Ciampechini: “Amarezza per il risultato dell’Udc a Civitanova e Tolentino”

"La costruzione del centro andava affrontata con prospettiva, con tempi diversi e con persone capaci di aggregare e non, invece, assecondando le esigenze degli equilibri provinciali e regionali"
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Augusto Ciampechini

Da Augusto Ciampechini (Udc) riceviamo:

In provincia di Macerata l’UDC è stata ridotta ai minimi termini, è scomparsa dai consigli comunali di Civitanova Marche e Tolentino.

L’amarezza è tanta e non mi consola né rivendicare di averlo previsto né chiedere le dimissioni di qualche quadro locale, che pure sarebbero un segnale di responsabilità.

Occorre qualcosa in più, bisogna assumersi le proprie responsabilità, ammettere gli errori fatti e tornare a parlare il linguaggio dell’affidabilità, della serietà e della coerenza, non si può liquidare l’accaduto con il vento dell’anti-politica che soffia in tutta Italia (anche perchè altrove il partito è cresciuto), ci vuole una disamina seria e profonda di ciò che è avvenuto nella nostra provincia e nella nostra regione negli ultimi anni.

Con il Laboratorio Marche, più evidentemente nella nostra provincia, si è scelta la pura pragmaticità che è proprio l’humus che nutre dell’anti-polita e questo ha fatto male sia a noi che alla sinistra, ma mentre il PD lo ha compreso e ha così scelto, in entrambi i comuni, l’alleato più radicale per arginare la perdita di consenso, noi ci siamo mossi al centro in ritardo e con paura.

Pensando di non controllare i nostri ai ballottaggi abbiamo estromesso dalle liste i grandi elettori storici e preferito candidati dell’ultimo minuto.

La costruzione del centro andava affrontata con prospettiva, con tempi diversi e con persone capaci di aggregare e non, invece, assecondando le esigenze degli equilibri provinciali e regionali.

A Civitanova Marche, traditi da un PD che ha preferito IDV e SEL a noi, abbiamo lasciato in panchina gli uomini migliori ed illuso la candidata (di tutto rispetto) che il partito fosse unito e al suo fianco.

A Tolentino, idem, illuso il candidato e costretto all’esilio giovani promesse che invece hanno ottenuto buoni risultati in altre liste.

L’amarezza è troppa, stiamo ripercorrendo con quindici anni di ritardo la strada dei “Popolari” (di Bianco e Marini), se continueremo così anche noi saremo destinati a spegnerci lentamente.

Occorre uscire al più presto da questo abbraccio letale con il pensiero debole ed il giustizialismo, superare il terzo polo e dare vita ad un Partito Popolare Europeo Italiano, a Macerata e nella regione Marche ci sono tutte le condizioni per tentare questa strada.



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