L’auditorium della biblioteca
intitolato a Dante Cecchi:
«Per lui Macerata era tutto»

CERIMONIA - A 10 anni dalla morte il riconoscimento per uno dei grandi protagonisti della cultura cittadina del Dopoguerra. Il figlio Giovanni: «Mio padre credeva nei giovani, nel futuro della vita e nella cultura: miglior scelta di questo spazio non si poteva trovare»

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La cerimonia

di Mauro Giustozzi

D’ora in avanti sarà l’auditorium Dante Cecchi. Intitolato questo pomeriggio, a 10 anni dalla sua morte, lo spazio culturale più importante della biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata al professor Dante Cecchi, che è stato uno dei protagonisti della scena culturale cittadina dimostrando in infiniti modi il suo affetto nei confronti della città e del territorio maceratese. Illustre docente universitario, scrittore, fu presidente di Carima e prestigioso membro dell’Accademia dei Catenati.

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Presenti, durante la cerimonia, il sindaco Sandro Parcaroli, l’assessore alla cultura Katiuscia Cassetta, il rettore Unimc John McCourt, Giovanni e Stefano Cecchi, rispettivamente figlio e nipote del compianto professore, il professor Alberto Meriggi, la consigliera regionale Anna Menghi, il segretario generale di Confartigianato Imprese Giorgio Menichelli ma soprattutto tanti amici, parenti, conoscenti che hanno voluto omaggiare la figura di un personaggio che è stato protagonista a 360° della vita di Macerata e dell’intero territorio.

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Giovanni Cecchi

«Esprimo la mia gratitudine all’amministrazione e a tutti coloro che hanno sostenuto questa iniziativa – ha detto il figlio Giovanni Cecchi – penso che sia un momento opportuno per ricordare determinati valori che hanno ispirato l’impegno di mio padre e che mi auguro possano continuare ad ispirare le nostre azioni e quelle dei nostri figli. Cioè quello che era un comportamento di apertura verso il prossimo, un comportamento eclettico, una visione serena della vita e dei rapporti col prossimo. Se riusciamo tutti a riprendere o accentuare questo cammino io penso che un pochettino meglio potremo stare. Mio padre credeva nei giovani, nel futuro della vita e nella cultura: la scelta fatta di intitolargli questo auditorium dove i giovani incontrano la cultura, ebbene miglior scelta non poteva essere fatta». Il suo legame con questa città è stato fortissimo, indissolubile, a testimoniarlo l’affollata presenza nell’auditorium questo pomeriggio. «Macerata per mio padre era tutto, nel senso che lui ha vissuto sempre in questa città, rinunciando anche ad eventuali impegni lusinghieri fuori dalle Marche –ha ricordato ancora il figlio – proprio per rimanere nella città che ha amato da quando è nato sino all’ultimo respiro della sua vita. Lui amava Macerata e quella che ha chiamato la sua gente. Se oggi fosse qui presente in mezzo a noi avrebbe detto che quei valori che hanno ispirato la sua vita possano essere da noi essere vissuti, testimoniati e possibilmente tramandati a chi ci seguirà».

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L’intervento del sindaco Sandro Parcaroli

Nato a Macerata nel 1921, Cecchi conseguì due lauree, una in Lettere e filosofia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l’altra in Giurisprudenza una volta tornato nella sua città natale, e dopo essere tornato a Macerata ha insegnato nei licei cittadini ed è stato dirigente scolastico. Successivamente, ha intrapreso la carriera accademica diventando prima assistente poi libero docente, professore incaricato straordinario e, infine, ordinario a Unimc dove, negli anni Settanta, ha insegnato Storia della pubblica amministrazione e Diritto comune.

«Ho avuto la fortuna di conoscere Dante Cecchi, un intellettuale e politico raffinato, un uomo che ha sempre partecipato attivamente alla vita culturale, politica e sociale della città di Macerata, della provincia e dell’intera regione – ha detto il sindaco Sandro Parcaroli – lo ricordo per la sua capacità di dialogo e sempre pronto al confronto ed è grazie a queste sue qualità che ancora oggi, a 10 anni dalla morte, siamo in tanti a rendergli omaggio e a ricordarlo con affetto e riconoscenza per il suo impegno, la sua passione, il suo esempio».

Nel 1965 fu tra i fondatori del Centro studi storici maceratesi, significativo esempio della cultura cittadina, e ricoprì svariati ruoli nelle istituzioni culturali locali: principe dell’Accademia dei Catenati, presidente del comitato provinciale di Macerata dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, vicepresidente della Deputazione di storia patria per le Marche, membro dell’Accademia georgica di Treia. Fu anche presidente della Cassa di Risparmio di Macerata.

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Ha ricevuto numerosi e importanti riconoscimenti e apprezzamenti: il premio annuale dall’Accademia dei Lincei nel 1969 e quello dall’Accademia Sistina di Roma e venne anche insignito nel 1980 dal Presidente della Repubblica del diploma e della medaglia d’oro per i benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte.

Fu autore di una ricca produzione di testi letterari alcuni dei quali costituiscono un riferimento importante della conoscenza storiografica del mondo medievale e moderno del territorio marchigiano. In virtù della sua abbondante produzione scientifica e del suo spirito libero e allegro, è destinato a rimanere nel ricordo di coloro che hanno avuto la fortuna di beneficiare della sua conoscenza, della sua amicizia e dei suoi insegnamenti, e che ne hanno apprezzato le straordinarie doti di uomo e di maestro.

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Katiuscia Cassetta, assessora alla Cultura con al fianco il nipote Stefano Cecchi

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Il rettore di Unimc John McCourt



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