Droga: secondo arresto
per il duplice omicidio di Cingoli

In manette un trentenne anconetano che, secondo le indagini dei carabinieri, si trovava a San Faustino nello stesso orario in cui si è consumato il delitto

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V4D2805-1-300x206Ancora un arresto per il duplice omicidio di San Faustino di Cingoli nel quale hanno perso la vita il 25 maggio due spacciatori marocchini, Abbouli Hassan ed Inani Youness, derubati, uccisi e bruciati all’interno della loro auto. Ieri sera  i militari del “RONI” ( Reparto Operativo-Nucleo Investigativo) del Comando Provinciale Carabinieri  di Macerata con i colleghi del “NOR” (Nucleo Operativo Radiomobile) della Compagnia di Macerata, nell’ambito dell’indagine in atto relativa all’omicidio  hanno proceduto all’arresto di un altro soggetto collegato al delitto:  Marco Pesaresi, trentenne anconetano, spacciatore gravitante tra Jesi, Ancona e Filottrano. Pesaresi dall’incrocio delle testimonianze e delle analisi delle celle e dalla lettura del tessuto malavitoso marchigiano risultava essere a  San Faustino all’ora in cui si è consumato l’omicidio. Amico di Alex Lombardi, arrestato lunedì scorso (leggi l’articolo), M.P., interrogato dai Carabinieri, ha però  taciuto la sua conoscenza dei fatti già dalle prime sue dichiarazioni quando,  prontamente individuato, fu sentito alcuni giorni dopo l’omicidio.
V4D2747-300x208Secondo la ricostruzione effettuata dagli uomini dell’Arma, i due marocchini sono stati quella sera rapinati dei 100 kg di cocaina (valore di circa 500.000 euro)che stavano tentando di spacciare all’ingrosso nelle tranquille campagne tra Ancona e Macerata. Lunedì i Carabinieri avevano fermato ed interrogato Alex Lombardi, poi arrestato per favoreggiamento in quanto reticente sul fatto di trovarsi a Cingoli quella sera,  come invece era stato accertato dall’esame delle circa 100.000 utenze esplorate in un mese e mezzo di analisi dei Carabinieri sull’area del ritrovamento dei corpi, nelle ore precedenti e seguenti l’omicidio. Inoltre il soggetto risultava conoscere l’ambiente del narcotraffico ed essere proprietario di una pistola compatibile col calibro dei bossoli rinvenuti dopo minuzioso controllo radiografico della carcassa dell’auto. I bossoli erano insieme ai cadaveri e si presentavano carbonizzati e semi distrutti dalle fiamme perchè avevano raggiunto i 1500 gradi. Solo uno di questi si presentava agli occhi degli specialisti del RONI in uno stato migliore. Alex Lombardi, nei giorni seguenti l’omicidio aveva cercato di liberarsi della pistola walther p 99 cal. 9×21.
omicidi cingoli I Carabinieri, avendo controllato tutti i possessori di armi i cui cellulari erano agganciati nella cella, sono giunti ad una stretta rosa di nomi. Dopo l’ascolto di numerose persone, l’attenzione si è focalizzata proprio su Lombardi incensurato insospettabile e i Carabinieri  hanno subito cercato di individuare  l’arma tramite l’analisi delle compravendite su tutto il territorio nazionale e internazionale. La pistola è stata  rintracciata in un negozio di armi e sequestrata. L’invio dell’arma alla sezione balistica del RIS di Roma ha consentito agli specialisti di laboratorio la comparazione con i bossoli repertati la sera dell’omicidio. L’esame ha dato esito positivo e ha confermato che la  pistola ha sparato quella sera. Sul bossolo individuati i microscopici segni identificativi provocati dai congegni di sparo (nelle armi automatiche al momento dello sparo mentre il proiettile attinge il bersaglio il bossolo viene espulso e lo sfregamento del bossolo sui meccanismi di sparo comporta dei segni microscopici che permettono una comparazione tra le munizioni esplose e l’arma, se ritrovata). La carcerazione di Alex Lombardi è stato l’ultimo tassello del mosaico investigativo che ha consentito di individuare la cerchia dei conoscenti delle vittime. Tra questi l’arrestato di ieri che aveva creduto, nascondendo i fatti, di essere fuori pericolo. L’arresto di Lombardi ha fatto sussultare l’ambiente del narcotraffico locale, che credeva la vicenda del duplice omicidio di due stranieri spacciatori ormai dimenticata. Il caso complesso e articolato nascosto da omertà e soggetti italiani insospettabili, nonché la difficoltà di identificare i cadaveri dati alle fiamme (un modus operandi non tipico della criminalità locale ma più vicino a l’efferatezza dei delitti di mafia) ha portato i Carabinieri a tessere una vasta ragnatela che nelle ultime ore sta portando all’individuazione degli autori materiali del duplice omicidio. Le indagini proseguono incessantemente utilizzando ogni energia disponibile, senza risparmio, ad ampio raggio su tutta la regione.

(Foto di Guido Picchio)



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