Referendum sulla giustizia,
Camera penale ai docenti Unimc:
«Rappresentazione deformata della riforma»

MACERATA - I penalisti ribattono ai prof dell'ateneo che sostengono il no. «Il sì non è una minaccia alla democrazia. Il confronto pubblico richiede rigore, non enfasi apocalittica. Nessun rischio per la Costituzione»

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Donato Attanasio, presidente della Camera penale

«Il dissenso è legittimo, meno trasformarlo in una rappresentazione deformata della riforma. Non esistono pericoli per la Costituzione e per la democrazia». Così la Camera penale di Macerata replica ai 42 docenti dell’Università di Macerata che hanno firmato un documento in cui elencano le ragioni per le quali, a detta loro, la riforma va respinta. Per i docenti la riforma «mette a rischio l’architettura della Costituzione».

Cosa che la Camera penale ritiene «inaccettabile. La Corte costituzionale ha da tempo chiarito che la separazione delle carriere è una scelta pienamente praticabile nel quadro costituzionale vigente. Si può contestarla sul piano politico o culturale; non la si può spacciare come una deriva eversiva. La riforma sottoposta a referendum non nasce per comprimere l’indipendenza della magistratura, ma per dare coerenza a due funzioni che, nel processo accusatorio, sono strutturalmente diverse: il giudice deve essere terzo e il pubblico ministero è parte processuale. Confondere questi piani significa indebolire, non rafforzare, la credibilità del sistema.

Non convince neppure l’argomento secondo cui la riforma sarebbe inutile perché i passaggi da giudice a Pm e viceversa sono oggi rari. È un argomento debole. Il punto non è quanti siano i passaggi, ma il modello ordinamentale che si vuole costruire. E se quei passaggi sono marginali, tanto meno si comprende l’allarme sollevato contro la riforma».

Per la Camera penale «è inesatto sostenere che la riforma consegnerebbe la disciplina dei magistrati alla politica. Il testo prevede due distinti Consigli superiori della magistratura, entrambi presieduti dal presidente della Repubblica, con una composizione che continua a garantire un equilibrio tra togati e laici e un’alta corte a maggioranza assoluta di togati. Parlare di assoggettamento alla politica significa accreditare uno scenario che il testo non contiene.

Quanto al sorteggio, lo si può criticare ma non lo si può liquidare come un’offesa alla democrazia. Esso rappresenta una risposta netta alla crisi del sistema correntizio, che negli ultimi anni ha gravemente compromesso l’autorevolezza della magistratura».

«Non si comprende per quale ragione ciò che è stato ritenuto compatibile – proseguono dalla Camera penale – con le esigenze di imparzialità e trasparenza nell’università debba essere presentato, se riferito alla magistratura, come una sorta di attentato all’ordine costituzionale. È poi fuorviante sostenere che la separazione delle carriere potrebbe essere introdotta con semplice legge ordinaria e che, quindi, il referendum sarebbe superfluo. Proprio perché si tratta di una scelta di assetto costituzionale, è necessario un intervento sul testo della Costituzione. Dire il contrario significa alterare i termini reali della questione».

Riguardo al dissenso, la Camera penale, nel sostenere le ragioni del Sì, non intende «delegittimare nessuno. Intende però respingere con fermezza la pretesa di presentare il Sì come una minaccia per la democrazia. Il confronto pubblico richiede rigore, non enfasi apocalittica. Per queste ragioni invitiamo a un dibattito serio, libero da caricature e da paure costruite. Le riforme costituzionali possono essere contrastate; non dovrebbero essere deformate. E sul tema della giustizia, oggi più che mai, serve chiarezza, non allarmismo».

No al referendum sulla giustizia, 42 docenti Unimc firmano un documento: «A rischio l’architettura della Costituzione»



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