Civitanova: ultimatum del sindaco ai rom

Emanata un'ordinanza
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Il campo rom di fronte allo stadio (foto Vives)

di Laura Boccanera

Se non liberano il piazzale dello stadio entro la mezzanotte di stasera i rom verranno sgomberati in maniera coatta. Questo il senso dell’ordinanza emanata poco fa dal sindaco Massimo Mobili per fronteggiare l’ “emergenza” nomadi che ha caratterizzato queste settimane in città. “Nel caso di inosservanza – si legge – l’ordinanza verrà eseguita dalla polizia municipale l’allontanamento coatto delle persone e la rimozione delle cose presenti”. Il sindaco ordina anche la chiusura immediata dei portali di accesso al piazzale dello stadio che hanno un’altezza che non permette il transito di mezzi di altezza superiore a quella delle auto. Tra le ragioni indicate per la motivazione c’è “un potenziale pericolo per la salute e l’igiene dal momento che mancano strutture sanitarie ed igieniche. Inoltre la vicinanza con il fosso Trabocco potrebbe costituire un pericolo per i bambini presenti nel gruppo”. L’etnia rom arrivata in città in queste settimane (circa una decina di roulotte e camper) ha mobilitato l’attenzione dell’opinione pubblica: fatti sgomberare prima dalla zona industriale, i nomadi hanno girovagato tra la zona commerciale Aurora, il parcheggio dell’Iper ed infine il piazzale dello stadio. Sia ieri mattina che oggi gli uomini della Polizia e il corpo dei vigili urbani hanno pattugliato la zona da lontano inermi. Un problema che necessita di una soluzione anche diplomatica e civile dal momento che come sottolinea Tiziana Streppa dell’associazione Cultura Legalità e Progresso “i rom sono cittadini europei a tutti gli effetti e godono degli stessi diritti di tutti noi, occorre capire come salvaguardare la loro identità senza ghettizzazioni e agevolando un’integrazione con gli altri cittadini”. Le normative in materia infatti consentono al sosta all’interno dell’area comunale per un massimo di 48 ore e nessun tipo di intervento può essere previsto all’interno di questa fascia oraria, considerando anche che il fenomeno non è stato catalogato come “emergenza di ordine pubblico”.



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