Scontri a Bangkok:
20 morti in 3 giorni

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ANSA – BANGKOK – A Bangkok e’ stata una nuova giornata di guerriglia in pieno centro, senza cambiamenti significativi della situazione sul campo, anche dopo un ultimatum dato dall’esercito alle ”camicie rosse”. Sul terreno sono pero’ rimaste altre otto persone, che portano a 24 morti e oltre 200 feriti il bilancio di due giorni di violenze ai margini dell’accampamento dei manifestanti antigovernativi.

Ed il primo ministro Abhisit Vejjajiva ha gia’ annunciato che le operazioni di riconquista della capitale continueranno. Dopo una notte sostanzialmente calma, gia’ dalla prima mattina sono scoppiate sporadiche sparatorie negli stessi punti dove piu’ intense erano state le violenze di ieri: gli incroci di Din Daeng e Bon Kai, rispettivamente a nord e a sud-est del bivacco dei sostenitori dell’ex premier Thaksin Shinawatra. E’ li’ che vengono ripetutamente a contatto manifestanti in arrivo da fuori – oltre un migliaio a Bon Kai – e i militari che da ieri hanno creato un cordone di sicurezza intorno alla ”citta’ rossa nella citta”’, isolando l’accampamento e quindi chiudendogli i rifornimenti, gia’ segnalati come scarsi. Lo squilibrio delle forze in campo e’ evidente: i manifestanti – al di fuori dell’accampamento nessuno veste di rosso – armati al massimo di qualche petardo, i soldati a qualche centinaio di metri dotati di M-16 e altri fucili ad alta precisione. Niente proiettili di gomma: da ieri sparano direttamente ad altezza d’uomo, per disperdere qualsiasi persona cercasse di avvicinarsi alle loro posizioni. Dando sfogo alla frustrazione, i manifestanti hanno incendiato pneumatici nelle strade deserte, sfogandosi in altri atti di vandalismo mentre su Bangkok calava un buio pesto, complice l’illuminazione quasi assente nelle zone sotto coprifuoco. In tarda serata, la capitale thailandese e’ apparsa come una citta’ fantasma, dove spostarsi passando per il centro e’ altamente sconsigliato. La presenza dei militari ha allargato a macchia d’olio le aree off-limits, modificate anche nel corso della giornata: chi si avventura a uscire rischia di non poter piu’ rincasare. Sono chiuse, e lo rimarranno anche domani, le tre linee della metropolitana sopraelevata e sotterranea. Le scuole del centro hanno rimandato a tempo indeterminato l’inizio dell’anno scolastico, previsto per lunedi’ prossimo. Dopo che l’esercito ha dato un ultimatum alle migliaia di camicie rosse accampate attorno alla Ratchaprasong Intersection – ”andatevene o vi dovremo disperdere con la forza” – lo stallo strategico non e’ pero’ cambiato. Nonostante l’accresciuta presenza di soldati, non si vedono i veicoli blindati che, eventualmente impiegati per un blitz, provocherebbero un bagno di sangue. Il crescente nervosismo dei soldati e’ evidente anche nei confronti dei giornalisti, a cui in molti casi viene impedito di aggirarsi tra le linee dei militari. Dopo i tre feriti di ieri tra i reporter, oggi un altro fotografo thailandese e’ stato colpito da un proiettile. La crescente pressione dell’esercito segnala comunque la determinazione a non tornare indietro, in un clima da scontro finale. Mentre 27 manifestanti arrestati in questi giorni sono stati gia’ condannati a sei mesi di carcere, il premier Abhisit ha dichiarato che le operazioni militari – costate 54 morti e oltre 1.200 feriti dall’inizio della protesta due mesi fa – andranno avanti. ”Non ci possiamo ritirare. Quello che stiamo facendo e’ per il bene del paese. Non possiamo lasciare la Thailandia nelle mani di gruppi armati”. A meno di un rapido deflusso delle camicie rosse prese per fame, tuttavia, piu’ passa il tempo e piu’ cresce la sensazione che ulteriori violenze su larga scala siano inevitabili.



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