
Il rettore Graziano Leoni
(Foto e video di Federico De Marco)
«Unicam non è soltanto un luogo dove si studia. È un luogo dove si diventa». Così il rettore Graziano Leoni ha inaugurato l’anno accademico. Il 690esimo dell’Università di Camerino. «Indispensabile» è l’aggettivo scelto quest’anno.
«Tutti voi, studenti e studentesse – prosegue Leoni -, con il vostro entusiasmo, la vostra creatività e il vostro senso di responsabilità, ne siete la parte più viva, preziosa e fondamentale, siete non solo la nostra forza ma la speranza ed il futuro dei nostri territori, del nostro Paese, della nostra Europa, per costruire un futuro di pace e sviluppo. Con questa certezza dichiaro aperto il 690esimo anno accademico della nostra indispensabile Università».

Il pubblico
«Saperi in dialogo per costruire futuro» è stato il tema scelto quest’anno per la cerimonia che ha avuto come ospite d’onore il Ivano Dionigi, professore emerito di Lingua e Letteratura Latina dell’Università di Bologna. L’evento si è aperto con i saluti del presidente della Regione Francesco Acquaroli, del sindaco di Camerino Roberto Lucarelli, del presidente del Consiglio studentesco Edoardo Pettinari, della rappresentante del personale tecnico e amministrativo Emanuela Laliscia, della rappresentante del personale docente e ricercatore Sara Cipolletti e del direttore generale Andrea Braschi. Il rettore ha poi svolto la relazione al termine della quale è stato dichiarato ufficialmente aperto l’anno accademico.

Il rettore ha aperto con una riflessione sul contesto internazionale, senza eludere la gravità del momento storico: «Di fronte alla guerra in Ucraina, alla tragedia umanitaria a Gaza, ai conflitti che consumano vite e speranze in molte parti del mondo, l’università non può e non deve tacere. La conoscenza non è neutrale rispetto alla pace o alla guerra: formare menti capaci di pensiero critico, di dialogo e di responsabilità è doveroso».
Il rettore ha illustrato l’adesione di Unicam alla Carta di Assisi, sottoscritta lo scorso 25 febbraio, che impegna gli atenei a orientare ricerca e didattica alla giustizia, alla sostenibilità e alla tutela della dignità umana. Ha quindi presentato l’istituzione della figura del delegato alle Politiche per la pace e il confronto democratico e l’adesione al progetto Iupals (Italian Universities for Palestinian Students). «Accoglierli e sostenerli è un atto coerente con i valori fondativi dell’università, che vede nel sapere il suo bene più prezioso», ha detto.

Al centro della relazione, la scelta del titolo dell’anno accademico come chiave interpretativa della missione universitaria. «Il sapere si costruisce insieme – ha detto Leoni – e senza dialogo non ha ragione di esistere. Questo è il senso del titolo che abbiamo scelto, un invito rivolto a tutta la nostra comunità a intendere il proprio lavoro quotidiano come contributo a qualcosa che va oltre l’individuo: la costruzione collettiva di un mondo più giusto, più libero e più consapevole».

Il rettore ha annunciato due nuovi corsi di laurea, quello triennale in Scienze delle Attività Motorie e Sportive, che si fonda su anni di lavoro scientifico che Unicam ha condotto nel campo della salute, della nutrizione e della biomeccanica clinica e dello sport, e quello magistrale in Biotecnologie per le Scienze Mediche e Veterinarie. Ha inoltre presentato il Laboratorio immersivo di Chimica, un ambiente che combina realtà virtuale e formazione scientifica, nato dalla collaborazione tra la Scuola di Scienze del Farmaco e dei Prodotti della Salute e la Scuola di Architettura e Design.

Sul fronte dei risultati, Leoni ha ricordato che Unicam si è confermata, per il ventiduesimo anno consecutivo, al primo posto nella classifica Censis degli atenei fino a 10mila studenti e, per il quinto anno di fila, prima tra tutti gli atenei statali italiani per punteggio assoluto: «Un risultato che premia l’impegno costante nel garantire servizi di eccellenza e un’offerta formativa di qualità. Ma dietro questo risultato c’è una filosofia precisa: noi crediamo fermamente che la formazione universitaria autentica non possa essere svolta a distanza. L’università non è un contenuto da erogare, ma un’esperienza da attraversare».

Il rettore ha evidenziato anche i successi nel campo dell’internazionalizzazione, su tutti KreativEu, l’Alleanza Europea delle Università di cui Unicam è partner, nonché quelli della ricerca.
A dieci anni dagli eventi sismici del 2016, il rettore ha fatto il punto sui cantieri in corso, annunciando con particolare soddisfazione l’imminente apertura dei lavori per il recupero del Palazzo Ducale, «edificio simbolo» dell’ateneo. Ha inoltre comunicato la prossima apertura di Palazzo Ribechi, nuova foresteria dell’ateneo, e dell’ex convento di Santa Caterina, che ospiterà la Biblioteca Scientifica Unificata, la School of Advanced Studies e la Scuola di specializzazione in Farmacia Ospedaliera.

La cerimonia ha visto come ospite d’onore Ivano Dionigi, professore di Lingua e Letteratura latina all’Università di Bologna ed ex rettore dello stesso ateneo, che ha tenuto la prolusione dal titolo Ci sarà bisogno di noi, un intervento di ampio respiro filosofico e civile, che ha messo al centro la crisi del linguaggio, il ruolo della politica e il valore insostituibile dell’istituzione universitaria, un presidio civile irrinunciabile.
«Ci sarà ancora bisogno di noi, intesi come Università – ha detto il Dionigi – la quale rimane l’istituzione pubblica più sana, oltre che la più preziosa e nobile, del Paese. A chi, se non alla comunità universitaria, affidare il compito di insegnare che la res publica, la cosa pubblica, è di tutti?».

Dionigi ha concluso la sua prolusione con un appello diretto alle studentesse e agli studenti: «Mostrate i vostri volti, fate sentire la vostra voce, non siate clandestini; il vostro tempo non è domani, è ora. Voi avete il futuro nel sangue e il privilegio di dare del tu al tempo. Impegnatevi in politica: fatelo con passione e orgoglio, non solo per affermare voi stessi, ma anche per una sorta di pietas verso di noi, che non ce l’abbiamo fatta a lasciarvi un mondo migliore. Noi abbiamo vendemmiato più che seminato. Il mondo sarà migliore il giorno in cui non diremo più di un ragazzo o di una ragazza “è tutto suo padre, tutta sua madre”, ma di un genitore diremo “è tutto suo figlio, è tutto sua figlia”».



Ivano Dionigi



Francesco Acquaroli





Alessandro Gentilucci
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