«Soldi per la consegna dei referti»
Condannata ex dipendente Ast

CIVITANOVA - La donna lavorava all'ospedale come addetta alla segreteria del reparto Radiologia e avrebbe ottenuto da diversi pazienti somme tra 5 e 10 euro. Oggi la sentenza al tribunale di Macerata: un anno. La difesa pronta a fare appello

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pronto-soccorso-ospedale-civitanova-FDM-9-650x488Accusata di aver trattenuto i soldi dei pazienti per la consegna dei referti: condannata a un anno ex dipendente dell’ospedale di Civitanova, Laura Cognigni. La donna, 60 anni residente a Civitanova, era finita sotto accusa per truffa. Oggi è arrivata la sentenza del giudice Vittoria Lupi del tribunale di Macerata.

I fatti contestati dall’accusa, sostenuta in aula dal pm Rocco Dragonetti, sarebbero avvenuti in un caso nel 2018 e gli altri tra aprile e maggio del 2019. Secondo l’accusa, l’imputata avrebbe ottenuto denaro da diversi pazienti, sempre 5 o 10 euro. Gli episodi sarebbero continuati fino a quando non sono scattate delle segnalazioni da cui si è aperta un’indagine.

Secondo l’accusa la donna, in qualità di addetta alla segreteria del reparto Radiologia dell’ospedale di Civitanova, priva della autorizzazione a svolgere attività di cassa, avrebbe ingannato alcuni pazienti, o parenti di questi, dicendo di essere legittimata alla consegna della documentazione riportata su cd, riguardante esami clinici e referti. A quel punto, l’imputata chiedeva e otteneva somme da 5 a 10 euro per il rilascio della documentazione. In un episodio, l’imputata si sarebbe anche vantata della velocità con cui ha fatto avere i referti ad una paziente dopo che questa avrebbe pagato per ottenerla.

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L’avvocato Roberto Meriggi

L’ex dipendente avrebbe anche promesso ad un paziente che se avesse pagato la somma direttamente a lei avrebbe potuto fargli saltare la fila all’Ufficio Cassa. In questo modo, dice ancora l’accusa, avrebbe causato un danno all’Ast perché non avrebbe incassato quei proventi. L’Azienda sanitaria, tutelata dal legale Angelo Borrelli, si è costituita parte civile nel processo. La richiesta di risarcimento è di 100mila, il giudice ha rimesso la decisione in sede civile.

La donna, difesa dagli avvocati Roberto Meriggi e Maria Grazia Barbabella, ha sempre respinto le accuse.

«Valuteremo l’ipotesi di fare appello – dice l’avvocato Roberto Meriggi -. C’è da dire che l’aggravante contestata della recidiva non è stata ritenuta tale, e sono state concesse le generiche. Il danno prodotto all’Asur per noi non è provato. Laddove fosse ammonterebbe ad alcune decine di euro».

(Redazione Cm)



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