La Saetta compie vent’anni
Patron Paolini si racconta

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La formazione della Saetta militante in Terza categoria

di Simone Caraceni

Dal suo bar-roccaforte di Fontespina, Mario Paolini ci racconta i vent’anni de La Saetta, un revival molto intenso e coinvolgente tra aneddoti, vecchie foto e una bacheca ricca di trofei che il patron osserva con orgoglio.

Presidente Paolini, rievochiamo la nascita della società, come mai la denominazione La Saetta?
“Nel lontano 1991, passeggiavo con alcuni amici in riva al mare per fissare le fondamenta della nuova società, all’improvviso un fulmine squarciò il cielo e ho avuto subito l’ispirazione per il nome “La Saetta”.Siamo partiti con il calcio amatoriale femminile, ampliando poi il nostro orizzonte verso il calcio a 5 con due partecipazioni ai campionati italiani (Fano e Viareggio).  Dal 2002 militiamo nella Terza categoria di calcio maschile con risultati soddisfacenti”.

Quali sono le parole chiave che formano l’identità della sua società?
“Abbiamo una base di giocatori civitanovesi a cui abbiamo aggiunto qualche innesto esterno: passione, uguaglianza, cultura del fair play per gli avversari sono i nostri principi fondamentali. Mi piace pensare che la mia squadra sia rispettata in tutta la provincia”.

In 20 anni di lavoro e di sudore, è difficile mantenere alte le motivazioni. Ci sono stati momenti in cui pensava di mollare tutto?
“Nel 2009 abbiamo prodotto un campionato deludente, facevamo fatica a raggiungere gli undici giocatori e certamente la nostra immagine di serietà e sportività ne risultava danneggiata. Ma riflettendo bene, credo sia stato un anno di rottura con il passato, con una mentalità ormai superata, dalle ceneri di quella stagione abbiamo ricostruito un gruppo molto compatto e umile che mi sta riempiendo di orgoglio”.

Quest’anno un girone con un forte accento civitanovese, fioccano le stracittadine e non mancano le fusioni come nel caso della United Civitanova. Che idea ha complessivamente di questo girone?
“Avrei preferito un raggruppamento più eterogeneo, in modo da affrontare le diverse realtà del territorio maceratese, tutti questi derby per alcuni sono stimolanti, per me alla fine diventano una pesante litania. Per quanto riguarda le aggregazioni, la United Civitanova ha ambizioni importanti e la fusione ha permesso di moltiplicare le risorse umane e economiche: la mia società rimarrà sempre autonoma con l’obiettivo di divertirsi e compiere un’attività sociale di rilievo”.



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