Verso il blocco delle retrocessioni in A1
L’idea giusta per screditare il volley

LA RIFLESSIONE - Per ridurre i costi di gestione delle società, l'Assemblea di Lega ha approvato una soluzione incredibile. Senza una salvaguardia del livello tecnico gli sconfitti potrebbero essere lo spettacolo e i tifosi
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mosna

Il presidente di Lega Diego Mosna

di Andrea Busiello

Nel mondo della pallavolo c’è crisi, come in tutti i settori. Ed allora ecco la proposta per superare il momento difficile: blocco delle retrocessioni dalla serie A1 e riduzioni di quelle dalla A2 alla B1. L’idea avanzata dal Cda di Lega è stata logicamente approvata all’unanimità da tutte quelle squadre che sono in difficoltà economica e che hanno come obiettivo quello di raggiungere la permanenza nella massima serie. L’Assemblea di Lega tenutasi nel pomeriggio ha dato mandato al CdA di discutere con la FIPAV la seguente proposta: il blocco delle retrocessioni per due anni dalla Serie A1 alla Serie A2 e conseguente diminuzione delle retrocessioni da 4 a 2 tra serie A2 e Serie B1. Inoltre il CdA avrà mandato di discutere una maggior apertura del tesseramento con equiparazione dei giocatori comunitari a quelli italiani.

La mia idea? Se la proposta si tramutasse in realtà (ed a questo punto manca proprio poco) presumo che la credibilità di questo meraviglioso sport verrebbe messa in un cassetto. O meglio: questa è follia allo stato puro! Se non c’è competizione, come si può attirare l’attenzione di chi non gravita vicino al volley? Mi immedesimo nella testa di un presidente di una squadra che lotta per evitare la retrocessione ed il suo ragionamento sarà per ovvie ragioni il medesimo: “Visto che non rischio nulla, chi me lo fa fare di investire cifre importanti per costruire la squadra? Allora preferisco far giocare i giovani del mio vivaio e valorizzarli, tanto il risultato non conta nulla…”. Con questa idea, il rischio è che ci siano 7-8 squadre che verrebbero costruite per ambire a risultati importanti e le restanti che logicamente non sarebbero minimamente all’altezza di competere con le altre. E chi pagherebbe le spese di questa intuizione? Gli spettatori, i tifosi, quelle persone a cui piace vedere una bella partita piena di pathos dall’inizio alla fine che per ovvie ragioni non potrebbe capitare tutte le domeniche. Ciò significherebbe fare il bene del volley? Personalmente, ne dubito fortemente…



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