«Convinta a versare 28mila euro
da un finto operatore delle Poste»
Un 36enne a giudizio, due prosciolti

MACERATA - Oggi l'udienza preliminare davanti al gup. Uno degli imputati va a processo per truffa. Cade la contestazione di autoriciclaggio. Per un quarto imputato posizione stralciata

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di Alessandro Luzi

Viene convinta a versare 28mila euro da un finto operatore delle Poste: un rinvio a giudizio e due proscioglimenti e una posizione stralciata. Tutti erano accusati di truffa e autoriciclaggio. 

Oggi al tribunale di Macerata si è svolta l’udienza preliminare per Massimo D’Orsi, 36 anni, Piero D’Orsi, 38, entrambi del Casertano, Domenico Pommella, 25, campano e Antonio Amabile, 64 anni, residente a Napoli.

Il gup Giovanni Manzoni ha rinviato a giudizio il 36enne Massimo D’Orsi per la truffa e ha disposto il non luogo a procedere per l’accusa di autoriciclaggio. La posizione del 38enne Piero D’Orsi è stata stralciata (udienza rinviata per legittimo impedimento) e Pommella, difeso dall’avvocato Marco Cecconi, è stato assolto con rito abbreviato. Per il 64enne Amabile il giudice ha disposto il non luogo a procedere.

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L’avvocato Paola Formica

I fatti contestati dal pm Rosanna Buccini risalgono al 30 e 31 agosto 2023. A cadere nel raggiro una maceratese a cui sarebbe arrivato sul suo cellulare un messaggio di Poste italiane per avvisarla di un accesso anomalo sul conto corrente. Da lì a poco, dice l’accusa, la donna sarebbe stata raggiunta da una chiamata di un finto operatore di Poste italiane che l’avrebbe indotta a versare 28mila euro sulla Poste Pay intestata al 36enne. Somma che sarebbe dovuta servire per bloccare la carta e salvare i risparmi.

Alla richiesta dell’operatore di completare l’operazione con tutti i suoi fondi del conto corrente, la donna si è resa conto che qualcosa non andava e ha denunciato tutto alla polizia postale di Macerata.

Per tutti l’accusa era anche di autoriciclaggio, contestazione caduta nel corso dell’udienza preliminare.

A difendere il 36enne, il 38enne e il 64enne l’avvocato Silvia Vigoni. La donna si è costituita parte civile, è assistita dall’avvocato Paola Formica, delegata dell’associazione Adusbef.



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