Arte, fede e identità dei Sibillini
in mostra in Germania

SISMA - A Freising il patrimonio delle province di Macerata, Ascoli e Fermo e il lavoro di tutela della Soprintendenza dopo il terremoto. Venti opere raccontano il percorso dal recupero alla fruizione pubblica. Il commissario Guido Castelli: «In Europa raccontiamo un Appennino capace di rialzarsi». Esposto anche il Polittico di Nocelleto di Paolo da Visso

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Un momento dell’inaugurazione della mostra

Taglio del nastro ieri per la mostra “Sos – Save our soul. Arte, fede e identità tra i Sibillini e l’Adriatico”, ospitata fino al 31 marzo al Diözesanmuseum di Freising, in Germania, e promossa dalla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ascoli, Fermo e Macerata e dal Museo diocesano di Freising. Attraverso venti opere, dal XIII agli inizi del XVII secolo, l’esposizione presenta al pubblico internazionale il patrimonio artistico delle tre province e racconta il lungo lavoro di tutela e conservazione che, dopo il terremoto del 2016, ha consentito di recuperare, mettere in sicurezza, catalogare e restaurare opere danneggiate, rendendone progressivamente possibile una nuova valorizzazione.

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Il Polittico di Carlo Crivelli

I beni esposti hanno attraversato un percorso impegnativo, fatto di interventi urgenti e di attività proseguite con costanza negli anni successivi al terremoto. Ai recuperi dagli edifici monumentali lesionati sono seguiti i trasferimenti nei depositi di sicurezza, realizzati dalla Soprintendenza. Contestualmente, sono stati predisposti i progetti di restauro, necessari per richiedere i finanziamenti destinati al recupero delle opere e consentire loro di tornare a essere conosciute e ammirate.

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Il Polittico di Nocelleto di Paolo da Visso

«Un lavoro costante, svolto nel rispetto delle esigenze di tutela e conservazione e in dialogo con i proprietari e le comunità, per custodire il valore artistico, religioso e identitario delle opere e accompagnarne la restituzione alla fruizione pubblica – ha detto Pierluigi Moriconi storico dell’arte della Soprintendenza e curatore della mostra -. La conoscenza del patrimonio e il rapporto con il territorio hanno permesso di intrecciare il racconto delle opere con quello del loro recupero e della loro salvaguardia».

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La Pala di San Vittore di Cola dell’Amatrice

«La mostra porta a Freising non solo opere d’arte, ma la storia e la forza di una comunità che, dopo il terremoto, ha scelto di trasformare una ferita in un percorso di rinascita – ha detto il commissario Guido Castelli -. Le opere esposte raccontano un patrimonio fatto di arte, fede, tradizioni e territori, e diventano oggi vere e proprie ambasciatrici dei “Cammini della Rinascita”: un progetto che unisce borghi, paesaggi, luoghi della cultura e comunità, trasformando il patrimonio diffuso in una leva per il futuro. Alcune di queste opere sono state recuperate e restaurate dopo il sisma. La loro presenza in Germania dimostra che ricostruire non significa soltanto restituire ciò che è stato perduto, ma creare nuove connessioni, rafforzare l’identità dei territori e aprirli a nuove opportunità. Portare questo patrimonio in Europa significa raccontare un Appennino che non vuole essere ricordato per la ferita del terremoto, ma per la capacità di rialzarsi, ricostruire e tornare a vivere. È questa la forza della cultura: custodire la memoria e, allo stesso tempo, costruire futuro».

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La mostra offre dunque l’occasione per conoscere il lavoro della Soprintendenza, diretta da Giovanni Issini e delle diverse professionalità coinvolte. Tra gli autori rappresentati figurano Carlo e Vittore Crivelli, Lorenzo Lotto, Allegretto Nuzi, Paolo da Visso, Pietro Alemanno, Marco Palmezzano e Cola dell’Amatrice e per la prima volta in mostra le opere di Paolo Bontulli da Percanestro. Le loro opere restituiscono la ricchezza di un territorio nel quale arte, paesaggio e spiritualità hanno contribuito nei secoli alla formazione dell’identità delle nostre comunità.

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Tre opere, una per ciascuna provincia, esprimono tra l’altro, in modo particolare, questo legame. Il Polittico di Massa Fermana di Carlo Crivelli, firmato e datato 1468, è la prima opera marchigiana documentata dell’artista. La Madonna col bambino e i santi, impreziositi dai fondi dorati, testimoniano la ricchezza del suo linguaggio figurativo. Proveniente dalla chiesa dei Santi Lorenzo, Silvestro e Ruffino, il polittico è stato trasferito nella Pinacoteca civica dopo il sisma del 2016. La Pala di San Vittore di Cola dell’Amatrice, realizzata nel 1514 per l’omonima chiesa ascolana grazie alla devozione dei cittadini, raffigura la Madonna col bambino e i santi Vittore, Eustachio, Andrea e Cristanziano. Sullo sfondo compare una suggestiva veduta di Ascoli medievale sotto un temporale, legata alla protezione di San Cristanziano contro la grandine. Dopo i gravi danni subiti dalla chiesa nel 2016, l’opera è custodita nel Museo diocesano di Ascoli, in attesa del ritorno nella sede originaria. E poi il Polittico di Nocelleto di Paolo da Visso, databile intorno al 1470, proviene dalla chiesa di Santa Maria in Castellare, nel territorio di Castelsantangelo. I colori vivaci, i fondi oro e la carpenteria gotica, incorniciano la Madonna col bambino, gli angeli e i santi. Sopravvissuto alla distruzione della chiesa durante il terremoto, è stato messo al sicuro presso il deposito museale Marec di San Severino.

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