Il fantasma dell’Opera

In una fase di svolta per lo Sferisterio, l'esempio della Fondazione Pergolesi Spontini, la necessità di una governance e di un general manager per una mission a lungo termine

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Dante Ferretti

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di Maurizio Verdenelli

“Vedi, io per lo Sferisterio sono …il fantasma dell’opera”.  Poi venne la regia di ‘Carmen’ e lui, il celebre scenografo, lo fu un po’ meno, ma soltanto un pochino meno. Tuttavia il calembour di Ferretti che s’era lasciato sfuggire con me in amicizia e pur off the records (ed io, mentendo sapendo di mentire, gli avevo assicurato che mai e poi mai, Dante che stai a pensare…) sta tornando ad essere il tormentone di questi giorni sul cielo eternamente plumbeo della stagione lirica maceratese.Da decine d’anni in cerca d’autore, di governance, di programmi che possano durare una sola estate ed ora anche del direttore artistico (il fantasma dell’opera) considerato che della figura del sovrintendente si sono definitivamente perse le tracce dopo Davide Calise e dopo la rinuncia di Gomez, il grande mentore di Claudio Orazi. Il cui avvento fu preceduto dal breve ‘regno’ di Francesco Canessa, già direttore artistico del san Carlo di Napoli, al quale bastò la prima sera, appena arrivato a Macerata, per comprendere la situazione. Sempre quella, immutabile.

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Francesco Canessa

Al telefono si confidò con me, la prima e l’ultima volta: “Mi sento come un asino in miezze a’ suonni”. Che in partenopeo vuol appunto dire: Ma dove sono capitato, fra tanti frastuoni e polemiche?! E tanto per restare nello splendido capoluogo campano, ricordo un significativo intervento di Giancarlo (Liuti) che qualche anno prima aveva paragonato sul ‘Carlino’ la realizzazione, ogni estate, della stagione lirica ad una specie di miracolo che periodicamente si ripeteva: il riferimento, non affatto casuale ed assolutamente voluto, era allo scioglimento del sangue di San Gennaro! Di sicuro c’era solo questo, oltre al consueto ‘buco’ economico, quello costante anche se variabile, da risanare con sacrificio. I grossi sforamenti erano però in agguato.

lapide-perucciIn tutti questi anni, se il ‘sangue’ pur si scioglieva in extremis da maggio a giugno -quando veniva varato il cartellone- a Macerata non si sono mai messi d’accordo su nulla, tanto che la vecchia, oligarchica, potentissima Dc  un po’ aveva pudore, in campagna elettorale, ad elencare la Stagione lirica (il brand maceratese) tra le sue opere “magnifiche e progressive”. L’Arena era un problema del ‘cireneo’ Calise, che apparteneva, lui e l’avv. Mancioli, ad una corrente minoritaria del partito, quella di Flaminio Piccoli, figurarsi: le passioni si pagano e Davide, con Carlo Perucci, Fofo Pieroni, Gian Paolo Projetti e Carlo Babini di passione (e d’onestà) ne aveva da vendere! Le tipografie facevano sconti perchè, candidamente, dichiaravano che questo era possibile perchè l’assessore di riferimento non chiedeva ‘niente per sè’… Tutto era iniziato con un altro grande appassionato.- anche lui non maceratese: l’ing. Carlo Calogero coadiuvato dall’allora sindaco Elio Ballesi. E con Mario Del Monaco, il più grande Otello sul palcoscenico. Tantissimi anni da allora senza aver mai trovato neppure l’accordo sul nome da dare al ‘brand’: Stagione Lirica, Arena Sferisterio, Macerata Opera, Sof. Nessuna continuità anche sulle grandi linee: cartellone dei grandi registi (l’inizio fu con Ken Russell, la fine, l’anno dopo con Dario Argento), dei grandi cantanti (fu esiziale la rottura con Montserrat Caballè e il gruppo in cui faceva parte Josè Carreras), delle grandi scenografie (nella storia, dei costi, la pur stupefacente ‘palla’ di Turandot, ma resta nell’enciclopedia di tutti i tempi il magico ‘specchio’ di Svoboda), delle voci (ricordate il Palco giovane d’Europa? Forse no). Ed ora sta scendendo il sipario anche sul festival, forse mai effettivamente nato nella circuitazione popolare al modo di Spoleto, per intenderci.

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Pier Luigi Pizzi

Singolare che si voglia affidare proprio al fondatore del Sof, Pier Luigi Pizzi, il compito di scavargli la fossa attraverso l’anno di transizione. Verso che cosa se è anche in forze per la crisi economica la sopravvivenza stessa della stagione? Allo Sferisterio è sempre mancato un tragitto unitario un progetto a lungo termine, agli inizi per la scarsità endemica dei fondi, poi per l’invasività della politica. Poche le eccezioni, tra queste, certamente sul piano artistico gli anni del maceratese Claudio Orazi, nominato nei giorni scorsi dal ministro Galan commissario della Fondazione del teatro Giuseppe Verdi di Trieste.

