
Il deposito di rifiuti abusivo che emerse a fine 2023
Rischia di finire a processo con l’accusa di aver omesso di controllare l’area e non averne interdetto l’accesso l’allora responsabile del settore lavori pubblici del Comune di Porto Recanati. La vicenda è quella risalente al dicembre 2023 quando i carabinieri del Noe, su esposto del sindaco Andrea Michelini, misero sotto sequestro una vasta area nei pressi del cimitero di Montarice all’interno della quale venne rinvenuta una discarica abusiva con grandi quantità di scarti di edilizia: calcinacci, pezzi di asfalto e altro materiale da cantiere. Materiale che era stato seppellito e poi riemerso a seguito delle piogge.

A sollevare il caso è il Centrodestra Unito, che critica la scelta dell’amministrazione comunale di costituirsi parte civile nel processo che verrà. «Il processo è chiaramente tutto da fare, e, senza esprimere alcun giudizio in merito, chiamare un responsabile a rispondere per non aver dormito in cimitero o non aver chiuso adeguatamente un’area di un cantiere è compito solo della magistratura che dovrà dimostrare la sua responsabilità – affermano le consigliere comunali di opposizione Rosalba Ubaldi e Angelica Sabbatini – ma sia chiaro, neanche la magistratura dice che il dirigente ha trasformato il cimitero in una discarica ma solo che non ha vigilato bene affinché terzi sconosciuti non gettassero rifiuti nelle aree che all’epoca erano un cantiere. Ecco, il processo deve ancora iniziare e il dipendente non svolge più da anni il ruolo di dirigente; è stato spostato da un ufficio all’altro come un qualsiasi oggetto ed ora vede anche che il Comune si costituisce parte civile. Certo, il Comune dovrebbe costituirsi parte civile se il processo fosse contro chi ha adoperato il cimitero come una discarica, ma qui stiamo parlando di altro. Qui stiamo parlando di una guerra senza quartiere che sembra non avere fine, ai danni di un dipendente. Per i prodi di casa nostra, importante è denunciare, possibilmente sempre la stessa persona. Ancora non sappiamo neanche come la magistratura vuole provare queste imputazioni e già per loro l’ex responsabile deve risarcirci un danno che non comprendiamo come avrebbe potuto evitare? Intanto, la giunta incarica un legale con relativo anticipo di spese che già ammontano a 4.500 euro circa. È davvero questo il modo migliore di spendere i soldi dei cittadini?».

L’area interessata
A fare chiarezza sull’operato dell’amministrazione sulla vicenda è Michelini in prima persona. «Nei primi mesi del 2022 erano stati segnalati accumuli di macerie all’interno del cimitero nel quale erano in corso i lavori di ampliamento – ricorda il sindaco – subito l’amministrazione ha chiesto all’Ufficio tecnico di individuare i responsabili e di richiederne la rimozione. Nell’inverno del 2023 all’esito di un forte temporale che ha dilavato la terra in superficie, sono affiorati rifiuti speciali in una vasta zona del nuovo cimitero. A seguito della segnalazione i carabinieri del Nucleo operativo, con l’ausilio dell’Arpam, hanno approfondito le indagini e portato alla luce un’enorme discarica che ha livellato un’intera collina per un’estensione di per 2.700 metri quadrati, praticamente mezzo campo da calcio. L’area è stata sottoposta a sequestro preventivo. La Procura, terminate le indagini ha emesso un decreto di citazione a giudizio ai danni dell’allora responsabile del settore lavori pubblici, per aver omesso di svolgere adeguata vigilanza, consistita anche nella mancata adozione di immediati provvedimenti tesi ad interdire il libero accesso all’area ripetutamente oggetto di abbandono di rifiuti. In sintesi, considerata l’enorme mole di materiale è emerso in maniera evidente che le attività illecite si erano protratte nel tempo in modo sistematico. Il danno ambientale, inteso come l’insieme dei costi necessari per la bonifica ammonterebbe a svariate centinaia di migliaia di euro. Avremmo volentieri occupato meglio il nostro tempo a prenderci cura della città piuttosto che ritrovarci a affrontare la difficoltà di avere metà cimitero nuovo sotto sequestro per colpe o negligenze che certamente non sono le nostre. L’entità del pregiudizio per l’ente pubblico impone come atto dovuto la costituzione di parte civile nel procedimento penale a carico di chi sarà riconosciuto responsabile del reato, sia esso, o meno, dipendente del Comune. Dalle dichiarazioni rilasciate nel corso di un recente Consiglio comunale dal portavoce del Centrodestra Unito Rosalba Ubaldi sembrerebbe che la prassi era nota anche alla parte politica, che era a conoscenza degli scarichi abusivi. La stessa ha dichiarato testualmente che, in alcuni casi “ce l’abbiamo acchiappati e sono stati mandati via“, che “il materiale che, almeno all’epoca veniva buttato, erano quello che per non portarli alla discarica, dove sarebbero stati qualificati, avrebbero dato indotto ad individuare il lavoro e quindi l’eventuale evasione di qualche fattura, li portavano lì”. Il costituirsi parte civile in tale procedimento da parte della attuale amministrazione non è una scelta discrezionale o persecutoria ma di garanzia verso il grave danno erariale perpetrato verso la città ed i cittadini che, inevitabilmente, avrebbero dovuto farsi carico delle spese di bonifica ambientale in caso di un’amministrazione che non vede o finge di non vedere. Chiunque si fosse ritrovato una discarica nel giardino di casa propria avrebbe fatto esattamente la stessa cosa. Lasciamo che la magistratura faccia il suo lavoro e che la giustizia faccia il suo corso, dal canto nostro riteniamo, come amministrazione, di aver fatto il nostro con la dovizia e trasparenza che da sempre contraddistingue il nostro operare al servizio dei cittadini».
Una discarica abusiva scoperta dietro il cimitero, scatta il sequestro del Noe
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