Mattoni fa le carte all’Eccellenza
“Il Tolentino è la squadra favorita”

CALCIO - Il forte centrocampista ha giocato con le maglie delle prime tre della classe e ricorda la sua esperienza con i cremisi e la Maceratese
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9-3528-G-300x199di Filippo Ciccarelli

La marcia serrata della Fermana, il momento d’oro del Tolentino, la corsa a singhiozzo della Maceratese. Il campionato d’Eccellenza ha visto i biancorossi perdere terreno nei confronti dei canarini e venire scavalcati dai cremisi, dopo l’ultima giornata, ma la corsa alla serie D rimane aperta più che mai. Qual è la formazione, tra quelle del gruppo di testa, che può aspirare al salto di categoria? Lo abbiamo chiesto al grande ex Maurizio Mattoni, che ha militato nella, Fermana nel Tolentino e nella Maceratese.

Chi la spunterà alla fine?
“Difficile dirlo, ma per quel che ho visto credo che il Tolentino possa dire la sua fino alla fine. La Maceratese ha fatto grandi sforzi, credo anche economici, per vincere questo campionato: sulla Fermana non mi sbilancio, perché ci sono solo un paio di giocatori che conosco, ma comunque merita la posizione che occupa”.

Quindi i cremisi sono avvantaggiati?
“Diciamo che nel calcio contano diversi fattori. Uno di questi è la tranquillità: Tolentino è una piazza meno blasonata e quindi con meno pressioni, è un ambiente diverso rispetto a quello di Macerata o Fermo, più difficili da gestire dal punto di vista calcistico”.

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Come ricorda la sua esperienza a Tolentino?
“Io sono originario di Tolentino, che è la città di mia madre. Quando mi chiamarono avevo 33 anni, e rimasi molto sorpreso della scelta della società cremisi di contattarmi. Ricordo l’affetto degli amici che avevo ritrovato e che mi sostenevano dalla tribuna. Fu un’esperienza bellissima, ma purtroppo dopo 2 mesi mi sono rotto il ginocchio. Sono rimasto fermo per 8 mesi”.

E poi?
“Poi andai alla Maceratese. Ricordo lo stupore degli amici di Tolentino, che non la presero benissimo: si sono sentiti come traditi, ma poi hanno compreso le ragioni del passaggio. L’arrivo a Macerata fu per me un motivo di orgoglio perché Tolentino non credeva più nel mio recupero. C’è poi un aneddoto che riguarda le parole dell’allora ds della Maceratese, Durastanti, che in merito al mio arrivo disse di essere contento perché aveva preso il centrocampista più forte della serie D”.

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Che ricordo ha degli anni in biancorosso?
“Fu un periodo tribolato, purtroppo, dal punto di vista societario. Il primo anno ci salvammo, alla metà del secondo andai via quando mi accorsi che non c’erano più prospettive per il futuro, tant’è che poco dopo il presidente Barcaglioni cedette la società. Mi sento di ringraziare la città di Macerata, io ci ho messo tutto l’impegno possibile, ma ho giocato sempre con gli strascichi dell’infortunio al ginocchio. Ricordo la professionalità, l’entusiasmo, il fatto che comunque rappresentavamo la città e l’attaccamento dei tifosi, anche nel momento della contestazione. Macerata è una città che ha fame di calcio, e forse anche io personalmente non sono riuscito a soddisfare le aspettative che il pubblico poteva avere riguardo alle mie prestazioni, ma ce l’ho messa tutta. Per il resto posso solo ringraziare la società biancorossa perché hanno creduto in me”.

Nelle foto alcune immagini di Mattoni ai tempi della Maceratese



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