“Cimitero” di mezzi dismessi al Cosmari:
sotto accusa direttore ed ex presidente

TOLENTINO - Oggi l'udienza al tribunale di Macerata (poi rinviata) in cui sono imputati, a vario titolo, Brigitte Pellei, Giuseppe Giampaoli (accusati anche in un secondo procedimento che è partito sempre oggi), 4 dipendenti e un imprenditore. Tra le questioni anche l’impianto di Trattamento meccanico biologico e i lavori per la realizzazione di una vasca di raccolta della pioggia

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Il Cosmari

di Gianluca Ginella

Un cimitero di mezzi dismessi per la raccolta e il trasporto dei rifiuti porta sotto accusa l’ex presidente del Cosmari, Giuseppe Giampaoli, e il direttore generale, Brigitte Pellei. Oggi si è svolta l’udienza predibattimentale davanti al giudice Domenico Potetti del tribunale di Macerata in cui, a vario titolo, erano sotto accusa sette persone, tra queste dipendenti dell’azienda e un imprenditore. L’udienza è stata rinviata al 14 settembre per consentire alle difese di presentare delle memorie.

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Giuseppe Giampaoli

Per quanto riguarda i mezzi dismessi, questa parte delle contestazioni viene rivolta a Giampaoli (in qualità, all’epoca dei fatti contestati, di presidente facente funzioni), a Pellei, e ad altri due dipendenti: Gianluca Cursio, 46 anni, residente a Corridonia, come responsabile manutenzione impianti e automezzi del Cosmari, e Paolo Belardinelli, 52 anni, residente a Macerata, responsabile manutenzione automezzi.

Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Francesca D’Arienzo, lungo il confine orientale dello stabilimento su di una superficie di 600 metri quadrati, di cui 440 circa coperti, e il resto costituito da piazzali, avrebbero depositato rifiuti speciali pericolosi e non. Si tratta di una ventina di veicoli dismessi (la maggior parte già usati per il servizio di raccolta e trasporto rifiuti) e parti di questi.

Mezzi che non sarebbero stati, quando avvenne il controllo dei carabinieri del Noe, nel giugno 2023, sottoposti a trattamento di bonifica. L’accusa fa un elenco dei mezzi: parla di 9 Ape Piaggio, di una Alfa Romeo 159, di un Piaggio porter, di tre Iveco Eurocargo, di un altro mezzo Iveco, di un mezzo Isuzu, di un Iveco Eurotech (solo motrice e braccio meccanico), di un Mitsubishi Fuso, di un altro veicolo Iveco, di un ulteriore mezzo di cui non viene specificata la marca, di un camion Volvo, di un furgoncino Mitsubishi, di un furgone Porter.

Una ulteriore contestazione viene rivolta a Giampaoli, Pellei, e a due dipendenti: Mauro Caporalini, 70, di Macerata, responsabile dell’impianto Trattamento meccanico biologico (Tmb) del Cosmari (ora in pensione), e Massimiliano Marinucci, 53, di Porto San Giorgio, addetto alla produzione e di fatto responsabile dell’impianto Tmb dal 5 ottobre 2023. Per l’accusa avrebbero violato l’ordinanza del presidente della Provincia in particolare le prescrizioni indicate all’alinea “Nuova linea di selezione Rsu indifferenziati”.

Non avrebbero separato la frazione metallica dal rifiuto indifferenziato all’ingresso dell’impianto di Trattamento meccanico biologico a causa dell’assenza del previsto impianto di deferrizzazione primaria. Avrebbero modificato senza autorizzazione l’area occupata dal Trattamento Meccanico Biologico provvisorio, non provvedendo all’allestimento della porzione di 20 metri quadrati destinata allo stoccaggio del sottovaglio in attesa di essere caricato nella biocella. Non avrebbero chiuso la porta di ingresso del capannone adibito alla linea di trattamento del Rsu indifferenziato, rimasta sempre aperta, dice l’accusa, durante le operazioni di controllo svolte dalla pg il 15 giugno 2023.

