Biogas a Potenza Picena, Morgoni:
“La Regione ha concesso un sito non idoneo”

L'ex sindaco attacca chi ha autorizzato la costruzione di una centrale in un'area vicina ai pozzi che alimentano l'acquedotto cittadino
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Mario Morgoni

Mario Morgoni

Da Mario Morgoni, ex sindaco di Potenza Picena, riceviamo:

Lo scorso 8 gennaio la Regione Marche, a firma del dirigente competente, ha autorizzato la centrale a biogas in località Marolino di Potenza Picena che sarà alimentata in parte da reflui zootecnici (leggi l’articolo). Sette giorni dopo la stessa Regione, con deliberazione dell’Assemblea Legislativa n.62 del 15 gennaio, ci dice che l’area interessata è inidonea per ben due ragioni. La prima perché, trovandosi dentro al raggio di 200 metri dal campo pozzi che alimenta l’acquedotto di Potenza Picena, non può ospitare una centrale che usa reflui zootecnici. La seconda è che l’area è notoriamente a rischio esondazione (con la delibera 62 viene approvato il regolamento per l’individuazione delle aree non idonee all’installazione degli impianti a biomassa e biogas). La ingiustificabile condotta della Regione genera il motivato risentimento e la forte rabbia non solo dei residenti della zona ma di tutti i cittadini di Potenza Picena, perché questo impianto costituisce un pericolo per l’acquedotto cittadino. Si legge nel regolamento approvato dalla Regione che i liquami zootecnici e il letame contengono apprezzabili quantità di ione rame e ione zinco, che sono sostanze chimiche pericolose se scaricate in ambiente acquatico e che il loro stoccaggio nel raggio di 200 metri dai pozzi è vietato. Perché il dirigente regionale responsabile del procedimento amministrativo non ha tenuto conto del predetto divieto? Perché tutte le motivazioni contrarie all’autorizzazione portate in conferenza dei servizi dal Comune e dalla Provincia e specificamente riferite sia alla vicinanza del campo pozzi che al rischio esondazione sono state considerate irrilevanti? La Regione, nei suoi uffici preposti, ha una documentazione inconfutabile che il sito della centrale è nel bel mezzo di una zona esondabile. Questa documentazione dovrà usarla entro la metà di quest’anno per dare attuazione alla direttiva alluvioni. Perché non l’ha fatta valere nel merito di questo procedimento autorizzativo? La risposta è una sola. E’ mancata la volontà politica! Nessuno vuole contestare che un procedimento amministrativo debba svolgersi secondo il diritto ma qui è la stessa Regione, con la delibera 62, a dirci che l’area in questione è inidonea, e lo era anche prima che la ditta VBIO7 avesse fatto domanda il 6 luglio 2012, perché a quel tempo il Decreto legislativo 152 del 2006 esisteva già, così come gli uffici regionali competenti erano in possesso dell’ampia documentazione comprovante il rischio esondazione, in particolare riferita all’esondazione del fiume Potenza del marzo 2011. La realtà è che il procedimento di autorizzazione di una centrale a biogas è fortemente condizionato dai rapporti di forza tra la ditta richiedente e la comunità locale. La ditta dispone di grande forza economica, di tecnici preparati e di avvocati pronti a minacciare richieste milionarie di risarcimenti se l’autorizzazione non arriva. La comunità locale, anche quando le ragioni sostanziali sono dalla sua parte, raramente è in grado di organizzare una controffensiva efficace dentro il procedimento. In questi casi il dirigente responsabile del procedimento stesso può essere pericolosamente esposto all’influenza della parte economicamente più forte che è la ditta; ciò comporta che non sia affatto scontato che si faccia carico delle ragioni delle comunità locali, perché sa che da loro non arriveranno richieste di risarcimenti danni. Qui deve entrare in gioco il soggetto politico, cioè colui che posto al vertice di un potere amministrativo è chiamato a far valere, con ogni mezzo lecito, le ragioni sostanziali nelle decisioni della pubblica amministrazione. In questa vicenda è mancato l’intervento del soggetto politico (Presidente della Regione ed assessori competenti) in grado di orientare il dirigente verso una maggiore considerazione delle ragioni che la comunità locale, tramite i propri rappresentanti istituzionali (Comune e Provincia), ha portato sul tavolo della conferenza dei servizi. Il risultato di questa latitanza politica, che suscita forte delusione, è sotto gli occhi di tutti: l’8 gennaio il dirigente regionale autorizza la centrale, dopo sette giorni l’Assemblea Legislativa approva un regolamento in base al quale l’area sarebbe inidonea. Nell’autorizzazione della centrale non figura neanche la prescrizione del divieto di utilizzo dei reflui zootecnici quando già da un mese la Giunta Regionale aveva approvato con delibera 1714 del 2012 la proposta di Regolamento che comprende la norma sul divieto di utilizzo di tale materiale entro i 200 metri dal campo pozzi. Questo tipo di investimenti procura guadagni significativi e certi,perché per un buon numero di anni l’energia prodotta viene venduta ad un prezzo garantito, che tutti noi utenti sopportiamo nella bolletta. Molto spesso, come in questo caso, siamo di fronte ad investitori in cerca del massimo profitto, che scaricano sul territorio dove si insediano solo effetti negativi, senza arrecare nessun beneficio. Contro questi fenomeni speculativi i pubblici poteri devono tutelare i legittimi interessi delle comunità locali. Il comitato dei cittadini, le forze politiche, le istituzioni locali, ognuna per la sua parte devono reagire ed intraprendere ogni utile iniziativa per affermare la supremazia dell’interesse generale su quello particolare”.



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