Parchi eolici sull’Appennino,
sindaci in Senato, c’è anche Fabbroni:
«Vogliamo avere voce in capitolo»

VENTO - Il primo cittadino di Caldarola era l'unico marchigiano tra i 30 primi cittadini di tutta Italia arrivati a Roma per protestare ma anche proporre: «Si favorisca l'utilizzo di aree dismesse e luoghi già compromessi a livello ambientale e basta con gli incentivi a pioggia: non siamo per il no a prescindere, ma la dorsale montana va tutelata»

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I sindaci in Senato

Il sindaco di Caldarola Giuseppe Fabbroni è stato tra i 30 amministratori arrivati in Senato per far sentire la loro voce contro i progetti dei mega parchi eolici che pendono sui loro territori. Trenta sindaci in rappresentanza dei 223 di tutta Italia (Fabbroni era l’unico delle Marche) che, lungo l’intera dorsale appenninica, si stanno opponendo a progetti di multinazionali come quello che per Caldarola prevede un parco eolico con sette aerogeneratori di oltre 200 metri di altezza.

«Una azione comune per evitare la distruzione dell’Appennino, del suo paesaggio e quindi della sua attrattività. Il nostro appello – dice Fabbroni – è rivolto a Governo e Parlamento affinché fermino questa speculazione che si fa forza degli obiettivi della transizione energetica a scapito dei nostri territori». Proprio in merito alla transizione, Fabbroni, come gli altri suoi colleghi, tiene a ribadire che «nessuno è contrario alle energie rinnovabili, ma proprio per questo è bene che il Governo centrale detti una linea unitaria e di buonsenso che possa essere virtuosa per tutti: sia per i territori sia per gli obiettivi da raggiungere».

Diverse, quindi, le proposte arrivate dai sindaci: «Innanzitutto – dice il primo cittadino di Caldarola – è  fondamentale che i Comuni possano avere voce in capitolo su tali progetti, cancellando l’attuale normativa che ci esclude dalla possibilità di intervenire e ci rende vittime di decisioni calate dall’alto. Non è possibile che non ci sia una programmazione tale da evitare che tali scempi possano sorgere senza problemi, senza una logica di distribuzione territoriale, andando a deturpare la ricchezza paesaggistica che ci caratterizza». Dunque ecco l’alternativa proposta dagli amministratori: «Far entrare in campo i sindaci e partire, nella programmazione della transizione energetica, dallo studio Ispra che propone di utilizzare aree dismesse e luoghi già compromessi dal punto di vista ambientale, come zone industriali, tetti, capannoni, per l’installazione di impianti fotovoltaici. Evitando così il consumo di suolo e raggiungendo comunque gli obiettivi europei».

Un’altra manovra su cui il Governo dovrebbe puntare, secondo i sindaci, «è di modificare la linea degli incentivi. È importante – spiega Fabbroni – che lo Stato sostenga solo i progetti della transizione energetica che guardano alla tutela ambientale, escludendo quindi i piani che deturpano il territorio e dando credito a quelli che utilizzano aree già compromesse». Infine l’importanza di fare squadra: «Noi sindaci facciamo parte di un comitato interregionale e ci siamo uniti per perseguire un unico obiettivo – conclude Fabbroni – ma siamo tutti d’accordo che le istituzioni non possano essere sole in questa battaglia. È fondamentale il coinvolgimento dei cittadini e dei comitati e questo può farsi concreto solo attuando una capillare campagna di sensibilizzazione».

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