«Donatella curava col cuore,
non si è mai tirata indietro.
Una frase l’ha resa felice»

CALDAROLA - Donatella Sclavi, è morta domenica a 52 anni, faceva l'infermiera nel reparto di Pediatria di Macerata. Il compagno Stefano Prenna la ricorda e parla dell'oncologa Carolina Liguori: «Le disse "Scrivi anche solo per dire ciao o buongiorno” queste parole sono state una cura per l’anima»

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Donatella Sclavi e Stefano Prenna

di Francesca Marsili

«Donatella si prendeva cura dei pazienti con gentilezza e non si tirava mai indietro, quando si è ammalata lei le parole che le disse l’oncologa hanno curato la sua anima». Così Stefano Prenna, il compagno di Donatella Sclavi infermiera di Caldarola morta domenica a 52 anni. La vicenda di Donatella, che Stefano chiama “Dona”, infermiera del reparto di Pediatria dell’ospedale di Macerata, ha colpito tante persone che l’avevano conosciuta e tanti che hanno mostrato vicinanza alla famiglia. Per questa tragedia. Stefano ricorda come le parole che disse l’oncologa Carolina Liguori a Donatella “Ti lascio il mio recapito, anche se vuoi mandare un ciao, o un buongiorno, fallo pure liberamente, ti risponderò”, resero felice la sua compagna: «Questa frase è stata un’ottima medicina, ha curato anche la sua anima». L’infermiera a Macerata la ricordano tutti per la gentilezza con cui curava i pazienti: «non si tirava mai indietro, anche se per necessità dei pazienti doveva stare un’ora in più al lavoro – racconta il suo compagno -. Sapeva che aveva a che fare con le persone e con i loro sentimenti, non con i numeri».

Stefano riavvolge il nastro della loro storia d’amore. Accarezza i ricordi dei momenti vissuti al fianco della sua Dona. «La conobbi nel 1997, vendevo auto a Civitanova. Mi chiese un’auto usata ma molto affidabile. Doveva fare tantissimi chilometri: viveva a Caldarola e lavorava al Salesi di Ancona». Da quel giorno iniziò il loro viaggio. «Ci mettemmo insieme, e per buona parte del tempo dal ‘97 fino alla sua recente scomparsa, siamo stati una coppia, pur non sposandoci. Ho condiviso con Dona un bel pezzo di vita, e tanti buoni sentimenti».

Un legame profondo, che ha attraversato trent’anni della loro vita. «Andando avanti con l’età, accusava sempre di più la stanchezza nel fare i turni di notte, anche con sintomi di “burnout”, scherzosamente la chiamavo la “barnata”. Fare l’infermiera su tre turni è un lavoro logorante, soprattutto se fatto per molti anni. Mi diceva spesso che riteneva giusto, dopo una certa età di servizio infermieristico ospedaliero su turni, alleviare questo carico alle infermiere anziane». Quando nel maggio del 2025 è arrivata la diagnosi di una terribile malattia, qualcuno aveva suggerito loro di andare fuori regione. «Ma noi – dice Prenna – con fiducia ci rivolgemmo all’Oncologia di Torrette. Abbiamo un ospedale che è un’eccellenza nazionale, teniamolo ben presente. In veritàracconta l’uomo – ai primi cicli di chemio si sentiva trattata da qualche infermiera come un numero, le dava sofferenza. Ma subito dopo abbiamo stretto un rapporto più diretto con la dottoressa Liguori, oncologa del reparto». Stefano rivolge al medico un messaggio che gli viene dal cuore: «Non finirò mai di ringraziare Carolina per la sua professionalità, anche nell’esporre con tatto la brutta realtà oggettiva della malattia, per la disponibilità, l’umanità e la sincera empatia nata tra di noi. Voglio che lo sappiano tutti – conclude – e che molti medici l’abbiano sempre a mente».

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