
Il presidente Legambiente Marche Marco Ciarulli
Eolico sì o no? Il dibattito si accende nel Maceratese ed entra in merito anche Legambiente. Sotto i riflettori della sigla ambientalista ci sono progetti presentati nell’entroterra marchigiano. Per quanto riguarda il territorio provinciale, al centro delle discussioni ci sono i comuni di Caldarola, San Severino e Serravalle.
«Il dibattito su queste tematiche è utile e necessario – dichiara Marco Ciarulli, presidente Legambiente Marche – ci sono molti progetti presentati da soggetti privati al Ministero e alla Regione Marche, le comunità locali hanno il diritto di essere coinvolte in questi processi e di avere voce in capitolo. A monte di tutto questo è necessaria una pianificazione, che parta dall’individuazione delle aree idonee per la Regione, dove la realizzazione di questi impianti avrà un iter autorizzativo semplificato. Ad oggi l’ente regionale non ha ancora individuato le aree idonee. Quello che dobbiamo evitare è di utilizzare queste mancanze e lacune come pretesti per contrastare in toto la realizzazione di impianti da fonti rinnovabili, anche in virtù di una presunta sostenibilità ambientale».
«La Regione ad oggi è capace di produrre quasi 2.500 GigaWh di energia a fronte di un fabbisogno di oltre 7mila GigaWh – affermano da Legambiente -. C’è un deficit energetico del 65% che costringe le Marche (come altre regioni d’Italia) a dover importare energia elettrica. Questa richiesta si traduce principalmente in acquisto di gas da nazioni come Algeria o Libia, con successivo trasporto per mezzo di gasdotti, o da Paesi di altri continenti (Qatar e Usa in primis) attraverso i rigassificatori.
Una volta arrivato in Italia il gas viene trasformato in elettricità grazie a inquinanti centrali termoelettriche che, oltre ad alimentare l’emergenza climatica, producono anche lo smog che causa danni sanitari sul territorio in cui ricadono. Inoltre il 2026 è l’anno di entrata in vigore dei prezzi zonali, legati alle diverse aree geografiche, che sostituiranno il prezzo unico nazionale (Pun) dell’energia elettrica, per premiare con un costo dell’elettricità più basso le aree del paese con più impianti a fonti rinnovabili. Se le Marche resteranno indietro nello sviluppo delle rinnovabili, famiglie e imprese marchigiane pagheranno l’elettricità di più».

Produzione energia Marche e deficit energetico
Secondo Ciarulli «nelle Marche abbiamo accumulato un ritardo importante nella realizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili di fatto negli ultimi 10 anni siamo stati fermi, questo ritardo ha conseguenze tangibili. Se infatti a livello nazionale in questi mesi sta riabilitando il nucleare, a livello territoriale si sta realizzando un importante gasdotto Snam, che partirà dalla Puglia fino ad arrivare all’Emilia Romagna. Questa infrastruttura, che consiste in circa 700 km di tubi per il trasporto del gas, attraverserà anche le Marche, ed è il risultato di un contrasto totale alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili.
Quindi ben venga la pianificazione regionale accompagnata dalla partecipazione delle comunità locali, ben venga un equilibrio tra la produzione di energia pulita e la tutela del paesaggio, ma facciamo questa transizione energetica, che avrà bisogno anche di grandi impianti e teniamo a mente che continuare a ritardarne la realizzazione, a volte demonizzandoli come sta accadendo per l’eolico nell’entroterra, non favorirà né l’ambiente né le tasche di famiglie e imprese».
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