
Foto d’archivio
di Monia Orazi
Trecentocinquantanove pagine, un censimento aggiornato impianto per impianto, valle per valle. Il rapporto Nevediversa 2026 di Legambiente, presentato a Milano l’11 marzo, fotografa una montagna italiana sempre più in bilico: 273 impianti sciistici dismessi su Alpi e Appennini, e il 90 per cento dei fondi pubblici destinati al turismo montano che continua ad alimentare il cosiddetto “sistema neve”. Mentre la neve, anno dopo anno, fatica ad arrivare.
Le Marche compaiono nel dossier con una presenza significativa: quindici edifici sospesi censiti sull’Appennino tra alberghi, residence, strutture ricettive abbandonate o sottoutilizzate, e alcuni dei casi più emblematici portano indirizzi della provincia di Macerata.
Nei comprensori sciistici dei Monti Sibillini sono in campo investimenti pubblici per oltre 70 milioni di euro. Fondi della ricostruzione post-sisma, risorse del Piano nazionale complementare al Pnrr, Contratti istituzionali di sviluppo. Soldi pubblici che continuano a scommettere su una montagna che il clima sta cambiando in modo strutturale.
A Frontignano è in costruzione la nuova cabinovia Frontignano-Cornaccione, un intervento da circa 17 milioni di euro finanziato attraverso il Piano nazionale complementare al Pnrr e i fondi della ricostruzione post-sisma. È il cantiere più avanzato del comprensorio. Il rapporto Legambiente dedica a Frontignano una scheda puntuale: quota tra i 1.102 e i 2.000 metri, due seggiovie e un tapis roulant, ma «le temperature elevate hanno spesso limitato l’apertura degli impianti a brevi finestre di operatività». La stazione, già in difficoltà prima del sisma del 2016, si trova ora al centro di un investimento significativo in un territorio che il cambiamento climatico rende sempre meno affidabile sul fronte neve.
Per quanto riguarda Castelsantangelo, Sono in corso diversi interventi infrastrutturali nell’area sciistica di Monte Prata, finanziati con risorse della ricostruzione. Il prezzo, per questa stagione, è stato la chiusura totale della stazione per l’intera stagione invernale 2025-2026.
A Sarnano il caso più complesso. Il “Sistema integrato della montagna – Sibillini”, inserito nel Contratto istituzionale di sviluppo, vale circa 36,5 milioni tra impianti e infrastrutture turistiche, di cui 27 milioni destinati specificamente a Sarnano attraverso il Cis Sisma. Al momento il progetto è nella fase di progettazione: i cantieri non sono ancora partiti. La vicenda ha attraversato anche le aule del Tar: il Comune aveva fermato il progetto avviato con la società Sassotetto, concessionaria degli impianti, perché la progettazione era affidata a un privato senza bando e con beni privati tra gli oggetti del finanziamento. Il commissario alla ricostruzione Guido Castelli e l’Anac avevano contestato la procedura. Il Tar ha dato ragione al Comune. Il vecchio progetto non è più utilizzabile: l’amministrazione ha incaricato la società Deloitte & Touche di valutare la convenzione con la concessionaria, e si attende un nuovo iter su beni esclusivamente pubblici.

Marco Ciarulli
Nel frattempo il rapporto Legambiente descrive Sassotetto a quota 1.200-1.600 metri, unico bacino di innevamento artificiale censito in tutta la regione Marche, costruito nel 2021, con la formula: «nonostante la bassa quota e le aperture a singhiozzo, recentemente sono stati fatti diversi lavori di ammodernamento». Il dossier cita per questi interventi uno stanziamento di 29.430 euro, cifra che si inscrive nel quadro più ampio del Cis da 36,5 milioni comprensivo anche delle infrastrutture turistiche. Nel dossier Sarnano compare anche nell’elenco degli edifici abbandonati: una ex colonia montana degli anni Cinquanta oggi «presenza silenziosa e degradata in un’area naturale protetta», e una biglietteria in cemento armato incompiuta a fianco degli impianti operativi, tentativo di ammodernamento interrotto in corso d’opera.
A Bolognola il comprensorio prosegue la propria attività, ma il futuro resta segnato da una vicenda giudiziaria. Il Comune aveva ottenuto due milioni di euro per costruire una nuova seggiovia quadriposto, la “Manardo Express”, smantellando lo skilift “Pintura 2” esistente. Il parco dei Sibillini ha negato due volte il nulla osta perché l’area ricade nella Rete Natura 2000, in zona di protezione speciale. Il Tar ha respinto il ricorso del Comune. Nella sentenza i giudici hanno scritto che una seggiovia, a differenza di uno skilift, si presta a un utilizzo in ogni stagione, anche senza neve e che quindi i due impianti non sono assimilabili. Il Parco ha bloccato, in sostanza, l’unico impianto che avrebbe potuto prescindere dalla neve.
A leggere questi dati locali attraverso la lente del rapporto nazionale, la domanda diventa inevitabile. A porla è Marco Ciarulli, presidente regionale di Legambiente: «Il nostro rapporto Neve Diversa intende mantenere accesi i riflettori e il dibattito pubblico sulle scelte e gli investimenti che si decidono di realizzare con risorse pubbliche. Il 2025 è stato un anno che ha battuto molti record in termini di temperature e la tendenza continuerà ad essere questa. Pur comprendendo la necessità di fare interventi in supporto dell’esistente, per mantenere un’economia fragile ma presente, è poco sensato investire ingenti risorse per continuare ad alimentare un sistema neve che non ha più una centralità, né ambientale né tantomeno economica».
La posizione istituzionale di Regione Marche, struttura commissariale per la ricostruzione è che questi investimenti servano non solo a fare sci, ma a tenere vive comunità che il sisma del 2016 ha già duramente colpito. È un argomento che ha una sua logica: senza infrastrutture, senza una ragione per salire in quota, questi borghi rischiano di diventare loro stessi “edifici sospesi”.
Il rapporto, però, indica che una strada diversa esiste già. Tra le 300 “Bandiere Verdi” premiate negli anni da Legambiente compaiono anche realtà marchigiane: Con in Faccia un po’ di Sole e Camoscio Sibillini organizzano escursioni e attività culturali sui Sibillini continuando a portare turisti sul territorio anche dopo il terremoto, senza aspettare che torni la neve. Epicentro, progetto attivo dal 2017, prova a rivitalizzare i comuni del cratere con iniziative culturali 365 giorni l’anno.
Nonostante le migliori intenzioni e le più buone giustificazioni, alla fine saranno soldi di tutti buttati al vento. Ma sicuramente qualcuno ne trarrà un buon beneficio.