di Maurizio Verdenelli
All’inizio era … lo Sferisterio. Passano gli anni ma la multiforme storia del capoluogo non cessa dal ruotare attorno alla sua struttura-simbolo, autentico brand cittadino. E mentre l’avv. Graziano Pambianchi, ex vicesindaco repubblicano degli anni ’80 lancia l’idea – già caldeggiata dalla Lega- di sospendere la Stagione lirica (leggi l’articolo) ‘considerata la crisi economica’, nel nome dell’echeggiante Arena intesa stavolta come stadio del pallone al bracciale, nasce un Architecture Point promossa dall’arch. Gian Carlo Capici. Lo stesso che, trent’anni fa, insieme con il collega Silvano Iommi, vinse il prestigioso premio d’architettura Inarc per il piano di recupero che riguardava il massimo monumento maceratese. Che posto sorprendentemente fuori dalle mura urbiche (anzi ‘appoggiato’) contribuì -sia detto per inciso- a far ‘morire’ il quartiere della Cocolla che era sopravvissuto dal medioevo ad allora, e poi rinato a nuova vita in tempi recenti con un intervento illuminato da parte dell’Istituto Case Popolari. Il point è in piazza Affede, ‘succursale’ maceratese della Casa editrice Pilaedit di proprietà dello stesso Capici.
“E’ la proposta -dice l’architetto che fa la ‘spola’ tra Roma, dove risiede e la nativa Macerata- di un programma d’incontri e l’espressione di esperienze culturali della città in cui le vicissitudini della ‘fabbrica dello Sferisterio 1821-29’ hanno costituito un dato di lettura di un impianto architettonico utile per individuare l’intrinseca e vitale funzione del contesto socioculturale territoriale. Lo Sferisterio fu progettato con magniloquenza tale da sovrastare ‘lo spirito’ della città stessa e si configura ancora come una grande struttura essenziale. E’ un fatto storico emblematico della rappresentanza della nuova città”. Un’iniziativa nel segno dell’Arena e dunque dell’esperienza maceratese di Capici: la collana editoriale di Pilaedit venne così inaugurata nell’88 con due volumi dal titolo: ”Sphaeristerium” con prefazione di Giovanni Spadolini. Treiese per via del nonno paterno, legato alla cittadina (dove vivono tuttora alcuni suoi cugini) di Carlo Didimi, il grande storico e politico marchigiano-fiorentino consacrò con il suo indubbio carisma personale il successo di ‘Sphaeristerium’.
L’occasione della nascita del ‘point’ -che realizzerà incontri/dibattiti mensili su idee e verifiche urbanistiche- è anche e sopratutto il trentennale dei Piani di Recupero e Piani di Zona (1981-2011) realizzati con la Legge 457/79, che videro impegnati a Macerata tutte le ‘intelligenze’ disponibili dell’intera provincia attraverso una scelta che forse non si sarebbe più ripetuta. Una scelta che superava schieramenti, i pregiudizi, i partiti, ‘segrete indicazioni’ ed altrettante ‘misteriose preclusioni’. Un’aria nuova sembrò pervadere Macerata all’inizio degli anni 80: l’Architettura non sembrava un concetto vuoto di contenuti e il suo ‘segno’ estetico sul totale delle costruzioni non sembrava, com’è attualmente, ridotto al 5% rispetto alla quasi totalizzante edilizia (95%). I Piani di recupero -una diecina in tutto- sembrarono essi stessi precludere complessivamente ad un nuovo PRG, dopo quello eccellente dell’urbanista Piccinato (’63). Un vento nuovo, una concezione dell’abitare che si coniugava con il welfare e la stessa filosofia esistenziale, sembrava nascere in un capoluogo che voleva tornare ad essere, L’Atene delle Marche. Se per Martin Heidegger l’abitare significa prendersi cura di sé, gli architetti maceratesi degli anni 80 (fra i quali Castelli e Cristini) mostrarono una tensione non comune verso una visione tecnico-umanistica per ridare slancio e visibilità a Macerata. La necessità era sotto gli occhi di tutti: offrire continuità ad un eccellente strumento urbanistico ormai in fase d’esaurimento e disegnare la città del futuro. Abbiamo visto com’è finita anche se qualcosa in quella ‘primavera’ di 30 anni or sono effettivamente germogliò e nacque dai Piani di Recupero: il Centro direzionale. Tuttavia problemi ancora maggiori rispetto a quegli anni pur di progressivo spopolamento (ora il nuovo censimento ci dirà a che punto è la notte) sono deflagrati per l’eterno malato: il centro storico, la cui residenzialità è stata fortemente penalizzata dallo tsunami di nuove abitazioni (Piano Casa) che ha investito le aree circostanti. “Il Centro è stato castigato”: la frase è emersa, nella sua tagliente chiarezza, nel dibattito con tecnici, intellettuali, professionisti, costruttori ed esponenti dell’associazione ‘Summa Cavea’ ospiti di Capici nel suo point di piazza Affede. Un ‘pensatoio’ che ha adottato per sè il celebre aforisma di un grande ed icastico maceratese d’adozione, Ennio Flaiano: “Chi mi ama mi preceda”. La domanda, la provocazione, il grido d’allarme (se vogliamo) dall’incontro, l’altra sera, è stato sostanzialmente: “Che fine ha fatto l’Urbanistica a Macerata?!”