San Giuliano l’Ospitaliere
La storia del patrono di Macerata

Tradizioni
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di Alessandra Pierini

Da secoli il protettore della città di Macerata è San Giuliano al quale sono dedicati un quartiere e  la Cattedrale della città; portava il suo nome anche il Podium Sancti Iuliani che fondendosi con il Castrum Maceratae diede origine alla città stessa. E’ quella di San Giuliano una figura molto amata e venerata ma non tutti conoscono la sua storia triste e ricchissima. La ricostruiamo attraverso leggende e materiali raccolti nel corso degli anni.
Innanzitutto alle origini del culto di San Giuliano ci sarebbero due diverse tradizioni: una, quella più antica, si riferisce a San Giuliano Martire  in Antiochia d’Egitto, l’altra si è diffusa intorno al XIII secolo e riguarda San Giuliano di Ath, detto l’ospitaliere. Questa seconda prevalse nel 1442 quando venne miracolosamente rinvenuta un urna contenente il braccio sinistro del Santo.  Il 6 gennaio al termine della messa  celebrata dal vescovo Nicolò dell’Aste, si presentò davanti a lui un notabile maceratese molto anziano, che disse di avere inteso da un suo concittadino morto da qualche anno che la reliquia del braccio di San Giuliano era celata fra due colonne davanti all’altare maggiore. Il vescovo ordinò di scavare nel luogo indicato, dove si ritrovò un cofanetto, che a sua volta conteneva il sacro braccio e un vasetto intorno al quale era avvolta una pergamena antichissima con le parole “hoc est residuum brachii sancti juliani” all’interno vi erano anche poche ossa e qualche brandello di carne rinsecchita il sacro braccio era avvolto da un drappo di seta antichissima e da un’altra pergamena con la scritta: “hoc est brachium sancti juliani qui patrem et matrem interfecit”. E’ quindi a questa figura che facciamo riferimento poiché è la sua vicenda quella a cui attualmente i maceratesi fanno riferimento e si sono affezionati.

