Il medico Paolo Sossai a caccia dell’impresa:
nel mirino il villaggio di Askole sul K2

CAMERINO - Il gastroenterologo e internista pianterà le tende del Cai nei territori pakistani già percorsi da Ardito Desio che nel 1954 conquistò la vetta della seconda montagna più alta al mondo: «La mia missione è rendere operativa la cultura delle emergenze sanitarie in alta montagna»

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Paolo Sossai

di Maurizio Verdenelli

Punta in alto, a quota 3mila del K2, il nuovo presidente della Commissione medica centrale del Club Alpino Italiano, Paolo Sossai, gastroenterologo e medico internista. Per la prima volta un marchigiano, seppure d’adozione, nella storia del Club fondato nel 1863 da Quintino Sella, pianterà infatti le tende del Cai nei territori pakistani resi gloriosi dalla spedizione di Ardito Desio che, il 31 luglio 1954, conquistò la vetta del K2, la seconda montagna più alta del mondo.

Ha detto Sossai, veneto d’origine, che ha le vette nel Dna: «La mia missione è rendere operativa la cultura delle emergenze sanitarie in alta montagna. In questa prospettiva è prioritario allargare la collaborazione scientifica e operativa alle università, anche a livello internazionale».

Sossai, residente in provincia di Macerata, docente alla Politecnica delle Marche e all’ateneo di Camerino, primario per 16 anni a Camerino e Urbino, autore e vincitore di premi prestigiosi, è stato già presidente della Commissione medica del Cai per Marche e Umbria e, in questo ruolo, ha partecipato alla preparazione di una precedente spedizione scientifica nell’area di quello che fu il campo base del K2. Con un reportage sulla stampa scientifica internazionale ha lavorato sul carteggio di Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, i conquistatori del K2, e di Walter Bonatti, grande protagonista dell’impresa dell’Italia del dopoguerra. I tre grandi “vice” del professor Desio.

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Il K2

Ha detto il professore, che è pure direttore medico del Centro Maxiemergenze di Modena: «Saremo con un’équipe medico-sanitaria ad Askole, 800 anime, ultimo villaggio a tremila metri sulla strada del K2».

Ad Askole il Cai ha contribuito al presidio medico istituito dopo l’acquedotto realizzato dalle istituzioni italiane. Nel villaggio continua tuttavia a non esserci il telefono né altre forme di telecomunicazione. «Vivere a tremila metri è oltremodo problematico, come facilmente intuibile. Askole, che ha dato all’impresa del K2 tanti portatori d’alta quota, è sempre stato nel cuore del Cai, nel ricordo dell’impresa più grande. Ed è dunque fin troppo evidente che, come medico, uomo di montagna e ora presidente della Commissione medica centrale del Cai, abbia pensato ad Askole come meta di questa importante nuova spedizione scientifica ad alta quota».



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