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Brigitte Pellei

Giampaoli e Pellei sono poi accusati di aver stoccato il materiale qualificato come end of waste costituito da “balle di carta e cartone” e rifiuti costituiti da “balle di plastica” in area scoperta non autorizzata.

Altra contestazione, sempre per Giampaoli e Pellei: nell’ambito dei lavori di realizzazione di una vasca interrata per la raccolta delle acque di prima pioggia all’interno del perimetro dell’impianto, avrebbero disposto la collocazione di un cumulo di circa mille metri cubi di materiale inerte da qualificarsi rifiuto speciale in un’area non indicata come sito di deposito di rifiuti, costituita da corsia centrale priva di tettoia. La questione della realizzazione della vasca interrata allarga l’accusa ad un settimo imputato: Daniele Palumbi, 61, teramano, legale rappresentante della Palumbi Costruzioni. Gli viene contestato di aver effettuato, lungo il confine orientale dello stabilimento del Cosmari, il deposito di rifiuti speciali non pericolosi costituiti da terre e rocce da scavo derivanti da lavori svolti per la realizzazione della vasca per la raccolta di acque di prima pioggia.

Gli imputati contestano le accuse. L’avvocato di Giampaoli, Leonardo Filippucci (che assiste anche due dipendenti, Marinucci e Caporalini, quest’ultimo in pensione): «Confidiamo di poter dimostrare l’estraneità ai fatti nel corso del procedimento». Ad assistere gli imputati, anche gli avvocati Giuseppe Bommarito, Giuseppe Giammusso e Pietro Siciliano.

Sempre oggi Pellei e Giampaoli erano imputati anche in un’altra udienza predibattimentale. In quel caso insieme a Luciano Taddei, 70 anni, consulente esterno e referente per gli adempimenti Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Il giudice ha disposto la prosecuzione del giudizio con udienza fissata al 2 ottobre. Agli imputati vengono contestate, in sintesi, presunte violazioni di prescrizioni dell’Aia. Le contestazioni riguardano la vecchia discarica di località Collina a Tolentino.

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Il pm Francesca D’Arienzo

Giampaoli e Taddei, tra l’altro, sono accusati di aver violato il limite temporale dell’Aia avendo conferito rifiuti tra il 15 ottobre 200 e il 25 marzo 2010 superando il limite temporale massimo di 20 mesi dall’inizio dei conferimenti. In particolare l’accusa contesta il conferimento di 181.542 tonnellate di rifiuti, superando il limite di 150mila tonnellate. Altra contestazione: avrebbero abbancato 164.940 metri cubi di rifiuti, mentre il limite indicato dall’Aia era di 157mila metri cubi. Sempre Giampaoli e Taddei, prosegue l’accusa, avrebbero omesso di comunicare alla Regione e adottare un piano di intervento per individuare la causa del superamento di alcuni valori delle acque sotterranee a valle della discarica. Una situazione che per l’accusa avrebbe causato «un impatto negativo sulle matrici ambientali, con la contaminazione delle acque sotterranee». Acque che tra il 2011 e il 2018 avevano «nei piezometri di valle dei valori significativi di ammoniaca». Cosa che secondo l’accusa era riconducibile al percolato della discarica.

A tutti e tre gli imputati viene contestato di non aver svolto alcune opere di manutenzione del sito. Tra queste la realizzazione della copertura definitiva oltre il termine previsto dei 189 giorni dall’inizio dei lavori, la conservazione del telo di copertura lacerato, la mancata pulizia delle canalette di raccolta delle acque piovane e l’assenza di una recinzione per impedire l’accesso di persone e animali.

Tra gli effetti di queste situazioni, dice l’accusa, a settembre 2023, a seguito delle analisi svolte sui campioni delle acque del fosso Maricella, che passa sotto al sito, sarebbero emersi dei valori di Azoto Ammoniacale, Cloruri e Metalli molto superiori rispetto ai valori normalmente registrati nei corsi d’acqua della zona.



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