
Laura Melosi
di Luca Patrassi
Scoprire i territori attraverso i grandi personaggi che li hanno vissuti, conoscere quei personaggi attraverso le dimore che sono state parte costitutiva della loro esperienza biografica. È il filo conduttore del progetto “Aca – atlante delle case d’autore”, promosso dall’Università di Macerata e diretto dalla professoressa Laura Melosi, che ha coordinato un’équipe di ricerca interuniversitaria con gli atenei di Bologna, Urbino, Chieti-Pescara. Il progetto è dedicato alla mappatura delle abitazioni di interesse culturale esistenti nell’Italia medio-adriatica e dell’Appennino centrale, alla loro valorizzazione come custodi della memoria e come vettori di rilancio turistico di aree del Paese meno conosciute.
I casi di studio osservati e presentati nel libro, pubblicato dall’editore Olschki, riguardano cinque dimore straordinarie, dove il segno lasciato dalle figure illustri che le hanno abitate è tangibile e si estende alle città in cui insistono: Urbino con Carlo Bo, Gambettola con Federico Fellini, Monte Vidon Corrado con Osvaldo Licini, Tocco da Casauria con Francesco Paolo Michetti, San Mauro Pascoli con Giovanni Pascoli.
Queste case, e in generale le dimore di artisti, scrittori, musicisti, osservate nel loro contesto ambientale e storico, diventano protagoniste di un racconto che va oltre la semplice architettura: sono custodi di ricordi, spazi dell’immaginario che si aprono anche a prospettive economiche concrete. Il progetto ha inteso definire sul piano teorico una tassonomia descrittiva delle case d’autore, limitandosi per il momento alle realtà individuate tra Marche, Abruzzo ed Emilia-Romagna. La finalità operativa è l’allestimento di un database che sarà consultabile gratuitamente online, un lavoro avviato in questa prima fase, ma che necessita di risorse adeguate, da parte di interlocutori sensibili e attenti, per essere esteso all’intero contesto nazionale. Il libro che ne è nato svela le potenzialità culturali di alcuni luoghi notevoli e costituisce una bussola con cui orientare le fasi successive.
«L’intento che ha promosso e guidato l’idea di questo Atlante negli obiettivi e nei metodi – spiega la professoressa Melosi – è mettere a sistema quanto già noto e riscoprire luoghi alle volte esclusi dai circuiti del turismo tradizionale, studiarli e valorizzarli, aprendo a una forma di conoscenza che possa unire passato e presente, tradizione e innovazione, con nuove chiavi di lettura per il patrimonio culturale italiano».
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