Pacì, l’ultimo carbonaio

GLI ANTICHI MESTIERI
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di Gabor Bonifazi

Agli appassionati delle tradizioni popolari e dei mestieri scomparsi, consigliamo un’escursione ai Piani di Gagliole, una montagna per fortuna ancora antropizzata, dove in questi giorni si può ammirare una carbonaia in piena attività, l’ultima della vallata del Potenza. L’ha realizza Pacì, l’ultimo carbonaio, che ha impiegato ben due giorni per allestire questa fantastica architettura di forma troncoconica, una sorta di capanna indiana, costituita da oltre quaranta quintali di tronchetti di legno accatastati a misura, come i colorati shanghai prima di essere smazzati, e che verranno coperti da paglia e terra per non far bruciare la cotta. Pacifico Fioranelli, originario di San Severino Marche, da molti anni risiede ad Acquosi, la più popolosa frazione di Gagliole. Una volta completato il rito della preparazione, la carbonaia verrà accesa per essere spenta due giorni dopo, il tempo necessario affinché dalla catasta venga recuperata una dozzina di quintali di carbonella. L’energia legata alla legna da ardere o fossilizzata in ere diverse.Dall’antracite al litantrace dalla lignite alla torba, si arriva a questo apprezzato carbone artificiale per grigliate.

Carbonaia-in-attività

Carbonaia in attività

Comunque una volta la vita del carbonaio era molto dura. Egli infatti stava solo giorno e notte nel bosco per sorvegliare la sua carbonaia; polenta e formaggio e naturalmente la pasta alla carbonara erano il suo vitto, sonnecchiava tra i rami d’abete della sua catapecchia e non s’interessava d’altro. Ogni tanto scendeva coi muli per consegnare il carbone e per barattarne una parte con gli spaghetti al pastificio di Muccia. Ora il settantenne Pacì, salute permettendo, ripete questo rito una volta alla settimana, salendo sulla montagna non più con la soma a dorso di mulo, bensì con una comoda Panda 4 x 4, e risponde ai clienti di carbonella e di funghi non più con segnali di fumo ma direttamente col cellulare (3345980032).

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Pacì Lu Carbonà e signora



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