
L’avvocato Giuseppe Bommarito
di Giuseppe Bommarito*
L’anno 2025 è stato per le Marche un anno terribile in termini di mortalità per droga: ben 12 decessi per overdose, con meno di un milione di popolazione a rischio (quella dai 15 ai 64 anni), su un totale nazionale di 93 morti registrati, ampiamente per difetto, dal sito GeOverdose.it che trascura quasi interamente i decessi per cocaina e quelli che necessitano, per avere certezza sulle cause della morte, dell’esito degli esami tossicologici, destinati a pervenire a distanza di mesi.
Un dato terrificante se si pensa che nel Lazio, che ha quasi quattro milioni di popolazione a rischio, ci sono stati solo 9 decessi, in un quadro complessivo che ha comunque visto l’Italia centrale martoriata dalle droghe che circolano ovviamente e in gran quantità in tutto il Paese, ma qui uccidono di più, forse perché i centri di approvvigionamento romani, ai quali i clan di Marche, Abruzzo e Umbria fanno principalmente riferimento, forniscono sostanze di maggior purezza o di maggiore pericolosità in quanto più tagliate nei passaggi successivi.
Sono numeri che fanno venire la rabbia a chi legge e a chi soffre sul campo e vede i propri figli inghiottiti dalla droga, fagocitati in un’agonia a lungo termine. E vede la malavita organizzata, responsabile di questa strage infinita, crescere continuamente ed espandersi in sempre nuovi settori.

In questo quadro così fosco un po’ di sollievo viene dalla recente operazione della Dda di Ancona, denominata “Potentia” e coordinata dal comando provinciale dei carabinieri di Macerata e dalla Compagnia di Civitanova, insieme ai comandi di Ancona, Fermo e Cosenza, supportati anche dal Nucleo Cinofili e dal Nucleo elicotteri di Pescara.

Un’operazione in grande stile, insomma, che ha portato a diversi arresti, tra i quali i capi e i principali esponenti della famiglia Cicciù, una famiglia calabrese piuttosto numerosa i cui membri vivono da oltre trenta anni tra Civitanova e Porto Potenza Picena, con parenti ovviamente nel paese natio, nonchè al sequestro, nel corso delle indagini, di ingenti quantità di cocaina e hashish e marijuana e di un revolver con matricola abrasa, oltre ad altre armi.

Quello capeggiato da Cataldo Cicciù, leader del presunto sodalizio, peraltro è un clan malavitoso calabrese di minore rilevanza rispetto alle famiglie che negli ultimi anni si sono insediate a Civitanova e dintorni. Famiglie, queste ultime, che sono dedite da tempo, senza sporcarsi le mani, solo ai grandi acquisti di cocaina e ad un imponente riciclaggio nell’edilizia e nel commercio di ingentissimi profitti illeciti, con inquietanti complicità a livello politico e amministrativo.
Per quanto riguarda i Cicciù e il traffico di droga, risale al 2006 il primo arresto nelle Marche del capo famiglia Antonio Cicciù che venne allora effettuato dalla polizia. Evidentemente negli ultimi anni, il figlio Cataldo Cicciù, ha tentato di fare un salto dimensionale, guidando, secondo le indagini, un presunto sodalizio dedico allo spaccio di cocaina e hashish, con una struttura e un livello organizzativo più efficiente e composito.
Inoltre, Domenico Cicciù, per quanto concerne il colpo al bancomat a Recanati, contestato nell’indagine della Dda, pianificato con alcuni pugliesi, era peraltro in collegamento con un commerciante foggiano da tempo stanziale a Recanati, che garantiva anche una delle varie fonti di approvvigionamento della cocaina grazie a contatti con clan camorristici di Napoli e di ‘ndrangheta calabrese.
Quanto al resto, c’è da dire la danza a Civitanova la conduce sempre la ‘ndrangheta (importanti le presenze in zona dei Farao-Marincola e dei Piromalli), con la camorra di nuovo in crescita, mentre diversi clan albanesi gestiscono il traffico e lo spaccio in sede locale con modalità e strutture organizzative sempre più aggressive e pianificate, e redditizie. Tra l’altro, da qualche tempo ha trovato spazio a Civitanova anche un altro clan albanese, anch’esso proveniente da Porto Potenza Picena, che fa capo a due fratelli e ad un loro sodale.
E pure il clan albanese per così dire di provenienza “maceratese”, che da tempo ha spostato qualche attività sulla costa, seguita ad operare in piena tranquillità, con guadagni illeciti impressionanti. Già questi “signori” avevano investito parte di essi nell’acquisto di un castello in una regione interna dell’Albania ove ritirarsi in pace dopo aver messo da parte milioni e milioni di euro grazie alla droga, ora hanno diversificato accaparrandosi ben quattro hotel di lusso nella zona costiera albanese, in una città a vocazione turistica molto in voga denominata Himara. I soldi in Albania, per queste operazioni speculative, li portano anche soggetti italiani, anche professionisti in qualche caso pure beccati sul fatto dalla Guardia di Finanza o dalla polizia doganale.
E le stelle stanno ancora a guardare, mentre continua a consumarsi il dramma immenso di migliaia di famiglie e si è sempre in attesa che a livello centrale si decida finalmente di istituire anche nelle Marche un centro operativo della Dia (Direzione Investigativa Antimafia), che possa condurre indagini approfondite a livello associativo, risalendo la filiera criminale della droga smistata nella nostra regione e arrivando ai veri capibastone.
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…conduce la danza!!? Casomai dirige l’orchestra!!! gv
GV SEI SEMPRE IL SOLITO!!! FINALMENTE QUALCOSA SI MUOVE E TU??
NELLA STESSA PIAZZA DOVE SPESSO INCROCI, SI TROVANO I PEGGIORI SPACCIATORI …… CHE POI SONO DEI DISGRAZIATI CHE SONO AL SERVIZIO DI QUELLI CHE HANNO ARRESTATO… E TU CHE FAI>?? BALLI O SUONI??
Commento preciso come al solito.
Le autorità preposte stanno agendo e non possiamo saperlo per proteggere le indagini? Speriamo.