. E in un clima di ‘after day’, il dibattito in particolare ha avuto come tema proprio l’emergenza urbanistica del centro storico che tra abbandono, degrado, movida sta perdendo neppure più tanto gradualmente, i propri residenti tradizionali per lasciare posto ad una popolazione sempre più giovane, studentesca proveniente da altre regioni. Perdita d’identità che ogni tanto torna alla ribalta con le polemiche sulle statue da erigere o no: su tutti quella di Padre Matteo Ricci, naturalmente. “Perchè il centro storico torni a rivivere -ha proposto l’arch. Gian Carlo Capici- occorre riaprirlo integralmente al traffico con soste limitatissime”.

. Gian Carlo Capici con il prof. Bruno Zevi, il sen. Giovanni Spadolini, il presidente della Biennale di venezia, Paolo Baratta e lo stesso Capici
“Non sono d’accordo” ha replicato l’avv. Vitaliana Vitaletti che ha contrapposto il modello Lucca, il cui centro è totalmente chiuso al traffico ed è attraversabile unicamente a piedi o in bici. E su quel modello, ha segnalato la necessità di bus navetta elettrici in risposta all’ormai costante fenomeno dei megabus semivuoti che attraversano nei disagi (mettendo inevitabilmente a rischio l’incolumità dei pedoni) le anguste strade del cucuzzolo maceratese. “Recuperiamo piazze e piazzette, angoli deliziosi, ora oppressi dalla sosta selvaggia” ha aggiunto la Vitaletti. “Macerata soffre” ha detto l’arch. Silvano Iommi, per anni presidente dell’Ordine regionale e già assessore comunale, essendo sindaco Anna Menghi (a lui si deve l’eccellente recupero dell’Asilo Ricci). “Eravamo leader per qualità architettonica nelle Marche…non si può lasciare la città nell’abbandono”. E a proposito dello Sferisterio Iommi ha ricordato come sia significativamente scritto sul frontale: “Ad ornamento della città…”. Un’indicazione chiara di come la bellezza formale fosse tenuta in considerazione nell’evoluzione e nella crescita della città attraverso le sue strutture-simbolo. “Ora si assiste ad un impoverimento estetico complessivo del capoluogo. In ordine di tempo, ad onor del vero, l’ultimo vero evento architettonico a Macerata è stato l’Autopalas! Ed è un peccato, ad esempio, che adesso non ci sia più la Commissione per l’Ornato pubblico: perchè non rimetterla in piedi?”. Critica verso certe soluzioni costruttive, la stessa avv. Vitaletti che si lascia scappare: “Qualche nuovo immobile mi fa ricordare il sanatorio di Sondalo che io ho visitato come alto dirigente dell’Inps….Insomma pare che a Macerata la montagna abbia partorito il classico topolino. Ma un fatto positivo emerge in questo panorama: la speculazione sta finendo ed allora dovranno emergere necessariamente la cultura e la ‘stoffa’ abitativa. Bisognerà muoversi per non rimanere indietro paradossalmente ad altre realtà della provincia: perchè sul piano culturale non solo Civitanova sta facendo molto bene sopravanzando il capoluogo, ma pure centri molto limitrofi come, ad esempio, Treia si stanno illustrando con grande dinamicità…”. Da parte sua il prof. Paolo Matcovich ha sostenuto che a parlare del futuro abitativo siano in città non solo gli addetti ai lavori, gli Ordini, i tecnici, gli ingegneri e gli architetti ‘ o -tantomeno- le consorterie’ ma anche e sopratutto gli intellettuali, i professionisti, gli stessi cittadini primi fruitori dell’abitare, segnale inequivocabile della qualità del vivere. Su questa stessa posizione anche la prof. Donatella Donati che ha chiuso laddove si era iniziato: lo Sferisterio -cui al bookshop Capici vorrebbe in ghiotta esposizione non solo squisiti ciauscoli e bottiglie di ottimo mistrà, ma pure libri e materiali didattico per innalzare l’approfondimento e