Sciopero della marineria
ma a Civitanova in nove escono in mare
CIVITANOVA – La protesta per il caro gasolio spacca il fronte portuale. Mariano Malaccari, presidente della cooperativa Casa del Pescatore: «Uscire costa almeno 2mila euro al giorno, non c'è più guadagno».
di Laura Boccanera (foto Alessandro Panichelli)
Sciopero dei pescatori, marinerie ferme in tutta Italia, a Civitanova l’adesione però è a macchia di leopardo. Nove imbarcazioni questa mattina hanno comunque preso il largo per pescare in contrasto a quanto sottoscritto dalle marinerie in tutta Italia dove la protesta per il caro gasolio ha assunto la forma di uno stop.

Mariano Malaccari
L’iniziativa congiunta in tutta Italia nasceva da un confronto svolto ad Ancona a settembre durante il quale i rappresentanti del settore hanno esaminato l’aumento dei costi che investe il settore, fra obblighi europei e conseguenze del conflitto in Medio Oriente che ha portato al raddoppio del costo del gasolio per i pescatori, passato da 60 centesimi di euro ad 1,30 euro circa. Nel documento condiviso, sottoscritto da 43 marinerie italiane, vengono avanzate diverse richieste al Governo. Tra queste figurano la proroga fino al 31 dicembre prossimo del credito d’imposta sul carburante, la modifica dei criteri del bando per il ristoro alle imprese con il ripristino dei precedenti coefficienti e l’innalzamento del limite massimo del contributo ammissibile. I pescatori chiedono inoltre la possibilità di accedere alle misure anche in presenza di irregolarità relative al Durc o al Durf, prevedendo il ricorso alla compensazione, la convocazione urgente di un tavolo per una revisione profonda del sistema di registrazione e tracciamento attraverso il logbook, la semplificazione delle procedure burocratiche.
Dei 27 scafi civitanovesi però questa mattina nove sono usciti in mare, mentre i restanti 18 sono rimasti in porto. La scelta di alcuni di rompere lo sciopero e uscire in mare non è piaciuta ai colleghi rimasti a terra che hanno biasimato la differenziazione civitanovese, tra le poche marinerie in Italia divise.
Il problema vero però resta i crescenti costi che rischiano di limare ancora di più i guadagni già ridotti rispetto agli anni precedenti: «Oggi uscire con la barca costa fra spese vive per il carburante e per il lavoro almeno 2mila euro al giorno – spiega Mariano Malaccari presidente della cooperativa Casa del pescatore – A parte subito dopo il fermo pesca quando il pescato era maggiore, ora i margini sono ridotti. Inoltre quando tutti escono il prezzo è minore, ci sono giornate in cui tra spese e ricavi siamo pari, non c’è più guadagno. Anche stamattina ad esempio il prezzo al mercato era basso perché molti grossisti, temendo scioperi e difficoltà sulle strade non sono venuti. Purtroppo dal Governo non bastano i contentini, la guerra in Medio Oriente ed il presso del carburante ha cambiato il settore».