Mega parco eolico in montagna,
la Regione dice no

ENERGIA - Il dirigente del settore valutazioni e autorizzazioni ambientali Roberto Ciccioli ha espresso il parere negativo dell'ente sull'impatto ambientale del progetto, che prevede nove aerogeneratori da 180 metri di altezza complessiva tra Gagliole e San Severino: «Criticità sotto il profilo paesaggistico, naturalistico e archeologico»

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di Monia Orazi

La Regione dice no al parco eolico di Gagliole e San Severino. Tredici anni dopo la storia si ripete, è di nuovo no alle pale eoliche tra i due paesi limitrofi.

Il 20 marzo scorso il dirigente del settore valutazioni e autorizzazioni ambientali della Regione Marche Roberto Ciccioli ha firmato il decreto con il parere negativo di compatibilità ambientale per il progetto di realizzazione di un impianto eolico da 29,7 megawatt proposto dalla Wind Energy Gagliole Srl Nove aerogeneratori da 180 metri di altezza complessiva tra i comuni di Gagliole e San Severino non si faranno, almeno per ora.

La notizia è arrivata ai Comitati territoriali riuniti Appennino Marche, che operano sotto la sigla della  coalizione ambientale Tess — Transizione Energetica Senza Speculazione. «Siamo felici di aver dato il nostro contributo – scrivono in una nota, ricordando la propria partecipazione all’inchiesta pubblica dell’11 aprile 2025 a San Severino e le osservazioni formalmente trasmesse agli uffici regionali – questo risultato dimostra che la partecipazione, la competenza e l’amore per il territorio possono fare la differenza».

Il progetto era stato depositato nel dicembre 2024. Wind Energy Gagliole Srl chiedeva l’autorizzazione unica per costruire nove aerogeneratori, torri tubolari da 112 metri con rotori da 136 metri di diametro, distribuiti su due settori: uno a nord tra i Prati di Gagliole e i Pantani di Matelica, l’altro a sud tra Monte Faeto, Monte Pormicio e Dosso Vallonica, a quote tra gli 800 e i 950 metri sul livello del mare. Le opere connesse, strade di servizio, cavidotti interrati, sottostazione elettrica in località Case Mascioli a Camerino, avrebbero interessato quattro comuni. La macchina istruttoria si è messa in moto a febbraio 2025. I Comuni di San Severino e Gagliole hanno chiesto e ottenuto l’inchiesta pubblica, tenutasi l’11 aprile 2025. Sono arrivati contributi da 14 enti tra cui Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Soprintendenza, Arpam, autorità di bacino, Unione montana Potenza Esino Musone, Provincia di Macerata, Ast, cinque Comuni, più 15 osservazioni da privati e associazioni, tra cui quelle della coalizione Tess. A giugno 2025 la Regione ha chiesto integrazioni. Il proponente ha ottenuto una proroga di 180 giorni e ha trasmesso la documentazione integrativa a fine dicembre 2025: decine di elaborati, fotoinserimenti aggiuntivi, relazioni geologiche, studi sull’impatto elettromagnetico. A gennaio 2026 una nuova consultazione. Venerdì scorso il decreto.

Il documento istruttorio, 34 pagine firmate dalla responsabile del procedimento Velia Cremonesi, smonta il progetto su fronti distinti. Il primo è il paesaggio. L’intera area degli aerogeneratori ricade nelle zone dichiarate di notevole interesse pubblico dai decreti ministeriali del 31 luglio 1985, i cosiddetti “Galassini”, relativi alla zona del monte San Vicino e all’alta valle del fiume Potenza. La Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Ascoli Piceno, Fermo e Macerata ha confermato il proprio parere negativo anche dopo l’esame delle integrazioni: gli impatti visivi sono «rilevanti e non mitigabili». Le fotosimulazioni prodotte dal proponente, anziché ridimensionare il problema, lo hanno aggravato: dal centro storico di Camerino i due impianti, quello in progetto e quello esistente di Serrapetrona, sarebbero visibili simultaneamente; la visibilità si estende per quasi tutta la fascia Matelica–Castelraimondo. La Soprintendenza è stata perentoria: tra le alternative progettuali proposte dal proponente, «l’unica perseguibile è l’alternativa zero».

Il secondo fronte è la biodiversità. L’Unione montana Potenza Esino Musone, gestore della Riserva naturale regionale del Monte San Vicino e del Monte Canfaito, aveva emesso parere negativo allo screening della valutazione di incidenza: la pala più vicina, denominata T9, dista appena 200 metri dal confine della riserva. Il Parco nazionale dei Monti Sibillini aveva documentato come le praterie sommitali nell’area di progetto costituiscano corridoi ecologici fondamentali per l’aquila reale e il biancone lungo la dorsale appenninica. Il proponente ha risposto avviando un monitoraggio ambientale a dicembre 2025 e rinviando la relazione agli esiti di tale monitoraggio. La Regione ha giudicato questo rinvio incompatibile con le norme: la valutazione di incidenza è una procedura che deve precedere l’approvazione del progetto.

Il terzo fronte è quello archeologico. La Soprintendenza ha valutato un rischio medio per quasi tutte le aree degli aerogeneratori: scavi profondi su alture con siti noti, un elettrodotto interrato di 24 chilometri in zone ad alta densità antropica antica, una sottostazione in area geomorfologicamente vocata agli insediamenti umani. Il documento istruttorio ricorda anche le interferenze con il Parco della memoria storica della Resistenza dei Monti San Vicino e Canfaito, istituito con legge regionale 35 del 2020: secondo le osservazioni delle associazioni, oltre metà degli aerogeneratori ricadrebbe entro il perimetro ufficiale del parco, e il settore nord risulterebbe sovrapposto ai sentieri Cai e prossimo al monumento al capitano Salvatore Valerio, in un’area teatro della battaglia di Roti–Valdiola–Chigiano.

«Non è una vittoria contro le energie rinnovabili, ma una presa di posizione chiara: la transizione ecologica non può avvenire a discapito dei territori più fragili, dei paesaggi identitari e della biodiversità – finisce la coalizione Tess – il nostro Appennino non è uno spazio vuoto da occupare, ma un sistema vivo fatto di storia, natura, comunità e memoria».

Wind Energy Gagliole ha sessanta giorni per ricorrere al Tar Marche, o 120 per il ricorso straordinario al Capo dello Stato. La vicenda potrebbe quindi non essere chiusa.

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