Le Sae passano ai Comuni,
in provincia sono 1700.
Il nodo dei costi di gestione

SISMA - Gli enti dalla data di assegnazione delle casette dovranno occuparsi della manutenzione ed eventuale rimozione. La Protezione civile potrà concedere contributi ma non è previsto un finanziamento annuale automatico che garantisca la copertura delle spese

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10 anni dal sisma - visso - FDM (72)

Visso

di Monia Orazi

Oltre tremila persone vivono ancora nelle casette del terremoto, dieci anni dopo le scosse che hanno devastato l’entroterra maceratese. Sono 3.107, secondo i dati della Regione diffusi nell’agosto scorso, mentre le soluzioni abitative di emergenza censite nella provincia sono 1.698. Un patrimonio destinato a passare gratuitamente ai Comuni, insieme alle spese necessarie per mantenerlo.

sae-castelsantangelo

Sae a Castelsantangelo

La proroga fino al 2029 della gestione straordinaria della ricostruzione è ormai legge, ma per le amministrazioni locali si apre una partita economica altrettanto importante: quanto costerà gestire le casette e con quali risorse potranno affrontare le manutenzioni?

La legge 174 del 5 ottobre, entrata in vigore il 7, stabilisce il trasferimento in proprietà delle strutture emergenziali ai Comuni. Dalla data dell’assegnazione, gli oneri di gestione, manutenzione ed eventuale rimozione saranno a carico dei bilanci comunali. La Protezione civile potrà concedere contributi, nei limiti delle risorse disponibili, ma non è previsto un finanziamento annuale automatico che garantisca la copertura delle spese.

sae valfornace

Sae a Valfornace

I numeri aiutano a comprendere le dimensioni del problema. Erap Marche ha realizzato e cura la manutenzione di 1.943 Sae, delle quali ben 1.698 nel maceratese, quasi nove su dieci. Secondo il censimento diffuso dall’ente, Camerino ne conta 311, Visso 229, Pieve Torina 208, Muccia 165 e Valfornace 164. Seguono Caldarola con 107 strutture, San Severino con 103, Ussita con 89, Fiastra con 74 e Castelsantangelo sul Nera con 66. Non si tratta necessariamente di casette tutte occupate, ma del patrimonio realizzato e censito da Erap. Le persone che vi abitano, invece, sono ancora migliaia. La rilevazione regionale pubblicata ad agosto indica 543 residenti nelle sae di Camerino, 456 a Visso, 363 a Pieve Torina, 324 a Muccia, 264 a Valfornace e 251 a Caldarola. A San Severino sono 186, a Ussita 142. Numeri che mostrano quanto il carattere provvisorio di queste abitazioni si sia prolungato nel tempo, mentre la ricostruzione privata non ha ancora consentito a tutti di tornare a casa.

La manutenzione è già una voce di spesa rilevante. Dal novembre 2020 all’agosto 2026, Erap, attraverso la società Sia, ha gestito oltre 4.200 segnalazioni riguardanti le sae marchigiane, effettuando altrettanti sopralluoghi e disponendo circa tremila interventi delle imprese incaricate.

Dalle infiltrazioni ai guasti agli impianti, le strutture richiedono riparazioni che, con il passare degli anni, potrebbero diventare più frequenti.
Un’indicazione economica arriva dai provvedimenti regionali. Con la delibera 1301 del 5 agosto 2025, la Regione Marche ha assegnato a Erap 1 milione e 165mila euro per la prosecuzione della manutenzione delle strutture emergenziali, utilizzando le risorse della contabilità speciale del terremoto. Un successivo decreto ha disposto la liquidazione di 400mila euro nell’ambito dello stesso finanziamento. Non si tratta di due stanziamenti da sommare, né di un consuntivo annuale riferito esclusivamente alle casette, ma di cifre che documentano le risorse pubbliche necessarie per mantenere operativo il sistema di assistenza.

Ed è proprio il passaggio dalla gestione sostenuta con i fondi dell’emergenza alla responsabilità finanziaria dei Comuni a sollevare gli interrogativi maggiori.

La nuova legge mette a disposizione 59 milioni di euro all’anno dal 2027 al 2029 per la prosecuzione della gestione straordinaria della ricostruzione. Altri 60 milioni annui, fino al 2051, incrementano l’autorizzazione di spesa per il credito d’imposta collegato ai finanziamenti agevolati della ricostruzione privata. Si tratta però di risorse destinate a finalità differenti dalla manutenzione delle sae.

Per le strutture emergenziali è previsto un limite complessivo di 38 milioni e 452mila euro per rimborsare ai Comuni le spese di occupazione e acquisizione delle aree urbanizzate. Anche in questo caso, tuttavia, non si tratta di un fondo destinato alla manutenzione ordinaria. I contributi che la Protezione civile potrà eventualmente assegnare ai Comuni dipenderanno dalle disponibilità finanziarie e dal numero delle strutture presenti nei singoli territori.

Resta dunque da quantificare quanto peserà effettivamente il trasferimento sui bilanci comunali: occorrono i costi effettivi degli interventi, distinti per Comune, le spese di gestione e quelle necessarie per mantenere efficienti gli impianti. Bisognerà inoltre valutare le condizioni delle singole strutture e gli eventuali introiti delle concessioni a pagamento, che la legge destina prioritariamente alla manutenzione.
La normativa consente anche di rendere permanenti le casette e le relative opere di urbanizzazione, prevedendo l’adeguamento degli strumenti urbanistici entro due anni dall’entrata in vigore del decreto originario.

Quando non saranno più necessarie per assistere i terremotati, le strutture potranno essere riutilizzate per altre esigenze oppure rimosse. Anche lo smantellamento, però, avrà un costo per le amministrazioni.


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