
Ugo Barbi, segretario di Snals Macerata
L’applicazione del Decreto montagna rischia di assestare un colpo durissimo al sistema scolastico delle Marche, con conseguenze particolarmente gravi per la provincia di Macerata. Lo afferma Ugo Barbi, segretario di Snals Macerata, facendo rimarcando come i comuni declassati, perdendo lo status di “zona montana”, vedendo così cancellate le deroghe relative al numero minimo di alunni per classe.
Una scelta che, se confermata, innescherebbe un pericoloso effetto domino: meno classi, chiusura dei plessi scolastici, aumento delle distanze per le famiglie e, in ultima analisi, un’ulteriore accelerazione dello spopolamento di territori già profondamente segnati dagli eventi sismici. «I comuni interessati stanno ancora affrontando le conseguenze del terremoto: la perdita della scuola, presidio fondamentale per la vita delle comunità, rappresenterebbe un ulteriore fattore di abbandono dei territori – ha affermato Barbi – il calo delle nascite è un fenomeno strutturale. Applicare parametri numerici rigidi in questo contesto equivale, di fatto, a decretare la chiusura dei plessi nelle aree più fragili. La soppressione delle scuole locali costringerebbe inoltre le famiglie a lunghi e complessi spostamenti quotidiani, aggravando il disagio sociale e organizzativo. Non è accettabile ipotizzare classi composte da 30 alunni, un sovraffollamento di tale entità compromette la qualità dell’apprendimento e penalizza in particolare gli studenti più fragili. Nelle scuole del territorio è significativa la presenza di alunni con Bes (Bisogni educativi speciali), Dsa e disabilità. In classi sovraffollate, il principio di inclusione, cardine del sistema scolastico italiano, rischia di essere seriamente compromesso, con un inevitabile impoverimento dei percorsi educativi».
Alla luce di queste criticità, il sindacato dei lavoratori della scuola chiede con urgenza una revisione dei criteri di determinazione degli organici, mantenendo le deroghe per i comuni del cratere sismico e per le aree svantaggiate; riducendo il numero massimo di alunni per classe, a tutela della sicurezza e della qualità didattica. «La scuola è un presidio sociale essenziale e non va considerato come un semplice capitolo di spesa da comprimere – finisce Barbi – lo Snals auspica un coinvolgimento immediato da parte delle istituzioni regionali affinché vengano salvaguardati il diritto allo studio, la coesione sociale e il futuro dei territori più fragili».
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