Sferisterio ed emergenza urbanistica
A Macerata nasce un “Architecture Point”

Gli architetti Gian Carlo Capici e Silvano Iommi riaprono il dibattito a 30 anni di distanza dal prestigioso riconoscimento Inarc per il piano di recupero del massimo monumento maceratese
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Gian Carlo Capici

di Maurizio Verdenelli

All’inizio era … lo Sferisterio. Passano gli anni ma la multiforme storia del capoluogo non cessa dal ruotare attorno alla sua struttura-simbolo,  autentico brand cittadino. E mentre l’avv. Graziano Pambianchi, ex vicesindaco repubblicano degli anni ’80 lancia l’idea – già caldeggiata dalla Lega- di sospendere la Stagione lirica (leggi l’articolo) ‘considerata la crisi economica’, nel nome dell’echeggiante Arena intesa stavolta come stadio del pallone al bracciale, nasce un Architecture Point promossa dall’arch. Gian Carlo Capici. Lo stesso che, trent’anni fa, insieme con il collega Silvano Iommi, vinse il prestigioso premio d’architettura Inarc per il piano di recupero che riguardava il massimo monumento maceratese. Che posto sorprendentemente fuori dalle mura urbiche (anzi ‘appoggiato’) contribuì -sia detto per inciso- a far ‘morire’ il quartiere della Cocolla che era sopravvissuto dal medioevo ad allora, e poi rinato a nuova vita in tempi  recenti con un intervento illuminato da parte dell’Istituto Case Popolari.  Il point è in piazza Affede, ‘succursale’ maceratese della Casa editrice Pilaedit di proprietà dello stesso Capici.  sferisterio“E’ la proposta -dice l’architetto che fa la ‘spola’ tra Roma, dove risiede e la nativa Macerata- di un programma d’incontri e l’espressione di esperienze culturali della città in cui le vicissitudini della ‘fabbrica dello Sferisterio 1821-29’ hanno costituito un dato di lettura di un impianto architettonico utile per individuare l’intrinseca e vitale funzione del contesto socioculturale territoriale. Lo Sferisterio fu progettato con magniloquenza tale da sovrastare ‘lo spirito’ della città stessa e si configura ancora come una grande struttura essenziale. E’ un fatto storico emblematico della rappresentanza della nuova città”.  Un’iniziativa nel segno dell’Arena e dunque dell’esperienza maceratese di Capici: la collana editoriale di Pilaedit venne così inaugurata nell’88 con due volumi dal titolo: ”Sphaeristerium” con prefazione di Giovanni Spadolini. Treiese per via del nonno paterno, legato alla cittadina (dove vivono tuttora alcuni suoi cugini) di Carlo Didimi, il grande storico e politico marchigiano-fiorentino consacrò con il suo indubbio carisma personale il successo di ‘Sphaeristerium’.

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Silvano Iommi

L’occasione della nascita del ‘point’ -che realizzerà incontri/dibattiti mensili su idee e verifiche urbanistiche- è anche e sopratutto il trentennale dei Piani di Recupero e Piani di Zona (1981-2011) realizzati con la Legge 457/79, che videro impegnati a Macerata tutte le ‘intelligenze’ disponibili dell’intera provincia attraverso una scelta che forse non si sarebbe più ripetuta. Una scelta che superava schieramenti, i pregiudizi, i partiti, ‘segrete indicazioni’ ed altrettante ‘misteriose preclusioni’. Un’aria nuova sembrò pervadere Macerata all’inizio degli anni 80: l’Architettura non sembrava un concetto vuoto di contenuti e il suo ‘segno’ estetico sul totale delle costruzioni non sembrava, com’è attualmente, ridotto al 5% rispetto alla quasi totalizzante edilizia (95%). I Piani di recupero -una diecina in tutto- sembrarono essi stessi precludere complessivamente ad un nuovo PRG, dopo quello eccellente dell’urbanista Piccinato (’63). Un vento nuovo, una concezione dell’abitare che si coniugava con il welfare e la stessa filosofia esistenziale, sembrava nascere in un capoluogo che voleva tornare ad essere, L’Atene delle Marche. Se per Martin Heidegger l’abitare significa prendersi cura di sé, gli architetti maceratesi degli anni 80 (fra i quali Castelli e Cristini) mostrarono una tensione non comune verso una visione tecnico-umanistica per ridare slancio e visibilità a Macerata. La necessità era sotto gli occhi di tutti: offrire continuità ad un eccellente strumento urbanistico ormai in fase d’esaurimento e disegnare la città del futuro. Abbiamo visto com’è finita anche se qualcosa in quella ‘primavera’ di 30 anni or sono effettivamente germogliò e nacque dai Piani di Recupero: il Centro direzionale. Tuttavia problemi ancora maggiori rispetto a quegli anni pur di progressivo spopolamento (ora il nuovo censimento ci dirà a che punto è la notte) sono deflagrati per l’eterno malato: il centro storico, la cui residenzialità è stata fortemente penalizzata dallo tsunami di nuove abitazioni (Piano Casa) che ha investito le aree circostanti. “Il Centro è stato castigato”: la frase è emersa, nella sua tagliente chiarezza, nel dibattito con tecnici, intellettuali, professionisti, costruttori ed esponenti dell’associazione ‘Summa Cavea’ ospiti di Capici nel suo point di piazza Affede. Un ‘pensatoio’ che ha adottato per sè il celebre aforisma di un grande ed icastico maceratese d’adozione, Ennio Flaiano: “Chi mi ama mi preceda”. La domanda, la provocazione, il grido d’allarme (se vogliamo) dall’incontro, l’altra sera, è stato sostanzialmente: “Che fine ha fatto l’Urbanistica a Macerata?!”.  E in un clima di ‘after day’, il dibattito in particolare ha avuto come tema proprio l’emergenza urbanistica del centro storico che tra abbandono, degrado, movida sta perdendo neppure più tanto gradualmente, i propri residenti tradizionali per lasciare posto ad una popolazione sempre più giovane, studentesca proveniente da altre regioni. Perdita d’identità che ogni tanto torna alla ribalta con le polemiche sulle statue da erigere o no: su tutti quella di Padre Matteo Ricci, naturalmente. “Perchè il centro storico torni a rivivere -ha proposto l’arch. Gian Carlo Capici- occorre riaprirlo integralmente al traffico con soste limitatissime”.

