
Fino a giovedì (29 gennaio), il comune di Montecassiano ospita “Memoria e coscienza”, un percorso di riflessione storica e civile promosso dalla sezione Anpi “Oreste Mosca” con il patrocinio dell’amministrazione comunale. Un’iniziativa che trova il suo momento centrale nella presentazione del volume Genocidi, in programma giovedì 29 alle 21,15 nella chiesa di San Marco.
Il libro, edito da People nel 2025, è firmato da due voci autorevoli del panorama dei diritti umani: Antonio Marchesi, già presidente di Amnesty International Italia e docente universitario, e Riccardo Noury, storico portavoce della stessa organizzazione. Un dialogo a due che affronta con rigore e chiarezza la definizione giuridica e politica di genocidio, analizzandone le radici storiche, le responsabilità degli Stati, i fallimenti della comunità internazionale e le difficoltà nel prevenirlo e punirlo.

La presentazione del libro si inserisce in una cornice più ampia: è infatti attualmente in corso la mostra “Storia del genocidio dai nativi americani a oggi”, inaugurata sabato sempre nella chiesa di San Marco. Curata dall’Anpi di Montecassiano, l’esposizione accompagna il visitatore lungo un filo rosso che lega tragedie lontane nel tempo e nello spazio, ma accomunate dalla sistematica negazione dei diritti umani e della dignità dei popoli. La mostra resta aperta al pubblico oggi e nei prossimi giorni con orari pomeridiani, dalle 18 alle 20 fino al 29 gennaio. Un’occasione per soffermarsi, osservare, leggere e collegare passato e presente, anche alla luce dei conflitti e delle crisi umanitarie che segnano l’attualità. A rendere ancora più forte il messaggio è l’immagine scelta per il manifesto dell’iniziativa, l’opera Les marches de la mort di J.F. Galéa, che richiama visivamente il dramma dei profughi e delle vittime in fuga, trasformando la memoria in un monito.
Non una semplice commemorazione, dunque, ma un invito esplicito alla cittadinanza a esercitare uno sguardo critico sulla storia e sul presente. Perché, come emerge dalle pagine di Genocidi e dal percorso espositivo, la memoria non è solo ricordo: è uno strumento attivo di consapevolezza, necessario per impedire che l’orrore trovi ancora spazio nel futuro.
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