Da Sarnano a Cuba con la flottiglia:
«Ci hanno aiutato durante la pandemia,
difenderli è difendere l’umanità»

MISSIONE - Simone Valli fa parte dei 120 volontari del gruppo partito il 17 marzo con destinazione L’Avana per spezzare l'embargo imposto da Donald Trump che sta mettendo in ginocchio il Paese portando soprattutto medicinali: «I medici dicono: "io so di poter curare un bambino e salvare una vita, ma non ho a disposizione i mezzi per poterlo fare. Posso solo stringere le loro mani fino a quando non muoiono"»

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Simone Valli

Simone Valli a Cuba

di Francesca Marsili

Nel suo bagaglio: medicinali, siringhe e presidi sanitari. Simone Valli, 51enne di Sarnano, è uno dei 120 volontari della flottiglia solidale European convoy for Cuba, partita il 17 marzo con destinazione L’Avana per portare aiuto ad un’isola dove l’embargo petrolifero imposto da Donald Trump sta generando la più grave crisi energetica e economica degli ultimi 30 anni. «Non è solo una missione sanitaria – racconta Valli a Cronache Maceratesi mentre la rete telefonica va e viene – è una presa di posizione».

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L’arrivo a Cuba

E’ un autista soccorritore del 118 della Croce rossa di Sarnano. E di far parte della rete internazionale che prova a rompere l’isolamento «ne ho sentito la necessità  vista la situazione del Paese», dice. Una mobilitazione eterogenea, con l’Aicec tra i promotori, che unisce attivisti, sindacalisti, operatori sanitari e volontari da tutta Europa che hanno portato cinque tonnellate di materiale sanitario. Valli è partito da Fiumicino con il collettivo Cuba va, nato nel 2020 quando per fronteggiare il Covid sono arrivati in Italia medici cubani, ed ha poi continuato ad operare a supporto della popolazione caraibica. «Quando mi hanno chiesto se volevo andare ho accetto immediatamente – prosegue  – riuscire a difendere Cuba vuol dire difendere l’umanità. Oltre che un gesto di reciprocità verso lo stesso Paese che durante la pandemia ha inviato sanitari e oggi riceve sostegno».

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Sui colli di cartone compaiono etichette scritte a pennarello: antibiotici, anticoagulanti, garze. «La carenza riguarda tanti medicinali – spiega – la lista ci è stata fornita dal ministero della Salute pubblica di Cuba. Li abbiamo consegnati a diversi ospedali qui L’Avana: a una struttura di ostetricia e ginecologia e una oncologica». Il 16 marzo a Cuba è collassata la rete elettrica nazionale. Alla base la pressione messa in atto dagli Stati Uniti. Donald Trump ha minacciato dazi a chi dovesse vendere petrolio a Cuba, principalmente Messico e Venezuela, partner economici dell’isola. E questo ha creato un deficit di carburante che sta stravolgendo ogni aspetto della vita quotidiana del Paese. I trasporti sono paralizzati: «Molti medici non possono andare al lavoro come pure gli insegnanti – racconta – i blackout sono continui e il cibo ha prezzi proibitivi». Le interruzioni, in alcuni casi durate fino a 24 ore, hanno colpito ospedali, terapie intensive, rete idrica e conservazione dei farmaci. Valli ha ben impresse le parole pronunciate dai medici cubani al momento della consegna dei farmaci: «Dicevano: “io so di poter curare un bambino e salvare una vita, ma non ho a disposizione i mezzi per poterlo fare. Posso solo stringere le loro mani fino a quando non muoiono”».

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La consegna dei farmaci in ospedale

L’attivista descrive una situazione difficilissima: «Perché al blocco che Cuba subisce da 60 anni ora si aggiungono i provvedimenti di Trump che vuole asfissiare e portare allo sfinimento un Paese che fino a ora ha lottato per la propria indipendenza. Fortunatamente il sistema socialista riesce a tamponare un minimo la situazione, che altrimenti sarebbe deflagrata». Il governo cubano ha imposto una serie di misure per far fronte all’emergenza. Sono state tagliate le corse dei mezzi pubblici. Parecchie lezioni universitarie sono state trasferite online. È stata accorciata la settimana lavorativa per i dipendenti pubblici. Sono stati chiusi alcuni resort turistici ed è stato comunicato alle compagnie aeree internazionali di atterrare a Cuba con abbastanza carburante per ripartire perché sull’isola non potrebbero fare rifornimento. Molte di queste hanno cancellato o ridotto i voli verso L’Avana e questo ha avuto un impatto su uno dei pilastri dell’economia cubana.

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Simone Valli

«In un quadro così difficile – prosegue il volontario – i cubani continuano a resistere, perché vogliano difendere il Paese da un attacco disumano». Valli è a Cuba da quasi una settimana per portare aiuti. Il suo grazie è rivolto sia a Francesco Gasparroni, di Porto Sant’Elpidio, laureando in Anestesia e Rianimazione che lavora all’ospedale Torrette di Ancona che «grazie a una cospicua donazione si è prodigato all’acquisto di medicinali». Sia ai colleghi di Croce rossa, «che coprendo i turni mi hanno permesso di partire». L’iniziativa rientra nello European Convoy for Cuba, a sua volta parte del più ampio Nuestra América Convoy to Cuba, una mobilitazione internazionale che ha previsto l’arrivo coordinato di delegazioni via aria, terra e ieri anche via mare con una flottilla sul Malecón, il celebre lungomare di L’Avana, con a bordo dei pannelli solari e medicinali «che ha simbolicamente rotto il blocco », conclude Valli prima di che la conversazione si interrompa. 

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L’arrivo della flottilla al Malecon



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