
La biblioteca didattica dell’ateneo
Il tema cruciale e sempre più attuale dell’intermediazione – declinato in ambito professionale, medico, tecnologico e nel rapporto tra i generi e tra le generazioni – è al centro del ciclo di incontri “Inter-mediazioni. Pratiche di dialogo tra generazioni, professioni e tecnologie”.
Si tratta di una iniziativa organizzata dal Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Macerata, dalle delegate alla Terza missione Arianna Fermani e Antonella Nardi, in collaborazione con la Società filosofica italiana, sezione di Macerata. Gli appuntamenti, accreditati per i docenti sulla piattaforma Sofia e aperti a studentesse e studenti di Unimc, si terranno nella Sala Sbriccoli della biblioteca di ateneo in piazza Oberdan 4, dalle 17 alle 20, nelle date del 19 febbraio, 12 marzo, 16 aprile, 15 ottobre e 12 novembre.
«Gli incontri sono pensati per operatori sociali ed economici, insegnanti, cittadinanza e per chiunque voglia approfondire le pratiche della relazione umana – spiega Roberto Mancini, direttore del Dipartimento di studi umanistici dell’Università di Macerata -. L’obiettivo è esplorare un’idea di inter-mediazione capace di favorire dialogo, cooperazione, gestione nonviolenta dei conflitti e tutela del bene comune».
Alla giornata di apertura di sabato 14 febbraio, dopo i saluti del rettore John McCourt e di altre autorità, interverranno Giorgio Menichelli, segretario generale di Confartigianato Imprese Macerata, Ascoli Piceno e Fermo; Edith Cognigni, docente di Didattica delle lingue moderne all’Università di Macerata; e Vincenzo Castelli, consulente Onu per le politiche sociali.
Nel corso di ogni incontro, dopo le lezioni introduttive dei vari relatori, tutti esperti a livello nazionale e internazionale, sono previsti laboratori, discussioni e dibattiti. Si tratta di un percorso di elevazione della coscienza collettiva circa l’importanza cruciale dell’intermediazione in ogni campo, la sua enorme difficoltà e, insieme, la sua straordinaria bellezza, visto che in essa, come ha scritto Antonio Prete, «c’è qualcosa che assomiglia all’esperienza d’amore, o almeno alla sua tensione: come poter dire l’altro in modo che il mio accento non lo deformi, o mascheri, o controlli, e, d’altra parte, come lasciarmi dire dall’altro in modo che la sua voce non svuoti la mia, il suo timbro non alteri il mio, la sua singolarità non renda opaca la mia singolarità».
Per informazioni e iscrizioni è possibile scrivere a arianna.fermani@unimc.it e antonella.nardi@unimc.it.
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