l’offerta culturale. La prof. Donati, in particolare, ha riferito di un imbarazzante errore del pur ottimo prof. Jonathan Galassi, traduttore americano dei ‘Canti’ leopardiani a proposito del celeberrimo “Ad un vincitore nel gioco del Pallone”. Il grande Carlo Didimi viene indicato come ‘champion of football’ perchè negli Usa gli sferisterii e il Bracciale sono ancora molto simili, nella conoscenza comune, ad Ufo -comprensibilmente a poco servì la pur meritoria opera di divulgazione negli States in cui negli anni 80 s’impegnò con l’allora presidente Ronald Reagan e ad ogni livello una delegazione maceratese dov’era presente l’indimenticabile collega Alberto Girolami cui tanto deve la stagione lirica. Ha raccontato l’altra sera la prof. Donati: “Ho telefonato al prof. Galassi, una persona eccellente e molto gentile, indicandogli l’errore. Se n’è dispiaciuto, ma ormai il volume è stato stampato e non si potrà certo buttarne al macero le copie. Tuttavia si provvederà ad una seconda pubblicazione, di più ristretta tiratura, con la traduzione esatta, facendo luce a beneficio dei lettori anglosassoni, sull’antico Gioco della Palla al Bracciale”.
Torneremo anche noi a far luce sulle ragioni che diedero vita alla massima struttura monumentale maceratese, l’ccheggiante Arena, ed insieme alla nascita della fortunata storia di “Macerata granne”? ci si è chiesti nel point nella piazza intitolata ad un poeta-giornalista, Mario Affede, che per la sua città e la sua bellezza promosse molto più di una battaglia.
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Definire “eccelente urbanistica di Piccinato” mi sembra una forzatura che ignora gli errorri che sono stati commessi proprio da tale concezione dell’urbanistica, Cito il quartiere dormitorio di Collevario e perché no gli errori commessi nella stessa frazione di Piediripa. Non a caso stiamo elaborando come associazione Il Glomere progetti di riqualificazione volti a dare un “un volto più umano e vivibile” a tali contesti urbanistici. Collevario un piccolo quartiere Zen di Palemo? Lascerei rispondere ai fondatori di “Architetture Point”. Cosi come a loro lascio la domanda di cosa si fa del contenitore delo Sferisterio?
Interessante che quando si parla di futuro di Macerata…
Che quando si parla di scenari prossimi venturi…
Che quando si parla di quel che sarà la città (sotto il profilo culturale, sociale, politico, architettonico, ecc.)…
……..
….
Ci sono incontri, convegni, dichiarazioni di coloro che sono 30-40-50 anni sulla breccia…
Insomma le idee nuove vengono sempre fuori da coloro che sono moltooooooooooooooo EX giovani….
Per fortuna che il futuro dovrebbe essere progettato da chi ha 30 o 40 anni…
Nel resto del Mondo accade quasi sempre così….
Il resto del mondo evoluto, per commentare il post precedente, possiede una prerogativa di cui noi evidentemente non sentiamo il bisogno: la meritocrazia. Il nostro purtroppo è un paese bloccato da corporazioni, caste, ordini professionali che per mantenere i loro privilegi e perpetuare loro stessi ergono barriere impenetrabili all’ingresso. L’altra faccia della medaglia è invece rappresentata da quella cultura tipicamente italiana della raccomandazione, pardon segnalazione, che intossica a vari livelli le nostre relazioni economiche e sociali e che più o meno consapevolmente ci rende schiavi. Fino a quando questa catena non verrà spezzata non saremo mai padroni del nostro futuro.
La maggior parte dei 30 o 40 enni preferisce passare il propio tempo libero nel bar a vedere la partita , la juve è prima ahhahaahh tiè, oppure a giocare a biliardo o a carte oppure a stare a casa, non tutti, la maggior parte e figuriamoci se hanno voglia di progettare il futuro, meglio subirlo, meglio stare al bar e tra una birra e l’altra criticare e criticare e criticare. E magari preferiscono dire cit:
” che Il nostro purtroppo è un paese bloccato da corporazioni, caste, ordini professionali che per mantenere i loro privilegi e perpetuare loro stessi ergono barriere impenetrabili all’ingresso. L’altra faccia della medaglia è invece rappresentata da quella cultura tipicamente italiana della raccomandazione, pardon segnalazione, che intossica a vari livelli le nostre relazioni economiche e sociali e che più o meno consapevolmente ci rende schiavi.”