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. Gian Carlo Capici con il prof. Bruno Zevi, il sen. Giovanni Spadolini, il presidente della Biennale di venezia, Paolo Baratta e lo stesso Capici

“Non sono d’accordo” ha replicato l’avv. Vitaliana Vitaletti che ha contrapposto il modello Lucca, il cui centro è totalmente chiuso al traffico ed è attraversabile unicamente a piedi o in bici. E su quel modello, ha segnalato la necessità di bus navetta elettrici in risposta all’ormai costante fenomeno dei megabus semivuoti che attraversano nei disagi (mettendo inevitabilmente a rischio l’incolumità dei pedoni) le anguste strade del cucuzzolo maceratese. “Recuperiamo piazze e piazzette, angoli deliziosi, ora oppressi dalla sosta selvaggia” ha aggiunto la Vitaletti. “Macerata soffre” ha detto l’arch. Silvano Iommi, per anni presidente dell’Ordine regionale e già assessore comunale, essendo sindaco Anna Menghi (a lui si deve l’eccellente recupero dell’Asilo Ricci). “Eravamo leader per qualità architettonica nelle Marche…non si può lasciare la città nell’abbandono”. E a proposito dello Sferisterio Iommi ha ricordato come sia significativamente scritto sul frontale: “Ad ornamento della città…”. Un’indicazione chiara di come la bellezza formale fosse tenuta in considerazione nell’evoluzione e nella crescita della città attraverso le sue strutture-simbolo. “Ora si assiste ad un impoverimento estetico complessivo del capoluogo. In ordine di tempo, ad onor del vero, l’ultimo vero evento architettonico a Macerata è stato l’Autopalas! Ed è un peccato, ad esempio, che adesso non ci sia più la Commissione per l’Ornato pubblico: perchè non rimetterla in piedi?”.  Critica verso certe soluzioni costruttive, la stessa avv. Vitaletti che si lascia scappare: “Qualche nuovo immobile mi fa ricordare il sanatorio di Sondalo che io ho visitato come alto dirigente dell’Inps….Insomma pare che a Macerata la montagna abbia partorito il classico topolino. Ma un fatto positivo emerge in questo panorama: la speculazione sta finendo ed allora dovranno emergere necessariamente la cultura e la ‘stoffa’ abitativa. Bisognerà muoversi per non rimanere indietro paradossalmente ad altre realtà della provincia: perchè sul piano culturale non solo Civitanova sta facendo molto bene sopravanzando il capoluogo, ma pure centri molto limitrofi come, ad esempio, Treia si stanno illustrando con grande dinamicità…”. Da parte sua il prof. Paolo Matcovich ha sostenuto che a parlare del futuro abitativo siano in città non solo gli addetti ai lavori, gli Ordini, i tecnici, gli ingegneri e gli architetti ‘ o -tantomeno- le consorterie’ ma anche e sopratutto gli intellettuali, i professionisti, gli stessi cittadini primi fruitori dell’abitare, segnale inequivocabile della qualità del vivere. Su questa stessa posizione anche la prof. Donatella Donati che ha chiuso laddove si era iniziato: lo Sferisterio -cui al bookshop Capici vorrebbe in ghiotta esposizione non solo squisiti ciauscoli e bottiglie di ottimo mistrà, ma pure libri e materiali didattico per innalzare l’approfondimento e l’offerta culturale. La prof. Donati, in particolare, ha riferito di un imbarazzante errore del pur ottimo prof. Jonathan Galassi, traduttore americano dei ‘Canti’ leopardiani a proposito del celeberrimo “Ad un vincitore nel gioco del Pallone”. Il grande Carlo Didimi viene indicato come ‘champion of football’ perchè negli Usa gli sferisterii e il Bracciale sono ancora molto simili, nella conoscenza comune, ad Ufo -comprensibilmente a poco servì la pur meritoria opera di divulgazione negli States in cui negli anni 80 s’impegnò con l’allora presidente Ronald Reagan e ad ogni livello una delegazione maceratese dov’era presente l’indimenticabile collega Alberto Girolami cui tanto deve la stagione lirica. Ha raccontato l’altra sera la prof. Donati: “Ho telefonato al prof. Galassi, una persona eccellente e molto gentile, indicandogli l’errore. Se n’è dispiaciuto, ma ormai il volume è stato stampato e non si potrà certo buttarne al macero le copie. Tuttavia si provvederà ad una seconda pubblicazione, di più ristretta tiratura, con la traduzione esatta, facendo luce a beneficio dei lettori anglosassoni, sull’antico Gioco della Palla al Bracciale”.   sferisterioTorneremo anche noi a far luce sulle ragioni che diedero vita alla massima struttura monumentale maceratese, l’ccheggiante Arena, ed insieme alla nascita della fortunata storia di “Macerata granne”? ci si è chiesti nel point nella piazza intitolata ad un poeta-giornalista, Mario Affede, che per la sua città e la sua bellezza promosse molto più di una battaglia.



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