Sono tornati in strada stamattina per il primo di tre giorni di protesta a Civitanova gli agricoltori maceratesi. È ancora una volta l’Unione Europea a finire nel mirino, stavolta per l’accordo con il Mercosur che, a detta di coltivatori e allevatori della provincia, rischia di dare un’ulteriore mazzata a un comparto già fortemente in crisi.

Il corteo dei trattori nella zona commerciale civitanovese
E così stamattina il gruppo coordinato da Rossano Catinari si è dato appuntamento nei pressi del Cuore Adriatico e da lì, intorno alle 11, ha sfilato lungo via Einaudi tra clacson e slogan del tipo “Noi agricoltori e allevatori non siamo merce di scambio e voi consumatori non siete cavie”. Una decina in tutto i mezzi che hanno sfilato, rallentando un po’ il traffico ma senza creare particolari disagi alla circolazione pur in un punto nevralgico della viabilità cittadina.

«Al di là della questione Mercosur, che sembra al momento congelata, protestiamo perché i nostri prodotti vengono sottopagati – tuona il coordinatore degli agricoltori Rossano Catinari – abbiamo delle aziende in difficoltà, i costi sono aumentati a dismisura in rapporto a quello che raccogliamo. Faccio l’esempio del grano: ci vengono riconosciuti 25 centesimi al chilo quando i soli costi di produzione incidono per 30 centesimi. Anche con sussidi e contributi non riusciamo a far quadrare i conti. Siamo qua a manifestare il nostro disagio e la nostra volontà di voler andare avanti con le nostre attività in maniera dignitosa perché i nostri sono prodotti eccellenti».

Gli agricoltori radunatisi stamattina
La protesta proseguirà domani e domenica tra sit-in e incontri che, visto che si tratterà di giorni festivi, dovrebbero essere più partecipati. «Auspichiamo anche la presenza delle organizzazioni sindacali e di categoria per avere un dialogo con loro», chiude Catinari.
(foto/video Federico De Marco)








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Qualcuno, da qualche parte, ad un certo punto, ha deciso che è meglio per tutti sovvenzionare delle aziende in perdita invece che creare un mercato diverso. Qualcuno da queste parti preferisce gestire un’azienda, che senza sovvenzioni non sopravviverebbe, chiedendo più sovvenzioni invece che cambiare il mercato della propria azienda. Non se ne esce.