Questo ragionamento è una bella e anche molto proletaria scusa. Una mega scusa all’incapacità, all’inettitudine. Non ho preso il posto perchè quello è raccomandato, è possibile, ma non ho mai sentito dire non ho preso il posto perchè sono un asino Mai!. La verità è che se vali, se sei capace se credi in te stesso alla fine riesci, magari ci metti di più ma riesci non c’è storia, non c’è casta, barriera, raccomandazione che regge, il futuro è di chi se lo costruisce e se lo prende, con LACRIME E SANGUE punto. E rivelo un segreto, non si costruisce lamentandosi o creandosi delle giustificazioni, si costruisce essendo goccia che scava la roccia tac, tac, tac.
Stefano Ciabattoni
Salve a tutti,
da criminologo spero, in tutta sincerità, che vengano evitati orrori come lo skate park (dove si trova l’Ecobar per intenderci): location molto carina se non fosse che è percepita come pericolosa dagli abitanti, dove succede di tutto, è completamente separata dalla strada superiore e dopo un periodo di abbandono totale gli unici fruitori sono i ragazzi stranieri (grazie a Dio che ci sono loro) che giocano a pallone.
Spero altresì che vengano riqualificate tutte quelle zone abbandonate…si parla spesso di mancanza di spazi per lo svolgimento di progetti culturali (penso, solo per fare un esempio ai numerosi gruppi teatrali che hanno difficoltà a reperire spazi) perchè la nostra amministrazione non pensa ad utilizzare tali strutture architettonicamente morte per la realizzazione di progetti sociali-culturali?
Ancora una volta a Macerata si parla tanto e nessuno fa mai nulla: bla, bla, bla, bla…
Sig. Ciabattoni c’è una frase nel suo post precedente che è l’assioma che sta alla base sia del suo che del mio ragionamento ed è: “magari ci metti di più etc. etc.”. Quello che secondo me è inaccettabile, non so per lei, è proprio questo gap, che anche lei riconosce, che nulla ha a che fare con la preparazione, le capacità e le conoscenze personali.
Johonny, il sig. Ciabattoni è mio padre, anche se ultimamente anche dati gli occhiali:( mi accorgo di somigliargli sempre di più, io sono semplicemente Stefano. Esatto il gap inserito nel mio intervento e riportato nel suo io lo condivido pienamente ed è inaccettabile. Ma aimè funziona cosi. Tutti, specie chi svolge un determinato tipo di lavoro, abbiamo bisogno della presentazione, ma è anche vero che se non vali, conta veramente poco. In un intervento precedente dichiaravo che ho l’ambizione di aiutare le persone davvero meritevoli ad occupare sedie e poltrone era a questo che mi riferivo, scardinare questo sistema clientelare cominciando da i piccoli cumuni inserendo al loro interno le persone giuste. Certo non è facile, ma Roma non è stata costruita in un giorno. Credo che prendere coscienza del problema sia un primo passo verso la soluzione il secondo passa è passare all’azione.
Stefano Ciabattoni
Concordo con il sig. Ciabattoni, si guarda troppo spesso a Roma, senza vedere cosa succede in casa nostra!!!
E’ arrivato il momento di invertire questo modo di vedere la cosa pubblica, iniziamo a far funzionare il nostro comune, poi se lo fanno tutti anche Roma sarà costretta ad invertire la rotta!!
@ renna
Lei addirittura incita, sobilla, provocatoriamente chiede un “cambiamento dal basso”????
Moderi le parole, rifletta prima di scrivere, ci pensi tre volte prima di esternare queste sue posizioni estremiste….. Altrimenti i suoi amici prima opoi la trasferiranno in un centro di cura term(in)ale tipo Buchenwald come sovversivo….
Non si è ancora accorto che è (più) dalla sua parte politica che il cambiamento arriva solo disceso dal cielo, per grazia ricevuta?
E’ dalla sua parte politica che bisogjna attendere nonno Silvio, che scende in campo, a sponsorizzare il suo pupillo (al Comune, alla Provincia o alla Regione… Pupillo che viene, in linea generale, scelto sempre dai vertici e mai dai militanti.
E lei invoca un “cambiamento dal basso”?????
Che fa mi è diventato un progressista?
Addirittura quasi rivoluzionario????
Occhio che di questo lei rischia di finire nei cortei, con in mano il libretto rosso dei pensieri di Mao 🙂