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Così narra la leggenda:
Un giorno,  un giovane nobile stava cacciando un cervo. Ad un tratto l’animale che fuggiva fece dietrofront e gli andò in contro dicendo “come osi inseguirmi tu che ucciderai il padre e la madre?” a quelle parole Giuliano non soltanto abbandonò la caccia ma, atterrito dalla profezia e per evitare che si avverasse, decise di allontanarsi dal suo paese senza avvertire i suoi genitori.
Dopo un lungo peregrinare arrivò in un luogo lontanissimo, dove entrò al servizio di un principe che aveva intuito di avere a che fare con un nobile. Si comportò così bene in pace e in guerra da diventare presto capo della milizia e da sposare una nobile che aveva in dote un castello.
Nel frattempo i suoi genitori, disperati per la inspiegabile scomparsa, si aggiravano per il mondo alla sua ricerca; finchè un giorno arrivarono per caso nel castello abitato da Giuliano furono ricevuti dalla sposa perché il marito era in viaggio quando i due vecchi ebbero narrato la loro storia, la donna immaginò che fossero i suoceri perche questi gliene aveva parlato a lungo ma non disse loro nulla per prudenza si limitò ad ospitarli affettuosamente, cedendo la camera da letto e andando a dormire altrove.
All’aurora lei si recò in chiesa per assistere alla messa, mentre Giuliano rientrò dal viaggio recandosi subito nella camera da letto per svegliare la moglie,  ma quando nella penombra intravide due persone che dormivano nel letto matrimoniale, credendo che fossero la moglie e un amante, si precipitò su di loro uccidendoli in un impeto d’ira.
Quando Giuliano, uscendo di casa, incontrò la moglie che stava tornando dalla chiesa, le domandò meravigliato e preoccupato chi fossero quelle due persone che aveva trovato sul letto “sono i vostri genitori che tanto vi hanno cercato” rispose lei “e che io stessa ho invitato nella vostra stanza”.
Giuliano preso dallo sconforto e dal dolore scoppiò a piangere mormorando: “misero me, che cosa ho mai fatto! Ho ucciso i miei amatissimi genitori, la profezia di quel cervo si è avverata, e io che volevo evitare il misfatto fuggendo, l’ho compiuto con queste mie mani addio, sorella mia dolcissima, me ne andrò per il mondo e non avrò pace fino a quando il signore non si degnerà di manifestarmi il suo perdono per il mio pentimento.”
“Mio dolcissimo fratello,” rispose la donna “non ti permetterò di partire senza di me: ho condiviso la tua gioia, ora voglio condividere il dolore”, dopo un lungo peregrinare giunsero sulla riva di un grande fiume la cui traversata presentava molti pericoli, dove si trovasse quel luogo è controverso. La tradizione italiana vuole che Giuliano e sua moglie fondarono un ospizio sulle rive del fiume Potenza, tanti anni trascorsero quando una notte, mentre Giuliano stava riposando intirizzito dal freddo, udì una voce lamentosa che invocava il suo aiuto per attraversare il fiume, si alzò subito andando incontro a quell’uomo che stava per morire assiderato: lo invitò in casa sistemandolo davanti al camino, ma nemmeno il fuoco era sufficiente a riscaldarlo. Allora lo portò sul suo letto coprendolo accuratamente, ad un tratto quell’uomo che sembrava malato di lebbra divenne splendente di luce e, levandosi in aria, disse: “Giuliano, Dio mi ha mandato per annunciarti che ha accettato la tua penitenza: presto tu e la tua sposa riposerete nel Signore” poi l’angelo scomparve e dopo pochi giorni Giuliano e la moglie morirono santamente.
Nel duomo di Macerata si conserva la reliquia del santo braccio di San Giuliano l’ospitaliere che, secondo la tradizione locale, morì nei dintorni della cittadina, sulle rive del fiume Potenza. Sepolto in Macerata, il suo corpo fu  portato verso l’anno 740 nel Belgio da san Bonifacio, vescovo di Magonza, il quale lasciò nella cattedrale soltanto le reliquie del braccio sinistro successivamente, per sottrarle alle invasioni ricorrenti, si nascosero in un luogo conosciuto a pochi e fortunatamente ritrovate. All’interno della Cattedrale è possibile vedere San Giuliano in  opere completamente differenti per caratteristiche ed epoche storiche di appartenenza. La pala del 1786 dell’altare maggiore del pittore altoatesino Cristoforo Utenberger raffigura il patrono genuflesso mentre prega Gesù Bambino in braccio alla Beata Vergine, in favore della città di Macerata che appare sullo sfondo minacciata dalla nuvola nera della peste. Agli anni tra il 1924 e il 1937 risalgono invece il “Ritrovamento del braccio di San Giuliano” nel presbiterio  e “Episodi della vita si San Giuliano” nella navata entrambe di Ciro Pavisa da Mombaroccio. Nella cappella di destra si trova invece una copia della statua equestre in legno policromo forse scolpita da artista nordico nel XVIII secolo, recentemente rubata.
Altra curiosità è la data dei festeggiamenti. Fino al 1513 la festa di San Giuliano veniva celebrata il 13 gennaio, poi il Comune decise di spostarla al 31 agosto per evitare i danni economici causati ai commercianti dal cattivo tempo. Esistevano dunque due feste, una religiosa in inverno e una civile in agosto, vennero unificate nel 1626. E chissà se gli acquazzoni che di frequente si abbattono sulle vie maceratesi allestite a festa e piene di gente e bancarelle altro non sono che un modo per ricordare il giorno in cui effettivamente il Santo andrebbe celebrato? Certo è che visto il ricco programma di iniziative che hanno già preso il via ci auguriamo che il nostro Santo protettore interceda per un po’ di bel sole.



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