, nome di fantasia per raccontare la storia di una trans che vive e lavora a Civitanova e che da qualche mese sta cercando di sensibilizzare l’opinione pubblica, denunciando quanto avviene nel mondo dello sfruttamento della prostituzione. Un vero e proprio business, di cui beneficiano anche “civitanovesi perbene”: dagli sfruttatori fino ai clienti. Tamara è un fiume in piena, si è nascosta per troppo tempo e ha voglia di riprendere in mano la sua vita. Ora lei non è “affiliata” a nessuno, così si chiamano le prostitute che lavorano all’interno di appartamenti mascherati da B&B nel cuore dei quartieri residenziali della città, ma non è stato facile uscire dal giro, dice Tamara. “Figlie” sono le ragazze che si prostituiscono per qualcuno che chiede anche fino a 400 euro alla settimana per l’affitto dei locali in cui esercitano. Figlia, un termine che rimanda alla dimensione degli affetti, dell’infanzia, della protezione, ma che in questo mondo mostra il suo lato sinistro, che stride e che provoca quasi un senso di disgusto.

 

tamara 2Tamara denuncia tutto, i nomi dei protettori, le dinamiche che esistono nel “settore”, le angherie delle colleghe che si prostituiscono per meno della metà, abbassando il prezzo di mercato e lavorando senza l’utilizzo di precauzioni. E anche quanto successo dopo che aveva denunciato alla polizia la situazione degli affitti di appartamenti alle prostitute. Dopo quella segnalazione la ragazza viene avvicinata, minacciata, in una parola abbandonata. Vive in un piccolo appartamento, una palazzina di quelle degli anni ‘50 e ‘60, la sua cucina è curata, c’è un mazzo di fiori, guarda la tv, un telefilm. A suo modo è romantica e non ha smesso di credere di poter un giorno uscire completamente da questo mondo. Non lo fa perché essere trans è costoso: “spendo circa 2.500 euro tra ormoni e cura del corpo”.

Racconta poi che la prostituzione nelle Marche coinvolge ogni ceto e fetta della società, un universo poco visibile, spesso proveniente da Paesi extra Ue. E’ così che si cade nel giro: per rimanere hanno bisogno di documenti e si affidano alle promesse di chi dice di aiutarle, ma che in cambio vogliono soldi. E il denaro non è mai abbastanza per riscattare la libertà e la paura di un foglio di via costringe ad operare in case chiuse e protette. “Ci sono tante trans malate che lavorano senza usare profilattici – spiega – in Italia manca una vera educazione sessuale, loro lo fanno perché sono malate e non hanno niente da perdere, ma poi questi uomini tornano in casa dalle loro mogli e fidanzate”. La prostituzione in appartamento non è che una piccola parte di un mondo che è ben più visibile sulla strada, al confine fra Porto Sant’Elpidio e Civitanova, per esempio, dove negli ultimi tempi si sta assistendo ad una recrudescenza del fenomeno, soprattutto a Porto Sant’Elpidio. Ma oltre alla prostituzione più visibile su strada dove la tratta è costituita soprattutto da nigeriane e albanesi che offrono prestazioni per 15 euro, ne esiste una ben più strutturata che è appunto quella in appartamento dove ragazze spesso anche molto giovani, per lo più romene fanno pagare da 20 a 50 euro. Un mondo che coinvolge soprattutto trans e “ballerine” di locali notturni.

“Si pensa che la prostituzione in appartamento sia più tutelata – commenta Fabio Sorgoni dell’associazione On the road – ma la realtà non è questa. Anzi, spesso sono ancora più sfruttate e hanno meno rapporti con l’esterno, inoltre in strada è possibile una selezione della clientela, in appartamento invece il cliente arriva direttamente a casa”. Anche il fenomeno degli affitti maggiorati è conosciuto ai più: “queste ragazze arrivano a pagare il doppio se non il triplo rispetto ad un affitto normale, un business che non coinvolge più solo i protettori delle ragazze, basti pensare per esempio che anche la pubblicità su alcuni giornalini pubblicitari viene pagata profumatamente”.

 

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Nel corso del processo che si è svolto al tribunale di Macerata per la contestazione di sfruttamento della prostituzione, rivolta al tassista, l’uomo il 4 febbraio 2019 è stato assolto con formula piena.

 

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