Ospedale, “scontro” tra ex sindaci.
Carancini: «Da tempo una strategia
per depotenziare Macerata»
SANITÀ - L'esponente dem risponde ad Anna Menghi: «Nel 2020 votò contro la variante e il progetto in Consiglio comunale. Non credeva in quell'opera. Da consigliere regionale, in cinque anni, non ha mai svolto un “ruolo” di pungolo per far partire l’iter»

Romano Carancini e Anna Menghi
«Anna Menghi scrive che ho amnesie sulla storia del nuovo ospedale di Macerata. Per fortuna ci sono gli atti. Per questo alcune affermazioni dell’ex consigliera regionale della Lega meritano pacate ma puntuali precisazioni». È “scontro” tra ex sindaci di Macerata sulla realizzazione del nuovo ospedale del capoluogo. L’esponente del Partito democratico Romano Carancini parla anche di «una nitida strategia di depotenziamento per l’Ast di Macerata».
«Anna Menghi non credeva a quell’opera decisiva per Macerata. In Consiglio comunale, a gennaio del 2020 votò contro la variante per il nuovo ospedale alla Pieve e a luglio dello stesso anno si è astenuta, insieme ad altri otto consiglieri, sull’approvazione definitiva – sottolinea Carancini -. “Faccio la fatica di astenermi” aveva detto a luglio 2020 confondendo volutamente il voto sulla variante urbanistica, che sarebbe stato “solo” il presupposto, come da lei riconosciuto, per continuare quella battaglia sul nuovo ospedale da lì in avanti, e il dato politico che, sarebbe restato, alla prova dei fatti, sulle spalle di Francesco Acquaroli, nuovo presidente della Regione da settembre 2020. Perché ha votato contro e poi si è astenuta?».

Il rendering del progetto del nuovo ospedale di Macerata
Carancini ricorda che nello stesso intervento del luglio 2020, l’allora consigliera Menghi «riconosce al sindaco lo spirito unitario con il quale ha portato avanti già nel 2019, la necessità di trovare un consenso unanime in Consiglio per approvare insieme la variante urbanistica, strumento di coesione trasversale e presupposto politico decisivo per sostenere l’impegno – prosegue Carancini -. È la stessa Anna Menghi di allora a smentire oggi sé stessa sulla circostanza che solo attualmente dimostrerei l’importanza di una scelta condivisa. Purtroppo, quello che è certo è che la maggioranza regionale di Acquaroli, di cui Anna Menghi era autorevole esponente, ha affossato l’iter per la progettazione del nuovo ospedale per circa sei anni, a oggi non ancora pronto. Un ritardo colpevole e inaccettabile. Da un lato, facendo credere a Sandro Parcaroli, ogni anno che passava, che si sarebbe messa la prima pietra, e dall’altro, con le bugie comiche dell’assessore all’edilizia sanitaria Francesco Baldelli che ha dichiarato per anni che le risorse erano stanziate, salvo doversi smentire e riconoscere che le risorse non c’erano, come non ce ne sono oggi. L’impegno politico della maggioranza regionale di Francesco Acquaroli sul nuovo ospedale di Macerata è pari a zero».
«In cinque anni, dalla posizione di componente di maggioranza, Anna Menghi non ha mai svolto un “ruolo” di pungolo per far partire l’iter per il nuovo ospedale e non ha mai espresso una critica all’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini o a Baldelli i quali, insieme a Parcaroli, dichiaravano ogni anno che sarebbe partita la costruzione. Insomma, Anna Menghi in questi anni è stata coerente con il suo voto contro il nuovo ospedale del 2020» incalza l’esponente dem che poi passa ad analizzare i costi dell’opera.
«La Menghi confonde i maceratesi perché il costo del nuovo ospedale, secondo la giunta Ceriscioli, sarebbe stato coperto da un project financing, chiavi in mano, con pagamento annuale rateale fino al 2050, e un esborso complessivo nell’arco di 30 anni di 400 milioni comprendente capitale e interessi – spiega Carancini -. In realtà, il colpevole ritardo con il quale Acquaroli e soci hanno affrontato la questione ospedale di Macerata in questi 6 anni, ha fatto esplodere i costi di costruzione e oggi non basteranno 400 milioni ma ne saranno necessari almeno 500, sempre che il costo dell’investimento non cresca ancora».
L’esponente del Partito democratico parla poi di «una nitida strategia di depotenziamento» dell’Ast di Macerata. «O Menghi non legge gli atti e non assume informazioni nell’ambiente sanitario oppure non è consapevole di cosa stia accadendo in questi anni alla Ast Macerata, in termini di depotenziamento e mancata valorizzazione di cui, il nuovo ospedale, è parte dell’ostracismo generalizzato – ha detto -. Una nitida strategia che parte da lontano, della governance sanitaria maceratese, che ha nella ex direttrice di dipartimento, nella ex direttrice generale e, ora, attuale direttrice sanitaria, un filo rosso che ha guidato, da ogni ruolo con la stessa figura, tutte le decisioni, ben coperta dalla politica, prima da Saltamartini e ora da Calcinaro».
Infine, Carancini, fa un appello alla comunità per evidenziare «quanto sia importante la realizzazione del nuovo ospedale di Macerata in funzione della città, oggi depressa e abbandonata, non solo sotto il fondamentale e principale profilo sanitario ma altresì anche sotto il profilo dello sviluppo sociale dell’intero territorio provinciale. Si è consapevoli di cosa voglia dire la costruzione del nuovo ospedale in termini di ricaduta economica diretta e di indotto, in forza di un investimento pubblico non inferiore a 500 milioni? Ad Anna Menghi dico che non è mai troppo tardi, al di là di ciò che è stato, e la battaglia sul nuovo ospedale nell’interesse della salute delle persone maceratesi può sempre essere fatta».
«Nuovo ospedale al palo. <br> Lavori? Non prima del 2029. <br> Calcinaro fa il gioco di Fermo»
Queste cose sono vere.
Intanto i maceratesi continuano a votare questi.
Forse l’opposizione potrebbe scavare sui dati per rendere la questione chiara. Parlando coi maceratesi vedo un problema: non percepiscono il valore di un ospedale che era un ospedale provinciale e di livello e questo è grave, gravissimo. Dando per scontato quello che si ha non ci si accorge di perderlo. Purtroppo ci si accorgerà di quel che manca quando si andrà altrove… questo altrove sarà Fermo.
Al solito, nella lotta tra 2 poveri (Macerata e Civitanova) a vincere sarà il terzo.
La responsabilità è chiarissima ed è politica.
Intanto, da neonatologo, aspetto ancora chiarimenti sulla vicenda della neonatologia, materiale interessante che non capisco come sia possibile rimanga politicamente, per lo più, e di certo nei suoi dati grezzi, taciuto.