
di Laura Boccanera
«Non perdiamo un altro anno, il centro per l’autismo a Civitanova serve subito, già abbiamo perso 4 mesi. La proposta del Paolo Ricci è l’unica percorribile, la maggioranza cambi idea». Le famiglie fanno dietrofront rispetto all’apertura e all’ipotesi di valutare alternative per la sede del centro autismo la cui variante è stata bocciata al consiglio comunale dello scorso novembre quando sia maggioranza che opposizione hanno votato contro la proposta da 6000 metri quadri chiedendo al Paolo Ricci una riduzione della superficie.

Adriano Bonifazi
Una posizione ribadita nel corso di una conferenza stampa questa mattina nella sala della Biblioteca a cui hanno partecipato genitori con figli autistici e anche esponenti dell’amministrazione (erano presenti Fausto Troiani, l’ex presidente del consiglio comunale che proprio per non aver messo ai voti l’emendamento in quel consiglio comunale è stato sfiduciato, e l’assessora all’urbanistica Roberta Belletti) e del Paolo Ricci col presidente Alfredo Perugini e la direttrice Patrizia Zallocco.
Le famiglie rappresentate da Adriano Bonifazi, Donatella Pierini, Annie Seri e il poeta Umberto Piersanti non arretrano: il centro per l’autismo del Paolo Ricci deve essere realizzato da 6mila metri quadrati, senza ulteriori riduzioni, questa la loro posizione. «Oppure la maggioranza si prenda la responsabilità di dire che non lo vogliono fare – è stato detto nell’incontro –. È diventata una barzelletta mercanteggiare sui numeri, 6mila, 3mila, 5mila».

Annie Seri e Umberto Piersanti
Negli ultimi due mesi, spiegano i familiari, «sono stati fatti discorsi di tutti i tipi, valutate ipotesi assurde come la Limonaia, lo Speedway, Stella Maris, abbiamo inviato anche una mail alla Regione e all’assessore Paolo Calcinaro per ricostruire tutte le evoluzioni emerse e chiedere un intervento. Molti genitori oggi non sono qui perché hanno difficoltà a gestire i ragazzi. Questa è una problematica che si consuma dentro le abitazioni. Non abbiamo tempo da perdere, per noi perdere quattro mesi è come perderne quattro anni».
Il bisogno, ricordano, non riguarda solo Civitanova. Molte famiglie sono costrette a rivolgersi fuori regione, in particolare ad Assisi, dove esiste una struttura da 10mila metri quadrati: «La Regione Marche è stata la prima ad approvare una legge sull’autismo nel 2014, ma poi non ha dato seguito concreto rimanendo molto indietro, in Umbria 10mila metri quadrati non sono considerati troppi, qua invece per ragioni di opportunismo politico si chiede di ridurre uno spazio che non è riducibile e non per un capriccio, ma per ragioni concrete, valutate da tecnici».

Il sindaco Fabrizio Ciarapica nelle scorse settimana ha richiesto al Paolo Ricci di provare a fare la quadra e ridurre la cubatura così da riportare in consiglio la variante emendata in modo che passi il vaglio della maggioranza, ma pur ritoccando al ribasso, non si riesce a scendere sotto i 5000 metri quadrati, ben oltre la proposta di 3mila avanzata dal consiglio.

L’ex presidente del consiglio Fausto Troiani presente alla conferenza stampa
«Abbiamo dato al sindaco un programma dettagliato con misure, cosa vogliamo fare e dove – torna a puntualizzare Perugini del Paolo Ricci – ma gli spazi che ci occorrono sono quelli, non possiamo scendere sotto i 5200».
«Gli spazi dove siamo ora a Civitanova Alta sono inadeguati – aggiunge la direttrice Zallocco – quindi l’idea era trasferire anche i 50 utenti al momento seguiti dalla struttura nel nuovo spazio, pertanto non è possibile sommare alle nuove metrature da realizzare quelle attualmente in uso. Da qui la necessità di uno spazio ampio il doppio rispetto a quello attuale».
Il comitato dei genitori in questi mesi ha iniziato anche una raccolta firme per chiedere la realizzazione del centro per l’autismo e radunando al momento 2700 sottoscrizioni. «In una prima fase era stata eliminata la parola “variante”, per aprire al dialogo – ha aggiunto Annie Seri – ma le ipotesi alternative nei fatti non ci sono o sono inadeguate pertanto dobbiamo tornare a chiedere con chiarezza l’approvazione della variante del Paolo Ricci. La maggioranza deve cambiare idea, non possono votare se non capiscono cosa significa per una famiglia gestire figli adulti con queste problematiche».
«A chi non è d’accordo se la situazione non si sblocca rapidamente – conclude Adriano Bonifazi – porteremo i nostri figli adulti nelle loro case a Pasqua così si renderanno conto di cosa vuol dire convivere con l’autismo».
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