Eppure bastava guardarsi vicino. Parliamo del caso Jesi. Il “Pergolesi”, sul piano della lirica, è il ‘gemello’ (minore) dell’Arena. In una lettera del 21 ottobre scorso, il ministro Galan lo definisce: “Una delle più preziose realtà culturali delle Marche e del Centro Italia”. Fu proprio Carlo Perucci, direttore artistico d’entrambi, a promuovere il Pergolesi e lo Sferisterio, teatri ‘di tradizione’ garantendo loro i fondi ministeriali e la sopravvivenza economica. Lo staff maceratese, dopo l’estate, si muoveva in blocco a Jesi per la stagione lirica, giunta nella città del gran ‘Federigo’ adesso pervenuta alla sua 44. edizione.

Stagione lirica, fondazione Pergolesi Spontini, teatro di prosa, teatro ragazzi, stagioni musicali, insomma tutto quanto va in scena a Jesi e in Vallesina dipende da una ‘macchina’ al cui capo c’è la Fondazione Pergolesi Spontini, presieduta dal sindaco di Jesi Fabiano Belcecchi, con un general manager, l’amministratore delegato William Graziosi ed un direttore artistico, il maestro Gianni Tangucci.

pergolesi-2-300x168I soci fondatori sono: La Regione, la Provincia e i Comuni di Jesi e Maiolati Spontini. Vi aderiscono: Monsano, Montecarotto, Monte San Vito, San Marcello e Pozzuoli. Graziosi, un grande appassionato di opera, sin da ragazzo è (stato) un habituèe dello Sferisterio: ha sempre seguito Carlo Perucci, “un maestro”. Ha poi svolto diversi lavori in America e lì ha appreso i segreti dell’organizzazione e della redditività che applica adesso all’epoca della crisi, al mondo fluttuante della lirica e dintorni da sempre avvezzo a contare quasi esclusivamente sulle ‘provvidenze’ statali. L’anno scorso la Fondazione ha contato 52.281 spettatori e 796 giornate di apertura. Sì! 796, perchè la ‘gran macchina’ jesina lavora su sei teatri: i due di Jesi (Pergolesi e ‘Valeria Moriconi’) Maiolati Spontini, Montecarotto, Monte San Vito e San Marcello. Inoltre organizza le stagioni liriche al teatro di Fermo (coproduzione collaborazione) e di Ascoli Piceno (al Ventidio Basso dal 2011-2013). Della Fondazione è consulente per le relazioni culturali internazionali, il maceratese Claudio Orazi con il quale è stato dato il via a progetti importanti come “Loreto, cittadella della musica sacra”.

pergolesiDomenica in un ‘Pergolesi’, al solito strapieno, si sono concluse le rappresentazioni di un magnifico “Elisir d’amore” (applausi a scena aperta per Yijie Shi-Nemorino) coprodotto proprio con il teatro dell’Aquila di Fermo. Un altro cult dopo “Lo frate ‘nnamorato’ di Giovan Battista Pergolesi, in apertura della stagione che si conclude, il 25, 25 e 27 novembre con il Rigoletto (regia, scene e costumi di Massimo Gasparon) coprodotto con l’associazione Arena Sferisterio, successo del Sof di quest’anno.

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Yijie Shi

Insomma successo artistico, lavoro tutto l’anno ed un quadro economico piuttosto solido. Una mission bene definita, progetti a lungo termine, collaborazione a tutto campo né ‘scuole siciliane’ a miracol mostrare (quale, finora?!). Un direttore artistico che sa come e dove muoversi, a cominciare dal genio e dall’opera di Pergolesi e di Spontini, divinità musicali tutelari del territorio: nessun spazio alle ‘intuizioni’, ai balzi in avanti, ai ‘pacchetti tutto compreso’, ai ‘treni in corsa che non si sa dove portino e quanto alla fine costi il biglietto.

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William Graziosi - A.D. Fondazione Pergolesi Spontini

Ecco la Fondazione Pergolesi Spontini è quello che poteva essere e non è stata l’associazione Arena Sferisterio: un’eterna tela di Penelope dove si è ricominciato sempre daccapo e dove si è stati sempre in cerca dell’Autore. Una volta si chiese perfino a Franco Zeffirelli, fra tanti altri, se fosse stato disponibile a lavorare allo Sferisterio. E lui: “Perchè no?”. Non se ne fece nulla: L’Elisir non è stato mai trovato per l’Arena maceratese, ed ora non proprio più il caso. Il festival è sembrato sulle prime un buon progetto, ma la città non si è rivelata ricettiva come Spoleto. Bisognerà pensare, per l’ennesima volta, ad altro. Se ci saranno ancora i soldi e la concordia politica mentre il fantasma dell’opera resta ancora una governance autorevole con un general manager esperto: Sferisterio, che fare?



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