I tesori della nostra provincia:
Crivelli e i polittici di M.S.Martino

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crivelli

di Alessandra Pierini

Quanti maceratesi conoscono Carlo Crivelli? E soprattutto questo genio della pittura è più noto ai marchigiani o agli inglesi? Detta così la questione può sembrare contorta. Procediamo con ordine: Carlo Crivelli è l’indiscusso e assoluto protagonista della room 59 della National Gallery. Nella sala che gli inglesi gli hanno dedicato danno bella mostra di sè opere prestigiose provenienti da tutte le Marche e in particolare la nostra provincia è presente con il quadro della Madonna della Rondine, commissionato nel marzo del 1490 da Ranunzio Ottoni, signore di Matelica e Giorgio di Giacomo guardiano del convento francescano. Non solo i capolavori del Crivelli dominano in quello che è uno dei tempi dell’arte e della cultura ma narrano i presenti che il Principe Carlo d’Inghilterra, durante il suo viaggio nelle Marche, chiese di recarsi a Monte San Martino. Ora, chi conosce questo suggestivo ma piccolissimo crocchio di case agli estremi confini della provincia, immaginerà lo scompiglio e la curiosità che suscitò la richiesta del’allora erede al trono. Da buon intenditore ed esperto di arte (raccontano anche che durante il viaggio di ritorno Carlo si fece piazzare la tela e armato di pennelli e tavolozza riprodusse con le sue mani il paesaggio incantevole che aveva trovato), Carlo non si fece scappare l’occasione di ammirare Crivelli nei suoi luoghi. Il pittore nato a Venezia nel 1430 si allontanò dai suoi natali e si accasò nelle Marche dove fu accolto benevolmente ma questa scelta di vita lo collocò lontano dai grandi centri della vita artistica e per forza di cose lo escluse dai grandi movimenti artistici. Ciò fa sì che le Marche siano tempestate di piccoli tesori crivelleschi sparpagliati un po’ ovunque e collocati in luoghi di culto, in biblioteche e musei dove, a dire il vero, sono veramente pochi coloro che li apprezzano. Dal Museo parrocchiale di Corridonia che conserva un raro esempio di Madonna che allatta il bambino, alla Pinacoteca Civica  a Macerata passando da San Severino e Camerino, le figure del Crivelli dai visi nobili e i lineamenti finissimi con i loro abiti damascati e impreziositi da gioielli e pietre si ritrovano un po’ qua e un po’ là in luoghi semplici, comuni e frequentati, spesso senza essere riconosciuti.
E’ a Monte San Martino il Crivelli più impressionante ed emozionante e chissà se il Principe Carlo se lo aspettava? Si arriva a San Martino e con qualche minuto di macchina si attraversa praticamente l’intero Paese. La Chiesa non è ricca, non è pomposa, nè archi, nè absidi, solo muri semplici, grigi, poveri. Poi si entra dal portone e lo scrigno svela un tesoro impressionante. Le pareti spoglie quasi scompaiono alla vista estasiante dei fantastici polittici che Carlo Crivelli sembra aver realizzato col meno celebre fratello Vittore. Tanta bellezza, tanta ricchezza sembra essere smisurata rispetto al luogo in cui si trova e ppure è lì, basta allungare la mano e qusi si possono toccare, i Santi sembrano prendere vita. Queste opere straordinarie si sono salvate dallo smembramento che ha interessato altri centri in età napoleonica e sono state conservate lì per tutto questo tempo, nei luoghi in cui e per i quali sono nate dalle esperte mani del pittore. Senza nulla togliere alla room 59 della National Gallery che sicuramente dà al nostro Crivelli il riconoscimento e la visibilità che gli sono stati negati finchè in vita ma che certamente merita, vedere, però, i polittici in questi luoghi è la più grande, inimitabile suggestione, una fortuna della quale i maceratesi devono essere consapevoli.



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