Quando l’Impressionismo incontra l’Ai

TREIA - Una mostra al via dal 10 luglio ripercorre l'arte dai tempi di Monet sino a oggi

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Treia

Cosa c’entrano le ninfee di Monet con l’Ai? La risposta è la mostra che si terrà a Treia che va dall’Impressionismo all’Intelligenza Artificiale. L’esposizione di Fabrizio Martelli e Sandro Micozzi nei locali dell’ex “Trea” sarà inaugurata il 10 luglio alle 19. Un dialogo pittorico che attraversa epoche, sguardi e tecniche. Martelli e Micozzi sono due pittori legati al territorio e uniti dalla stessa passione per l’arte e per l’osservazione sensibile del mondo. L’inaugurazione anticipa un lungo fine settimana d’arte ed eventi: la mostra resterà aperta 11, 12 e 13 luglio, dalle 17 alle 23, in concomitanza con Fermento – Festival delle Birre. La mostra si articola come un vero e proprio viaggio, che parte dalle suggestioni impressioniste e arriva a interrogarsi sulle possibilità offerte dalle nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, nel campo dell’immagine e della creatività. Un confronto tra mano e macchina, memoria e futuro, sensibilità umana e algoritmi. L’invito è aperto a tutti: appassionati d’arte, curiosi, turisti, visitatori del festival. Perché ogni sguardo ha diritto alla sua sosta, ogni colore alla sua luce, e ogni dettaglio può rivelare una storia.

Fabrizio Martelli, nato a Sefro nel 1948, è un artista autodidatta colto e appassionato, che ha sempre coltivato la pittura accanto ad altri impegni professionali. La sua formazione artistica, tra la Scuola d’Arte e l’Accademia, lo ha portato a ispirarsi ai grandi impressionisti francesi, seguendo quella strada fatta di luce e colore che restituisce poesia agli scorci, alle atmosfere, ai paesaggi del quotidiano.

Sandro Micozzi, 72 anni, è nato e vive a Treia. Dopo una vita da geometra, ha riscoperto negli ultimi anni la forza creativa del disegno e della pittura, perfezionandosi in particolare nella tecnica dell’acquerello grazie al maestro Raffaele Ciccaleni e al movimento “Fermo in Acquerello”. Il suo sguardo è quello di un autentico “urban sketcher”: curioso, preciso, narrativo. Le sue opere raccontano angoli dimenticati, portoni antichi, pietre consumate dal tempo. Dettagli che spesso sfuggono, ma che lui sa trasformare in protagonisti silenziosi del paesaggio.



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