
Andrea Mosca
di Francesca Marsili
Medici dell’Uca per le visite domiciliari e nelle case di riposo e una sorta di guardia medica diurna al Punto di primo intervento per fare ambulatorio. Sono le ipotesi sul tavolo dell’Ast Macerata per garantire il diritto all’assistenza agli oltre 2mila mutuati di Tolentino che il prossimo 15 maggio resteranno senza un medico di base per due camici bianchi che lasciano il servizio.
I 12 rimasti hanno accettato di aumentare il loro massimale, ma viaggiano già con circa 2mila assistiti a testa e sono allo stremo. Le soluzioni avanzate per tamponare la criticità da codice rosso arrivano dall’incontro di ieri tra il coordinatore territoriale, Andrea Mosca, il direttore dell’Ast Macerata Alessandro Marini e la direttrice del distretto Giovanna Faccenda. Alla base la carenza dei medici di base. «La Regione Marche ha messo a disposizione 160 borse per i medici di medicina generale – ha evidenziato Marini – e ne ha assegnate solo 48». «Questo numero non basterebbe alla Provincia di Macerata- ha aggiunto Mosca – e sono invece quelli che andranno in formazione in tutta la regione».

Alessandro Marini
Ad avanzare l’ipotesi del medico dell’Unità di continuità assistenziale, l’Usca ai tempi del Covid, ieri mattina è stata anche il sottosegretario alla Giunta regionale Silvia Luconi, durante il Consiglio regionale aperto sulla Sanità. «Un medico assunto nel distretto di riferimento con l’incarico di fare visite domiciliari». Il medico Uca è una figura già prevista nella sanità regionale e potrebbe e avere accesso anche alle case di riposo. L’Ast in tal senso ha avviato una serie di richieste ed è in attesa di risposte di disponibilità.

Silvia Luconi
Parallelamente l’Azienda sanitaria territoriale di Macerata è anche alla ricerca di un altro tipo di figura, che svolga attività ambulatoriale nel Punto di primo intervento di Tolentino. Un sorta di guardia medica diurna che si occupi delle visite, della ricette, del rapporto con le farmacie e dell’aspetto burocratico ad eccezione dell’attività a domicilio. «Chiederemo a chi ha la disponibilità di fare contratti per avere una attività di tipo ambulatoriale – ha precisato Marini – che possa essere la risposta in questo periodo di transizione per coloro che rimangono senza la copertura del medico». Altra proposta per tamponare l’emergenza è quella di richiamare i medici di famiglia in pensione, avanzata dal coordinatore Mosca e presa in carico da Marino, ma vanno chiariti gli aspetti pensionistici, assicurativi e amministrativi. Queste le ipotesi prospettate in attesa che qualcuno partecipi al bando per l’assegnazione della titolarità del nuovo medico di famiglia, che scade a maggio.

Il Ppi di Tolentino alla Cittadella sanitaria
«Abbiamo ereditato un gap profondo, frutto di una mancata programmazione del passato dei turnover e che hanno lasciato territori scoperti – ha evidenziato Luconi da Palazzo Raffaello – le difficoltà, i medici di base, non è da oggi che le dicono, che sarebbero andati in pensione tutti insieme perchè tutti insieme sono stati assunti più o meno 25/30 anni fa. Negli ultimi 5 anni si è tentato di invertire il gap iniziando a formare i medici di medicina generale che però non lo fanno in un anno. Sicuramente il 2026 sarà ancora un anno difficoltoso – ha aggiunto il sottosegretario – dove siamo chiamati tutti a stringere i denti. Nel 2027 dovremmo riuscire a vedere delle importanti differenze».
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