Ciak si gira, Ferretti in città:
“La mia Macerata non cambia mai”

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di Maurizio Verdenelli

Due giorni, anzi un giorno e mezzo intenso nella sua città per Dante Ferretti “alla ricerca dei passi perduti” ricostruendo una biografia straordinaria, una vita che finora gli ha tributato il trionfo con 9 nomination, 2 Oscar, 3 Bafta Awards, 12 Nastri d’argento, 5 David di Donatello.

Una carriera inseguita sin da tredicenne quando un giorno di primavera seguì il padre in auto per una consegna di un mobile a Roma. La Città Eterna accese la fantasia di Dante, sopravissuto miracolosamente al bombardamento di Macerata del 1943. Non aveva neppure due mesi quando fu trovato sano e salvo sotto le macerie e i detriti della sua casa centrata in pieno dagli aerei alleati, mentre il genitore perse una gamba. Sensazioni primordiali che resteranno indelebili nella sua vita e che gli permisero di “presentire” alla 5 del mattino dell’11 settembre 2001 quello che sarebbe successo a pochi metri da lui, nel suo albergo di Manhattan. Era previsto infatti che nella stessa mattinata con la moglie Francesca Lo Schiavo avrebbe dovuto di nuovo incontrare al 47° piano di una delle due torri gemelle Anthony Minghella, il regista de “Il Paziente inglese”. Ma all’alba Ferretti lasciò in tutta fretta Manhattan “sicuro” che di lì a poco sarebbe accaduto qualcosa. Quel “qualcosa” sarebbe stato un evento apocalittico di conseguenze epocali. Naturalmente l’appuntamento con Minghella, che slittò di qualche giorno (l’aereo di Francesca fece dietro front sull’oceano e tornò in Italia) produsse un film di grande bellezza: “Ritorno a Cold Mountain” con Nicole Kidman e Renee Zellweger.

Il lungo inciso – i lettori lo perdoneranno- non è peregrino come potrebbe sembrare: furono proprio le terribili “tracce” maceratesi nel suo subconscio infantile (il bombardamento dell’aprile 1943) a lanciare un messaggio al grande artista che probabilmente è vivo grazie a quel “presentimento” che veniva da 58 anni prima.

E 13 anni dopo il “martirio” di Macerata –che provocò oltre 100 morti e a metà degli anni ’80 una grossa polemica per avere il sindaco di allora ricevuto uno dei piloti della Raf autori dell’azione di guerra- per Ferretti arrivò la svolta: quel viaggio, appunto, insieme con il padre. Quando tornò a casa, confidò alla sorella Mariella: “Io qui non ci resto più a far trucioli”. Poi l’Accademia, il sodalizio con l’amico Valeriano Trubbiani (che chiamò alla corte di Fellini per “E la nave va” nel 1983) con il quale dipingeva a quattro mani opere astratte che il cognato Benito Lelli conserva gelosamente nel retrobottega della bottega di famiglia lungo la Piaggia della Torre.

L’apprendistato come aiuto scenografo dell’arch. Aldo Tomassini e a fianco dell’arch. Giancarlo Capici. Infine il lancio definitivo per quel ragazzo un po’ introverso, intelligentissimo ma scarsamente propenso a studiare e che passava tutti i pomeriggi al cinema. Questo avviene con Pier Paolo Pasolini e Federico Fellini prima della definitiva consacrazione americana con Martin Scorsese che quel geniale disegnatore maceratese aveva conosciuto sul set de “La Città delle donne” (1980) frequentato da Marty, grande ammiratore del Genio di Rimini.

Macerata amata/odiata: spesso trattato come “oggetto misterioso”, “assessore fantasma”, poi finalmente accolto a braccia aperte dai suoi concittadini che essendo fondamentalmente italiani sono accorsi (diceva Ennio Flaiano) in soccorso del vincitore …di due Oscar.

Che sensazioni nel ritornare nella città natia?

Le stesse. Macerata è sempre uguale a sé, non cambia mai. Ultimamente però sento molto più piacere: la gente mi si affolla intorno in modo affettuoso. Mi sento finalmente uno di loro: mi hanno accettato”.

Approfittando dell’ora desertica, appena dopo pranzo, Dante sale lungo via Tommaso Lauri raccontando la propria infanzia, preceduto da una foltissima troupe con regista, quella della Nicomax, che lo filma. Sta mostrando la casa paterna, da anni ristrutturata in albergo, l’Hotel Lauri a fianco della storica cappelleria Travaglini (grande l’amicizia con Giancarlo che vende i panama più belli della città e molte altre cose esclusive, naturalmente).

Mentre la troupe è al lavoro e Ferretti, finalmente sorridente, parla alla “camera”, lungo la tortuosa via scende un’utilitaria blu che rischia quasi di travolgere il gruppo, fermo quasi all’altezza della curva. Nessun rischio reale ma il clacson disturba le riprese. Si ricomincia pazientemente.

Hai girato scene anche nella bottega di famiglia?

(Quel negozio di splendidi opere e cornici, dominata da sempre dal ritratto del padre ed ora anche della sorella, prematuramente scomparsa qualche anno fa, nonostante le cure che il fratello aveva organizzato premurosamente per lei nei migliori ospedali romani).

No, è un documentario tutto incentrato sulla mia opera di scenografo…”.

Allo Sferisterio?

Certamente. Abbiamo filmato tutta la mattinata: è stata una bella esperienza quella di Carmen, questa estate”.

E in provincia?

Sì, sulla spiaggia di Civitanova per ricordare le mie estati al mare”.

Quando ritornerai?

Spero presto: i vincisgrassi mica li ho dimenticati! Francesca non conosce naturalmente la ricetta non essendo marchigiana e mia sorella purtroppo non c’è più: quindi spero nei miei nipoti…”.

Nella foto di Calavita: Dante Ferretti stamattina allo Sferisterio.

(Il film-documentario “Dante Ferretti scenografo italiano”:

https://www.cronachemaceratesi.it/?p=3847)



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