Le opere di Adolfo De Carolis
in mostra a San Ginesio

L'ESPOSIZIONE verrà inaugurata venerdì, alle 17, al Loggiato del lumi e sarà aperta fino al 28 settembre

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San Ginesio

Tutto pronto a San Ginesio per celebrare l’artista Adolfo De Carolis. Venerdì, alle 17, al Loggiato del lumi sarà inaugurata la mostra “Adolfo De Carolis a San Ginesio: itinerario nella cultura italiana del primo Novecento” che racchiude in se molti significati che non si esauriscono nella sola rappresentazione dei valori culturali delle opere del maestro di Montefiore dell’Aso. L’esposizione sarà aperta fino al 28 settembre.

La mostra intende valorizzare in via ufficiale il Loggiato dei Lumi, quale vero e proprio spazio espositivo di San Ginesio riaperto nel 2021 a seguito di una ristrutturazione e riqualificazione post-sisma: oggi dotato di una grafica coordinata e identificativa, con un allestimen­to modulare, funzionale e contemporaneo, e apparati di comunicazione digitale, il Loggiato offrirà finalmente esperienze di visita più accessibili, inclusive e coinvolgenti.
La scelta di De Carolis, inoltre, traccia la rotta e marca l’identità dello spazio espo­sitivo che vuole promuovere la storia e la cultura locale con tratti tutt’altro che provinciali e che devono essere mantenute sempre vivide.
«A San Ginesio – ricorda il sindaco Giuliano Ciabocco – molti istituti, luoghi, contenitori culturali sono inagibili per il sisma del 2016 e lo saranno ancora per diversi anni. Le collezioni d’arte e storia che lì si conservano sono dunque inaccessibili. Il rischio che si possa spezzare quel legame identitario, quel segno forte di appartenenza, che unisce la comunità ginesina con il proprio patrimonio im­materiale è davvero molto elevato. In considerazione di ciò il Loggiato dei Lumi si fa presidio culturale: ospitando mostre che restituiscano visibilità, voce e senso a quanto tempora­neamente sottratto alla comunità apportando così valore a un intero territorio».

La mostra ha poi un merito celebrativo: cento anni fa Adolfo De Carolis compiva la realizzazione dell’impianto ad affresco della Cappella dei Caduti della Collegiata di Santa Maria Assunta. Una delle opere più felici del maestro che lega la sua storia all’amicizia dell’artista con l’Arciprete della Collegiata, Mons. Pacifico Ciabocco, per tutti don Pacì.
Il parroco infatti designò il grande artista De Carolis, all’apice della sua carriera, nell’opera di rinnovamento della Cappella del Popolo per trasformarla nel luogo consacrato alla memoria di quei giovani a cui è stata negata la vita negli eventi bellici, con al seguito il consenso dei familiari dei caduti e di molti cittadini.
L’allestimento che San Ginesio proporrà si presta per presentare in maniera “spettacolare” le ragioni devozionali, le vicende storiche e i fondamenti culturali di quella committenza facen­do rivivere anche il racconto del dono che l’artista fece alla nostra comunità: la xilo­grafia del Dantes Adriacus, così chiamata da D’Annunzio e offerta a San Ginesio esattamente un secolo fa.

Per chi non lo conoscesse, Adolfo De Carolis, vissuto tra 1874 e 1928, è il protagonista indiscusso della stagione artistica che caratterizza il panorama dell’Italia post unitaria nei decenni a cavallo fra Ottocento e Novecento. Uno dei capostipiti in diversi campi: la pittura, la decorazione, la xilografia e la scenografia fino al design. Fu a stretto contatto con i più eminenti intellettuali del suo tempo, come dimostra il lungo sodalizio con Gabriele D’Annunzio, testimoniato dal fitto carteggio conservato presso il “Vittoriale degli Italiani” di Gardone Riviera, sulla sponda bresciana del Lago di Garda.

«La mostra è il primo esito palese dell’attività della Rete Museale de Le citta visibili – dichiara il direttore di rete e curatore dell’allestimento Ivan Antognozzi -. La natura delle collaborazioni che hanno reso possibile il progetto espositivo, le dinamiche organizzative e realizzative, gli obiettivi che si pone danno evidenza del ruolo di animazione e valorizzazione del territorio che la Rete esercita e intende esercitare. Sono stati coinvolti l’Ipsia di San Ginesio, che ha costruito l’allestimento; l’apporto della Fondazione Cassa di Risparmio di Fermo, della Fondazione Marche Cultura, del comune di Montefiore dell’Aso, della Curia e della Soprintendenza è stato fondamentale; le opere esibite raccontano e promuovono la storia e l’arte locale con registri emozionali e con tecnologie digitali: per garantire la massima partecipazione e l’accessibilità. La comunità locale non può non riconoscersi in questa mostra».

«Se in ogni artista, c’è un passaggio, c’è un luogo che diventa speciale, San Ginesio lo è stato sicuramente per Adolfo De Carolis – interviene il co curatore Oronzo Mauro -. Le carte, le sudate carte dei Ginesini ad Adolfo De Carolis trasmettono quel senso alto di amore dei figli, amore di Patria, amore della bellezza. Il Dantes Adriacus che Adolfo De Carolis donò alla comunità di San Ginesio, è un messaggio chiaro: San Ginesio è un centro in cui si celebrano, ivi nati o meno, i grandi uomini della storia. Gli album fotografici della famiglia De Carolis, tra il 1924 ed il 1927, ritraggono l’elegante ed operata comunità di San Ginesio, sospesi tra le vette dei vicini monti marchigiani e i lunghi orizzonti di Gentili, De Carolis e di Dante».

Donella De Carolis (nipote dell’artista, ossia figlia di Carlo de Carolis, figlio di Adolfo) ha voluto inviare un messaggio di apprezzamento per quanto voluto e messo in piedi dall’amministrazione comunale: «Nella nostra famiglia De Carolis, un po’ dispersa nel mondo, San Ginesio resta sempre, grazie all’opera del nonno Adolfo, una cittadina per noi nota e suggestiva».
La mostra è realizzata nell’ambito delle attività della Rete Museale de “Le Città Visibili” promossa e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura della Regione Marche con l’obiettivo di valorizzare e gestire in modo sinergico gli isti­tuti culturali dei Comuni di San Ginesio, Tolentino e Gualdo.

 



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