
Alessandro Savi
Non riesce a pagare una bolletta dell’acqua da 400 euro per cui chiede ad Apm di versare la somma a rate: «La risposta dell’azienda è un invito paradossale: l’utente è “costretto” ad attendere la costituzione in mora per accedere a un piano di rientro» dice Alessandro Savi di L’altra Macerata.
La questione riguarda una bolletta che una famiglia aveva chiesto di pagare a rate, racconta Savi, ma «l’azienda ha recentemente negato la rateizzazione sostenendo che non ricorressero le condizioni previste dalla delibera Arera» spiega l’ex consigliere provinciale. «Apm utilizza i limiti minimi imposti dall’Arera come se fossero dei divieti assoluti. In realtà – prosegue Savi – le delibere Arera stabiliscono quando il gestore è obbligato a concedere le rate, ma non vietano affatto all’azienda di adottare un regolamento interno di maggior favore verso l’utenza. Il punto centrale della questione è la distinzione tra obbligo normativo (il minimo sindacale imposto dall’Autorità) e responsabilità sociale d’impresa. Apm lascia prevalere il primo, ignorando totalmente la seconda. La risposta dell’azienda è un invito paradossale: l’utente è “costretto” ad attendere la costituzione in mora — con relativo aggravio di spese, interessi e stress burocratico — per poter finalmente accedere a un piano di rientro». Da qui l’aspra critica di Savi: «È questa l’efficienza gestionale di una società partecipata? No, è mancanza di empatia istituzionale».
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Sono ladri…sempre stati ladri!!!!Basta pensare alla bella pubblicità che ne fanno i loro dipendenti ai quali neanche vanno in contro figuriamoci alla gente normale!!!!